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Malattia di Parkinson: dalla neurodegenerazione alla frontiera della terapia rigenerativa

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MALATTIA DI PARKINSON: LE ULTIME SCOPERTE SUL FRONTE DELLA NEURODEGENERAZIONE E DELLE TERAPIE RIGENERATIVE PER RIDEFINIRE LA CURA DEI PAZIENTI.

La malattia di Parkinson rappresenta la seconda patologia neurodegenerativa più diffusa al mondo. Caratterizzata da una progressione lenta e invalidante, sta vivendo una fase di profonda ridefinizione scientifica. Complici le nuove scoperte che ne stanno trasformando l’inquadramento diagnostico e il paradigma terapeutico.

Caratteristiche e eziopatogenesi della malattia

Il quadro patologico è legato alla progressiva degenerazione dei neuroni dopaminergici della substantia nigra pars compacta. Dal punto di vista istopatologico, l’elemento cardine è l’accumulo intraneuronale di alpha-synuclein aggregata in strutture fibrillari (i corpi di Lewy).

Clinicamente, la sintomatologia motoria si manifesta con la classica triade:

A questi si associano precocemente disturbi non motori, spesso sottostimati: iposmia, disturbi del sonno REM, stipsi ostinata e alterazioni del tono dell’umore.

Insorgenza ed eziologia

L’insorgenza avviene mediamente intorno ai 60 anni, sebbene circa il 10% dei casi sia ad esordio giovanile (prima dei 50 anni). L’eziologia è multifattoriale, legata a un’interazione complessa tra vulnerabilità genetica (mutazioni nei geni LRRK2, GBA, SNCA, PRKN) e fattori ambientali.

Studi pubblicati su The Lancet Neurology e Nature Reviews Neurology sottolineano come la patogenesi non sia limitata al sistema nervoso centrale. L’ipotesi dell’asse intestino-cervello suggerisce che il ripiegamento anomalo dell’alpha-synucleina possa originare dal plesso enterico per poi risalire lungo il nervo vago.

Le ultime novità scientifiche e le nuove frontiere terapeutiche

Fino a oggi, la terapia si è basata prevalentemente sul controllo sintomatico motorio tramite la levodopa e i dopammino-agonisti. Gli ultimi sviluppi clinici pubblicati su riviste internazionali come Nature Medicine e The New England Journal of Medicine (NEJM) stanno tuttavia aprendo la strada a trattamenti potenzialmente disease-modifying (in grado di modificare il decorso della malattia).

La ricerca si sta spostando da una gestione puramente reattiva e sintomatica a un approccio predittivo e rigenerativo, segnando un passaggio fondamentale verso la medicina di precisione in neurologia.

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