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Italian Medical News

Morbillo in Italia: i casi tornano a salire dopo un 2025 in calo

Tempo di lettura: 2 minuti

I dati della sorveglianza integrata morbillo-rosolia dell’Istituto Superiore di Sanità, segnalano una nuova risalita dei casi di morbillo in Italia nel 2026. Dopo un biennio in cui l’incidenza del virus sembrava in progressiva diminuzione.

I numeri

Il 2024 era stato un anno di intensa circolazione del virus, con oltre mille casi confermati nell’anno. Nel 2025 i contagi erano scesi in modo significativo, a 532 casi. Ma già nel solo mese di gennaio 2026 sono stati segnalati al sistema nazionale 84 casi di morbillo, una risalita pari al doppio dei 34 registrati nello stesso mese del 2025.

L’aggiornamento più recente, relativo a dati estratti a fine giugno 2026, conferma la tendenza. I casi confermati a livello nazionale nel 2026 risultano superiori a quelli dello stesso periodo del 2025 (472 contro 322), pur restando ancora al di sotto dei livelli record del 2024.

Chi si ammala

L’età mediana dei casi segnalati nel 2026 è di 30 anni, un dato che conferma come il morbillo, nell’Italia di oggi, non sia più prevalentemente una malattia dell’infanzia. Ma colpisce in misura consistente anche giovani adulti.

Restano comunque a rischio particolare i più piccoli: i tassi di notifica più elevati si osservano nei bambini sotto l’anno di vita e in quelli tra 1 e 4 anni, le fasce più vulnerabili alle complicanze.

Un dato che merita attenzione specifica riguarda gli operatori sanitari. Nel bollettino di febbraio 2026 risultano 53 casi affetti da morbillo, tra il personale sanitario, e per la maggior parte di quelli con stato vaccinale noto la persona non era vaccinata al momento del contagio.

Il contesto di trasmissione principale resta quello familiare, seguito dagli ambienti sanitari e ospedalieri.

Il nodo vaccinale

Il dato più netto, e ripetuto in ogni bollettino, è quello sullo stato vaccinale dei casi confermati. La grande maggioranza delle persone che si ammalano non era vaccinata al momento del contagio.

Le complicanze più frequenti registrate sono polmonite ed epatite con alterazione delle transaminasi, a conferma che il morbillo, contrariamente a una percezione diffusa, non è affatto una malattia banale.

Perché conta

Il morbillo è tra le malattie infettive più contagiose conosciute, e per mantenere l’immunità di gregge serve una copertura vaccinale con due dosi superiore al 95% della popolazione.

Quando la copertura scende sotto questa soglia, anche di poco, il virus trova spazio per ricircolare, come dimostrano i focolai familiari e ospedalieri descritti nei bollettini ISS.

I dati confermano un messaggio semplice ma centrale per la sanità pubblica. La vaccinazione resta l’unico strumento realmente efficace di prevenzione, sia per i singoli sia per proteggere le fasce più fragili, neonati e persone immunocompromesse, che non possono essere vaccinate direttamente.

Per approfondire clicca qui.

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