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Italian Medical News

Il ritorno della difterite: epidemiologia, insidie cliniche e sfide vaccinali

Tempo di lettura: 2 minuti

DIFTERITE: PERCHÉ UNA PATOLOGIA DEL PASSATO TORNA A PREOCCUPARE E COSA DICONO GLI ULTIMI DATI EPIDEMIOLOGICI.

La difterite, patologia causata principalmente dai ceppi tossigeni di Corynebacterium diphtheriae (e meno frequentemente da C. ulcerans), è stata per decenni considerata una malattia del passato nei Paesi ad alto reddito. Tuttavia, i dati epidemiologici recenti mostrano chiaramente come non si possa abbassare la guardia.

Il quadro epidemiologico

Sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stimi un’ampia copertura globale del ciclo primario (DTP3), permangono sacche d’ombra causate dalla flessione dei richiami nell’adulto e da contesti di vulnerabilità socio-sanitaria.

Gli ultimi dati del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) evidenziano come la circolazione del patogeno causa di difterite, persista in Europa. Se da un lato il picco di notifiche tra le popolazioni migranti registrato a partire dal 2022 mostra un trend in calo, dall’altro si osservano periodici casi autoctoni.

In Italia, dopo decenni di assenza di decessi, eventi recenti, tra cui il drammatico caso fatale di una bambina non vaccinata a Palermo nell’agosto 2026, hanno riacceso i riflettori sulla suscettibilità della popolazione.

Cambiamenti clinici e diagnosi

Il quadro clinico classico comprende la formazione di pseudomembrane grigie aderenti alle vie aeree superiori e le complicanze sistemiche da esotossina (miocardite e neuropatie periferiche).

Oggi, tuttavia, la presentazione epidemiologica mostra due insidie principali:

  • Forme cutanee vs respiratorie: Una percentuale significativa dei casi notificati di difterite in Europa si presenta come difterite cutanea (ulcere croniche non guarite). Queste lesioni, spesso sottovalutate, fungono da importante serbatoio per la trasmissione interumana del batterio.
  • Infezioni da Corynebacterium ulcerans: In aumento negli adulti e negli anziani, spesso collegate al contatto con animali domestici o da allevamento.
Prevenzione e gestione dei casi

Il vaccino anti-difterico è un anatossina (tossogena). Esso protegge dalle manifestazioni severe guidate dalla tossina, ma non impedisce la colonizzazione asintomatica o le infezioni lievi nei soggetti esposti.

  1. Protocollo dei contatti: L’isolamento e lo screening dei contatti stretti (tramite tampone nasofaringeo e cutaneo) sono fondamentali. I soggetti positivi ma asintomatici richiedono la eradicazione antibiotica (macrolidi o penicillina) per interrompere la catena di contagio.
  2. Somministrazione di Antitossina (DAT): La prontezza nel somministrare l’antitossina difterica al sospetto clinico di forma respiratoria tossigenica rimane il fattore determinante per la sopravvivenza. Poiché il farmaco neutralizza solo la tossina non ancora legata ai tessuti.
  3. Strategia vaccinale: È prioritario ribadire che la protezione diminuisce nel tempo. Oltre al ciclo primario pediatrico, è indispensabile promuovere i richiami decennali nell’adulto (dTpa).
La vicenda di Palermo: un monito sulla caduta delle coperture

Nell’agosto 2026, la morte a Palermo di una bambina di 4 anni non vaccinata per difterite ha riportato al centro dell’attenzione pubblica la vulnerabilità legata al calo delle coperture vaccinali. La complicanza fatale, causata dalle tossine batteriche giunte a compromettere la funzionalità di organi vitali, contrasta con il decorso paucisintomatico del cuginetto di pari età. Infettato dallo stesso patogeno ma protetto dall’immunizzazione ricevuta.

Questo evento drammatico illustra con chiarezza la funzione del vaccino antidifterico: esso non previene la colonizzazione o la trasmissione interumana del batterio, ma neutralizza l’impatto letale della tossina, trasformando una patologia potenzialmente mortale in un’infezione gestibile.

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