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Tumore dell’endometrio: esteso l’uso di dostarlimab in prima linea

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Il farmaco ottiene da AIFA l’approvazione come trattamento di prima linea per tutte le donne con tumore dell’endometrio avanzato o recidivato

L’anticorpo monoclonale anti-PD-1 dostarlimab è stato approvato in Italia per l’impiego in prima linea nel carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato, a prescindere dallo stato del sistema di “Mismatch Repair” (MMR). Il tumore dell’endometrio costituisce la quasi totalità delle neoplasie che interessano questa sede anatomica ed è la quarta forma di tumore più frequente nella popolazione femminile, dopo mammella, colon-retto e polmone. Nel nostro Paese si stimano circa 133.000 donne conviventi con questa diagnosi e ogni anno vengono registrati circa 9.000 nuovi casi. Oltre il 90% delle pazienti ha un’età superiore ai 50 anni.

Già lo scorso anno l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) aveva autorizzato l’utilizzo di dostarlimab in associazione con carboplatino e paclitaxel nelle pazienti con deficit del Mismatch Repair o instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI-H) in fase avanzata o recidivata di malattia, sottogruppo che rappresenta circa il 20–30% delle nuove diagnosi. Con la nuova decisione regolatoria, l’indicazione si estende anche alle pazienti con profilo pMMR/MSS. AIFA ha inoltre riconosciuto al farmaco il requisito di innovatività, alla luce del beneficio clinico dimostrato rispetto allo standard terapeutico attualmente disponibile.

Il Mismatch Repair

Il sistema di Mismatch Repair (MMR) è un meccanismo cellulare deputato alla correzione degli errori che si verificano durante la replicazione del DNA. Quando questo sistema è integro e funzionante, si parla di pMMR (proficient Mismatch Repair): le cellule sono in grado di riparare in modo efficace le alterazioni che insorgono durante la duplicazione del materiale genetico. Al contrario, quando il meccanismo risulta alterato o non attivo, si definisce dMMR (deficient Mismatch Repair). In questa condizione le cellule accumulano un numero maggiore di errori e mutazioni, fenomeno spesso associato alla cosiddetta instabilità dei microsatelliti (MSI-H).

Lo studio Ruby alla base della decisione AIFA

La decisione positiva dell’AIFA si basa sui risultati dello studio RUBY, nel quale dostarlimab, in associazione con carboplatino e paclitaxel, ha dimostrato un beneficio clinico significativo. A 24 mesi, nella popolazione pMMR/MSS, il trattamento ha determinato una riduzione del rischio di progressione o morte del 28,4%, rispetto al 18,8% osservato nel braccio placebo. Per quanto riguarda la sopravvivenza globale, la riduzione del rischio di morte è risultata pari al 21%, con un guadagno mediano di circa 7 mesi.

“Era ormai acclarato – sottolinea Domenica Lorusso, direttore del programma di ginecologia oncologica dell’Humanitas San Pio X di Milano – che l’immunoterapia in combinazione con la chemio avesse cambiato lo standard di cura delle pazienti dMMR. Ma queste pazienti rappresentano il 20- 30% della popolazione con tumore dell’endometrio. Per la stragrande maggioranza c’era un unmet need inespresso, a cui oggi risponde questa ulteriore indicazione, che celebra l’arrivo e l’efficacia dell’immunoterapia anche in una popolazione che per 20 anni ha potuto contare solo sulla chemioterapia”.

Lo studio RUBY rappresenta il primo trial, dopo oltre vent’anni, a documentare un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della sopravvivenza globale nel trattamento di prima linea del carcinoma endometriale avanzato o recidivato. Il beneficio è stato osservato grazie all’aggiunta dell’inibitore del checkpoint immunitario dostarlimab, anticorpo monoclonale anti-PD-1, alla chemioterapia standard. Nel complesso, lo studio ha arruolato 494 pazienti: 118 appartenenti alla popolazione dMMR/MSI-H e 376 alla popolazione pMMR/MSS.

“Il Ruby ha cambiato la pratica clinica e le linee guida del tumore dell’endometrio – aggiunge Domenica Lorusso Da quattro anni le donne con questa neoplasia e noi clinici viviamo in un mondo nuovo, un mondo che non esisteva. I 7 mesi di OS anche nel setting pMMR sono importanti e significativi. Prima di tutto perché rappresentano una mediana di sopravvivenza, il che vuol dire che ci sono donne che ne beneficiano per molto più tempo, in secondo luogo perché questi risultati ci dicono che prima usiamo l’immunoterapia e meglio è”.

“Oggi, per molte donne con carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato – aggiunge Ilaria Bellet, presidente Acto Italia ( Associazione Contro il Tumore dell’Ovaio) – questa nuova indicazione significa una cosa semplice e potente: una possibilità in più quando la malattia fa paura e il tempo diventa prezioso. È un passo avanti concreto che può offrire maggiore controllo della malattia e più tempo di vita, con l’obiettivo di vivere quel tempo meglio. Come ACTO ringraziamo l’azienda per l’impegno nella ricerca e per aver acceso i riflettori su una patologia ancora troppo poco conosciuta. Ora la priorità è trasformare l’innovazione in accesso reale: informazioni chiare alle donne, percorsi rapidi e uniformi, e una presa in carico che tenga insieme cura e qualità di vita”.

“Il raggiungimento di una sopravvivenza globale significativamente migliorata – conclude Elisabetta Campagnoli, direttore medico oncoematologia di GSK – non è solo un traguardo scientifico: è la prova concreta che la ricerca rigorosa, la collaborazione con la comunità scientifica e l’impegno a fianco delle pazienti possono tradurre il lavoro scientifico in risultati tangibili che impattano positivamente la vita delle pazienti. Questo successo, frutto dell’instancabile lavoro di GSK insieme a ricercatori, clinici e pazienti ci responsabilizza a proseguire nella ricerca, a garantire terapie efficaci e personalizzate e a rinnovare il nostro impegno per migliorare la qualità e la durata della vita delle persone colpite dalla malattia. È un risultato di cui essere orgogliosi e uno slancio deciso per fare ancora di più, oggi e nel futuro”.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio Ruby.

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