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IVG e pillola a domicilio: tra nuove linee regionali e divari territoriali

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LA LEGGE SULL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA SI SCONTRA CON UNA GEOGRAFIA DISEGUALE, CHE FRENA L’ACCESSO ALLA GESTAZIONE E ALLE CURE IN TUTTA ITALIA

A quasi cinquant’anni dall’approvazione della storica Legge 194 del 1978, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia, il dibattito si sposta oggi sull’effettiva accessibilità delle procedure. Al centro delle novità recenti vi è l’aborto farmacologico (tramite mifepristone e prostaglandine) eseguibile fuori dalle sale operatorie ospedaliere. Direttamente nei consultori o a domicilio fino alla nona settimana di gestazione. Tuttavia, la vera discriminante resta la geografia.

L’architettura della Legge 194: diritti e tutele originarie del’IVG

Promulgata il 22 maggio 1978, la Legge 194 rappresenta il pilastro giuridico e sanitario per la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza su base volontaria. La norma non si limita a depenalizzare l’accesso alla pratica entro i primi novanta giorni, subordinandolo a motivi di carattere sanitario, economico, sociale o familiare, ma affida allo Stato e alle Regioni il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali, promuovendo i consultori familiari come presidi fondamentali di prevenzione, assistenza psicologica e supporto alla donna.

Nonostante l’impianto originario fosse volto a garantire un percorso protetto e sicuro all’interno delle strutture pubbliche, la stessa legge ha introdotto il comma sull’obiezione di coscienza del personale sanitario. Un meccanismo che, nel corso dei decenni, ha finito per generare forti criticità applicative, trasformando l’esercizio di un diritto costituzionale e sanitario in una corsa a ostacoli dipendente dalla disponibilità numerica dei medici non obiettori nelle diverse strutture ospedaliere del territorio nazionale.

Tra aperture locali e ostacoli burocratici

Le linee guida del Ministero della Salute e le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) consentono da tempo l’esecuzione dell’aborto farmacologico in regime ambulatoriale e domiciliare. Ciononostante, la loro applicazione pratica continua a viaggiare a velocità estremamente differenziate a seconda delle Regioni:

La tutela del diritto e le richieste delle associazioni

Il nodo cruciale sollevato in occasione delle recenti giornate internazionali dedicate all’aborto libero e sicuro riguarda il rischio che il diritto all’IVG riconosciuto dalla legge diventi, nei fatti, un privilegio legato al CAP di residenza.

Sindacati, movimenti civici e consultori ribadiscono la necessità di superare le disuguaglianze territoriali. Contrastare gli effetti dell’alta percentuale di obiezione di coscienza e garantire che la libertà di scelta e la tutela della salute psicofisica della donna trovino piena e omogenea attuazione in tutto il Paese.

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