Italian Medical News

Roma – congresso “Antitrombosi 2.0”: prevenzione cardiovascolare e nuove strategie contro infarto e ictus

Tempo di lettura: 3 minuti

Promosso dalla SIMI al Policlinico Umberto I, il congresso Antitrombosi 2.0 traccia la rotta della prevenzione cardiovascolare tra genetica, nuovi farmaci anti-obesità e un innovativo score per i pazienti oncologici.

Roma, 19 giugno 2026 : Al congresso antitrombosi 2.0, l’aterosclerosi e l’aterotrombosi si confermano le principali cause di morbilità e mortalità a livello mondiale, con un impatto drammatico sulla salute pubblica e sulla sostenibilità del sistema sanitario. Da sole, infatti, sono responsabili del 30,8% di tutti i decessi e del 18,1% di quelli che colpiscono la popolazione sotto i 75 anni.

Si tratta di una patologia “silenziosa”, che lavora nell’ombra per anni, con lesioni iniziali spesso già presenti in età adolescenziale, per poi manifestarsi improvvisamente in età adulta con eventi acuti come infarti e ictus.

Per fare il punto sullo stato dell’arte del trattamento e invertire questa tendenza, si è appena concluso a Roma il congresso “Antitrombosi 2.0”. L’evento, promosso dalla Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) e ospitato presso il Policlinico Umberto I il 18 e 19 giugno, ha riunito cardiologi, internisti, ematologi, oncologi e nutrizionisti.

L’obiettivo comune emerso dalle due giornate di lavori è chiaro: stringere un’alleanza multidisciplinare per implementare una cultura della prevenzione cardiovascolare sempre più precoce, personalizzata e predittiva, capace di intercettare il danno vascolare prima che la malattia si manifesti clinicamente.

Genetica e nuovi biomarcatori: identificare il rischio nell’ombra

Alla base delle malattie trombotiche vi è un processo lento che porta all’accumulo di placche nelle arterie. Se i fattori di rischio tradizionali (come fumo, ipertensione e diabete) restano cruciali, il congresso ha evidenziato come il loro impatto dipenda fortemente dal profilo genetico individuale.

“Accanto ai fattori ambientali e agli stili di vita esiste una componente genetica non modificabile che può influenzare significativamente il rischio individuale,” ha spiegato Pasquale Pignatelli, Direttore UOC medicina interna e prevenzione dell’aterosclerosi dell’Università Sapienza di Roma e responsabile scientifico del Congresso SIMI. “Alcune persone nascono con un profilo genetico che le espone a un rischio molto elevato fin dalla giovane età, come nel caso dell’ipercolesterolemia familiare o delle trombofilie ereditarie. La sfida oggi è identificare precocemente chi è destinato a sviluppare l’evento acuto.”

In questo contesto cresce l’interesse per la lipoproteina(a) [Lpa], una particella lipidica regolata quasi esclusivamente dal patrimonio genetico. Livelli elevati di Lpa possono aumentare significativamente il rischio cardiovascolare anche in soggetti apparentemente sani.

Il dosaggio della Lpa promette di diventare uno strumento fondamentale nello screening primario per individuare i pazienti che necessitano di un monitoraggio più stretto e di terapie precoci.

Dalla lotta al colesterolo ai farmaci GLP-1: le frontiere terapeutiche discusse al congresso

Il panorama terapeutico sta vivendo una rapida evoluzione. Accanto alle statine, gli inibitori di PCSK9 (anticorpi monoclonali) aprono la strada ad approcci innovativi in grado di migliorare l’aderenza terapeutica e raggiungere target di colesterolo LDL sempre più bassi nei pazienti ad alto rischio.

Una delle novità più rilevanti discusse a Roma riguarda l’impiego degli agonisti del recettore GLP-1.

Nati per il trattamento del diabete e oggi ampiamente utilizzati nel contrasto all’obesità, questi farmaci hanno dimostrato una robusta efficacia nel ridurre l’incidenza di infarto, ictus e mortalità cardiovascolare.

I benefici clinici sembrano superare il solo effetto del calo ponderale (perdita di peso), agendo direttamente sui meccanismi dell’infiammazione cronica, sulla protezione dei vasi sanguigni e sui processi trombotici.

L’imaging vascolare e lo score predittivo per il paziente oncologico

Il passaggio verso un modello di medicina predittiva trova un alleato fondamentale nell’imaging avanzato. L’ecografia delle carotidi, ad esempio, consente oggi di individuare la presenza di placche aterosclerotiche in soggetti del tutto asintomatici, anticipando la diagnosi prima che insorgano complicanze cliniche.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla gestione dei pazienti fragili, in particolare quelli oncologici, nei quali la malattia trombotica rappresenta una complicanza severa. Recenti evidenze pubblicate sul New England Journal of Medicine (NEJM) confermano che il proseguimento della profilassi anticoagulante a basso dosaggio dopo un evento trombotico riduce significativamente le recidive, mantenendo un profilo di sicurezza ottimale.

Proprio su questo fronte, il Congresso è stato la vetrina per la presentazione di uno studio prospettico multicentrico mirato a definire un nuovo modello di stratificazione del rischio.

“L’obiettivo è standardizzare un nuovo score basato su semplici biomarcatori e caratteristiche cliniche del paziente,” ha concluso il dott. Pignatelli. “Questo indice permetterà di predire con maggiore precisione il rischio trombotico nel paziente oncologico, consentendo agli specialisti di capire esattamente quando e come avviare la profilassi personalizzata.”

Il congresso “Antitrombosi 2.0” si chiude così con un messaggio chiaro: per salvare il SSN e tutelare la salute pubblica dall’impatto delle malattie cardiovascolari, la chiave di volta risiede nell’integrazione delle competenze della Medicina Interna.

Solo un network multidisciplinare può connettere patologie complesse e apparentemente distanti, come obesità, stati infiammatori e tumori, per curare non solo l’evento acuto, ma il paziente nella sua interezza.

congresso antitrombosi 2.0, prevenzione cardiovascolare
Exit mobile version