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Obesità, ecco cosa succede quando si sospendono i GLP-1

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Semaglutide, liraglutide e altri farmaci agonisti del recettore GLP-1 hanno rivoluzionato il trattamento dell’obesità, ma la sospensione della terapia si associa a un progressivo recupero ponderale. Ne parla un nuovo studio apparso su “The Lancet”

Gli agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1) sono analoghi delle incretine che promuovono il rilascio di insulina mediato dal glucosio e vengono utilizzati nel trattamento del diabete mellito di tipo 2, dell’obesità e nel mantenimento del peso. Si tratta di farmaci innovativi, che hanno cambiato in modo significativo l’approccio terapeutico alla perdita di peso.

Questi farmaci, insieme agli agonisti duali del GIP/GLP-1, agiscono attraverso diversi meccanismi d’azione, tra cui il rallentamento dello svuotamento gastrico, l’inibizione della secrezione di glucagone e gli effetti diretti sui nuclei ipotalamici coinvolti nella regolazione dell’appetito e del senso di sazietà. Tali meccanismi contribuiscono alla riduzione dell’introito calorico e, di conseguenza, alla perdita di peso. Uno studio di recente pubblicazione, apparso su The Lancet, ha dimostrato che il peso tende ad aumentare progressivamente dopo l’interruzione della terapia con agonisti del recettore GLP-1.

Una revisione sistematica per analizzare l’effetto rebound

Gli autori dello studio hanno segnato la traiettoria del recupero ponderale dopo la sospensione degli agonisti del recettore GLP-1, utilizzando una revisione sistematica e una metaregressione non lineare. I ricercatori hanno voluto analizzare scientificamente il cosiddetto ‘effetto rebound’, ovvero quanto e come si riprende peso dopo aver interrotto la terapia con agonisti del GLP-1 in persone sovrappeso o obese. Hanno setacciato i database medici più importanti (MEDLINE, Embase, Cochrane, ecc.) Hanno incluso sia studi “gold standard” (RCT) sia studi basati sull’osservazione della vita reale.

Lo studio segue i protocolli internazionali più severi (Cochrane e PRISMA) ed è registrato ufficialmente su PROSPERO (il database dei protocolli di revisione), il che garantisce che i ricercatori non abbiano “aggiustato” i risultati in corso d’opera. Successivamente, l’analisi ha misurato come Esito Primario (Il focus principale), Il recupero del peso, calcolato attraverso modelli matematici (regressione non lineare) per capire la velocità e l’entità dell’aumento. Come Esiti Secondari gli autori hanno riportato gli effetti metabolici:

-HbA1c: L’emoglobina glicata (per vedere se i benefici sulla glicemia svaniscono)
Pressione arteriosa sistolica: Per capire se, riprendendo peso, peggiora anche la salute del cuore.

I dati raccolti

I dati mostrano che il peso perso non viene mantenuto dopo la sospensione: A 1 anno (52 settimane): Viene recuperato il 60% del peso inizialmente perso Al “plateau” (lungo termine): La stima indica che si arriva a recuperare circa il 75,3% del peso perso. In pratica, si mantiene solo un quarto del beneficio ottenuto. I ricercatori hanno inoltre calcolato matematicamente quanto velocemente si riprende peso: Emivita di 23 settimane: Significa che in meno di 6 mesi (23 settimane) dalla sospensione, il paziente ha già recuperato la metà del peso che è destinato a riprendere. La velocità di recupero è costante e segue un modello esponenziale.

A rendere questo studio particolarmente efficace, ha sicuramente contribuito la scelta del campione :  l’analisi è molto robusta perché si basa su 48 studi totali, con una meta-regressione specifica su 3.236 partecipanti. Tuttavia, sebbene i dati siano affidabili, bisogna considerare che alcuni studi originali potrebbero avere dei limiti metodologici in quanto la qualità dello studio prevede un rischio di bias moderato.

Un’impronta terapeutica residua

Il lavoro apparso su ‘The Lancet’ è una “super-analisi” che mette insieme tutti i dati disponibili fino ad oggi per dare una risposta definitiva alla domanda: “Se smetto il farmaco, quanto peggiorano il mio peso e i miei valori metabolici?”. In conclusione, sebbene la sospensione dei GLP-1RA inneschi un recupero ponderale costante, la traiettoria di risalita tende a decelerare nel tempo, stabilizzandosi su un plateau inferiore al peso basale. Questo suggerisce che il trattamento lasci un’impronta terapeutica residua: il beneficio non svanisce del tutto, ma si mantiene in una forma significativamente ridotta rispetto all’apice dell’efficacia.

Bibliografia e Fonti

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMra2500106
https://www.thelancet.com/journals/eclinm/article/PIIS2589-5370(26)00043-X/fulltext
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40196933/

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