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ALIMENTAZIONE E TUMORI: QUALI SONO I CIBI DAVVERO A RISCHIO SECONDO LA SCIENZA?

Tempo di lettura: 3 minuti

COME ORIENTARSI TRA LE ULTIME NOTIZIE SU CIBO E SALUTE? LE RISPOSTE E LE LINEE GUIDA UFFICIALI DELLA IARC PER UNA SPESA CONSAPEVOLE.

Nel flusso costante di notizie che uniscono alimentazione e salute, distinguere i fatti dai falsi allarmi è diventata una vera e propria sfida. Troppo spesso titoli sensazionalistici trasformano singoli ingredienti in “nemici pubblici”, generando confusione nei consumatori.

Per fare chiarezza, la bussola della medicina resta la classificazione della IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), l’organismo dell’OMS che valuta le prove scientifiche sulla cancerogenicità di sostanze e stili di vita.

Analizzando i dati più solidi e accreditati, ecco cosa dice oggi la scienza sui cibi finiti sotto la lente d’ingrandimento dei ricercatori.

LA CERTEZZA DEL RISCHIO: CARNI LAVORATE E CONSERVATE

Il legame più documentato riguarda le carni lavorate, inserite dalla IARC nel Gruppo 1 (ovvero tra i cancerogeni certi per l’uomo, la stessa categoria del fumo e dell’amianto, sebbene con un livello di rischio e potenza nettamente inferiore).

  • Cosa rientra in questa categoria: Salumi, insaccati, wurstel, carne in scatola e preparazioni sottoposte a salatura, essiccamento o affumicatura.
  • Perché fanno male: Il rischio è legato principalmente alla presenza di conservanti come nitriti e nitrati, e ai processi di lavorazione che, interagendo con le proteine della carne, possono formare composti cancerogeni (come le nitrosammine) nel nostro apparato digerente, aumentando il rischio di tumori del colon-retto.
  • La carne rossa fresca: Discorso diverso vale per la carne rossa non lavorata (bovina, suina, ovina), inserita nel Gruppo 2A (probabile cancerogeno). Gli esperti non ne vietano il consumo, ma raccomandano di limitarlo a non più di 350-500 grammi alla settimana.

ALCOL: UN CARCINOGENO SPESSO SOTTOVALUTATO

Nonostante sia socialmente accettato, l’alcol è un cancerogeno a tutti gli effetti (Gruppo 1). Non esiste una soglia minima di sicurezza: l’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche viene trasformato dall’organismo in acetaldeide, una sostanza in grado di danneggiare il DNA e favorire l’insorgenza di tumori a carico di bocca, faringe, laringe, esofago, fegato, colon e seno. Anche in questo caso, la parola chiave dei medici è la drastica riduzione dei consumi.

IL PERICOLO CHE NASCE IN CUCINA: COTTURE AD ALTA TEMPERATURA E ACRILAMMIDE

Spesso il rischio non è insito nel cibo in sé, ma nel modo in cui lo cuciniamo.

  • Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA): Si formano quando il grasso della carne cola direttamente sul fuoco o sulla brace durante le grigliate, risalendo sotto forma di fumo tossico che si deposita sull’alimento.
  • Acrilammide: È un composto chimico che si sviluppa naturalmente nei cibi ricchi di amido (patate, pane, pizza, biscotti, caffè) durante le cotture ad alta temperatura (frittura, forno, griglia) sopra i 120°C. La regola d’oro dei nutrizionisti in questo caso è visiva: “dorato è meglio di bruciato”. Evitare le parti carbonizzate riduce drasticamente l’esposizione.
LA VISIONE D’INSIEME: EVITARE GLI ALLARMISMI, CURARE L’ALIMENTAZIONE

L’errore più comune quando si leggono le notizie sui cibi a rischio è pensare che l’esposizione a una sostanza del Gruppo 1 equivalga a una diagnosi certa.

La classificazione IARC indica la certezza scientifica del pericolo, non l’entità del rischio, che dipende sempre dalle quantità e dalla frequenza di consumo.

Come ricordano costantemente l’AIRC (Fondazione per la Ricerca sul Cancro) e i principali istituti di nutrizione, non è il singolo alimento a determinare la salute, ma lo stile di vita nel suo complesso.

La strategia di prevenzione più efficace a tavola rimane l’adozione di un modello di stampo mediterraneo: ricco di cibi protettivi (verdura, frutta, legumi, cereali integrali) e povero di alimenti ultra-processati, zuccheri raffinati e grassi saturi.

Per approfondire clicca qui.

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