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Alzheimer: quando il sistema immunitario “cancella” i ricordi

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La neurobiologia rivela che nella malattia di Alzheimer la perdita di memoria non dipende soltanto dalle placche di proteina beta amiloide. Ma da un cortocircuito immunitario che distrugge direttamente le sinapsi.

L’approccio storico alla malattia di Alzheimer si è concentrato per decenni sull’accumulo delle placche di proteina beta-amiloide e sui grovigli neurofibrillari di Tau. Tuttavia, la neurobiologia più recente ha mostrato come la correlazione tra la quantità di placche e il grado di deficit cognitivo sia spesso imperfetta.

Oggi l’attenzione dei neuroscienziati si è spostata su un evento molecolare più precoce e direttamente responsabile dei sintomi: la sinaptotossicità, ovvero la progressiva perdita delle connessioni tra neuroni.

Il meccanismo: quando la microglia “divora” le sinapsi sane

In un cervello sano, il sistema immunitario centrale utilizza le cellule della microglia per eliminare le connessioni nervose deboli o inattive, un processo fisiologico fondamentale noto come synaptic pruning (potatura sinaptica).

Le ricerche più recenti indicano che nell’Alzheimer questo meccanismo d’attivazione va incontro a un vero e proprio “cortocircuito”:

A questo fenomeno si affianca la sofferenza mitocondriale locale. Gli oligomeri tossici danneggiano i mitocondri situati all’interno delle terminazioni sinaptiche, privandole dell’energia (ATP) necessaria per trasmettere l’impulso nervoso.

Le implicazioni terapeutiche: proteggere le connessioni

Questo cambio di prospettiva apre scenari clinici del tutto nuovi per la cura dell’Alzheimer. Mentre la prima generazione di anticorpi monoclonali punta a rimuovere le placche già formate, la nuova frontiera della farmacologia mira a bloccare il segnale d’attacco immunologico.

Inibire selettivamente la cascata del complemento o modulare l’attività della microglia permette infatti di preservare la struttura delle spine dendritiche, salvaguardando la plasticità neuronale e rallentando in modo significativo la progressione dei sintomi cognitivi.

Conclusione

La perdita di memoria nella malattia di Alzheimer non è la semplice conseguenza passiva della morte neuronale, ma l’esito di un processo attivo e precoce di distruzione sinaptica. Comprendere e arrestare l’interazione patologica tra proteine tossiche, cascata del complemento e microglia rappresenta oggi una sfida per la neurobiologia. E una promessa concreta per sviluppare terapie in grado di proteggere la mente prima che il danno diventi irreversibile.

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