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Cancro al pancreas: farmaco sperimentale raddoppia la sopravvivenza

Tempo di lettura: 2 minuti

Un farmaco sperimentale mostra risultati promettenti, riducendo in modo rilevante il rischio di morte nei pazienti affetti da tumore al pancreas. Ad indicarlo sono i nuovi dati pubblicati su una prestigiosa Rivista Scientifica

Un farmaco sperimentale raddoppia la sopravvivenza a un anno nei pazienti con tumore del pancreas, una delle neoplasie più difficili da trattare. I dati, pubblicati su Nature Medicine, derivano da uno studio clinico di fase 2 e mostrano che la molecola, elraglusib, è associata a una riduzione del 38% del rischio di morte quando somministrata in combinazione con la chemioterapia standard. I ricercatori hanno sviluppato il trattamento nell’ambito della ricerca della Northwestern University. Alla luce dei risultati ottenuti, è autorizzato il proseguimento della sperimentazione con uno studio di fase 3. In particolare, i pazienti trattati con elraglusib in associazione alla chemioterapia hanno mostrato una probabilità di sopravvivenza a un anno doppia rispetto a quelli sottoposti alla sola terapia standard.

“Sebbene questi risultati vadano confermati in studi di fase 3, osservare un beneficio in termini di sopravvivenza in un tumore così difficile da trattare è incoraggiante”spiega l’autore principale dello studio, Devalingam Mahalingam. “Dato il meccanismo d’azione innovativo di questo farmaco (agisce su una proteina, GSK-3 beta, importante per la crescita tumorale e la soppressione del sistema immunitario), questi risultati – aggiunge – suggeriscono la possibilità di una sua più ampia applicazione in altre forme di tumore”.

Lo studio ha coinvolto 233 pazienti con carcinoma pancreatico metastatico, arruolati in 60 centri tra Nord America ed Europa. Il team di esperti ha suddiviso i partecipanti in in due gruppi: uno trattato con la chemioterapia standard, l’altro con la stessa terapia in combinazione con elraglusib. I risultati mostrano un miglioramento della sopravvivenza mediana nei pazienti trattati con la combinazione, pari a 10,1 mesi rispetto ai 7,2 mesi osservati nel gruppo sottoposto alla sola chemioterapia. Una differenza che, sebbene possa apparire contenuta, è influenzata dall’inclusione nello studio di pazienti con malattia particolarmente aggressiva e a rapida progressione.

Nei pazienti che hanno risposto al trattamento, il beneficio è risultato più marcato: la sopravvivenza a un anno è raddoppiata (44% vs 22%) e circa il 13% dei pazienti trattati con elraglusib era ancora in vita a due anni, rispetto a nessun sopravvissuto nel gruppo trattato esclusivamente con chemioterapia.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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