PER LA RUBRICA “CONOSCERE L’ONCOLOGIA”, OGGI PARLIAMO DELL’EFFICACIA DEL VACCINO A MRNA PERSONALIZZATO PER IL TRATTAMENTO DEL MELANOMA AD ALTO RISCHIO.
Conoscere l’oncologia” è il format di Italian medical news dedicato alle malattie oncologiche, come riconoscerle, quali sono gli strumenti per fare diagnosi e le moderne terapie e vaccini di cui dispongono i pazienti, che consentono una diminuzione della mortalità e prognosi positive.
Abbiamo intervistato il professore Paolo Ascierto, dirigente medico presso Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli e professore di oncologia medica presso Università degli Studi di Napoli Federico II.
Vaccino a mRNA per il melanoma ad alto rischio
1. Professore, i dati dello studio INTerpath-001 segnano il passaggio della tecnologia ad mRNA da opzione preventiva a terapia oncologica adiuvante personalizzata. Quali sono gli elementi di questi risultati ad interim che cambiano maggiormente la prospettiva prognostica nei pazienti con melanoma ad alto rischio rispetto al solo pembrolizumab?
Direi innanzitutto che INTerpath-001 rappresenta soprattutto la prima vera validazione di fase III di una terapia oncologica personalizzata basata sull’mRNA.
Lo studio ha raggiunto sia l’endpoint primario di sopravvivenza libera da recidiva sia quello, per me ancora più importante, di sopravvivenza libera da metastasi a distanza.
La combinazione di intismeran autogene e pembrolizumab ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante rispetto al solo pembrolizumab nei pazienti con melanoma cutaneo completamente resecato ad alto rischio.
Il dato sulle metastasi a distanza è particolarmente importante perché si avvicina molto al nostro obiettivo finale: aumentare la probabilità di guarigione.
Al momento, però, abbiamo soltanto i risultati topline: non sono ancora stati comunicati hazard ratio e numeri dettagliati della fase III, mentre lo studio prosegue anche per la valutazione della sopravvivenza globale.
Sarà quindi fondamentale vedere la presentazione completa dei dati prima di quantificare l’entità reale del beneficio.
Cosa dice lo studio di fase III
2. Combinare un inibitore dei checkpoint immunitari con un vaccino ad mRNA fortemente immunogenico stimola una risposta T-cellulare specifica. Dal punto di vista della tollerabilità e della sicurezza, avete osservato profili di tossicità differenti o un incremento di eventi avversi immuno-correlati rispetto all’immunoterapia standard?
Questo è un punto molto importante. La comunicazione dello studio di fase III riporta che il profilo di sicurezza della combinazione è risultato coerente con quanto già osservato negli studi precedenti e, soprattutto, che non sono emersi nuovi segnali di sicurezza.
Questo significa che, almeno dai dati disponibili oggi, l’aggiunta del vaccino non sembra aver determinato un nuovo pattern di tossicità immuno-correlata rispetto a quello già noto con pembrolizumab.
Naturalmente dobbiamo aspettare i dati completi per valutare incidenza, severità e tipologia degli eventi avversi. Negli studi precedenti il vaccino era associato soprattutto a effetti transitori come stanchezza, dolore nel sito di iniezione, brividi, febbre e sintomi simil-influenzali. Mentre gli eventi immuno-correlati più rilevanti restavano prevalentemente quelli legati all’anti-PD-1.
Il punto scientificamente interessante è proprio questo: stiamo cercando di rendere la risposta immunitaria più specifica contro il tumore, non semplicemente più intensa in maniera indiscriminata.
L’importanza di un vaccino personalizzato
3. Il melanoma si conferma la “palestra” per l’immunoterapia oncologica grazie all’elevato carico mutazionale del tumore. Guardando all’estensione del programma su altri tumori solidi e all’eventuale approvazione regolatoria, quali saranno secondo lei le principali sfide di sostenibilità e accesso per i sistemi sanitari regionali e nazionali?
Il melanoma è stato storicamente una delle grandi palestre dell’immunoterapia e potrebbe esserlo ancora una volta per i vaccini personalizzati.
Il programma INTerpath comprende oggi nove studi di fase II e III in diversi tumori e stadi di malattia, tra cui melanoma, tumore del polmone non a piccole cellule, carcinoma renale e tumori della vescica. Questo ci dirà se il principio può essere realmente esteso oltre il melanoma.
La sfida successiva sarà però altrettanto importante di quella scientifica: rendere questa tecnologia sostenibile e accessibile.
Un vaccino personalizzato richiede sequenziamento del tumore, analisi bioinformatica, selezione dei neoantigeni e produzione di un farmaco diverso per ogni singolo paziente. Questo comporta costi, tempi e una complessità logistica decisamente superiori rispetto a un farmaco prodotto in maniera standardizzata.
Per questo credo che il futuro richiederà una forte integrazione tra centri di riferimento, reti oncologiche regionali, laboratori di genomica, industria e istituzioni regolatorie.
Servirà anche identificare con precisione i pazienti che traggono il maggiore beneficio, perché la sostenibilità passa inevitabilmente anche dalla selezione appropriata.
Il principio per me rimane molto semplice: l’innovazione non può diventare un privilegio. Se questa strategia dimostrerà di migliorare realmente le possibilità di guarigione, il nostro compito sarà costruire un modello che permetta ai sistemi sanitari pubblici di renderla disponibile ai pazienti che ne hanno indicazione.
CONCLUSIONE:
I risultati dello studio INTerpath-001 segnano un passaggio cruciale verso una nuova era della medicina di precisione, dimostrando come la combinazione tra vaccini ad mRNA personalizzati e immunoterapia possa ridefinire il futuro del trattamento del melanoma ad alto rischio.
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