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Alzheimer: scoperta molecola naturale in grado di bloccare le fibrille tossiche

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Un nuovo lavoro pubblicato su Nature Communications mostra che la L-arginina stabilizza le goccioline proteiche impedendo la formazione delle fibrille associate alla malattia di Alzheimer. La novità

Una piccola molecola già presente nelle cellule potrebbe offrire nuove prospettive nella ricerca contro la malattia di Alzheimer. È quanto evidenzia uno studio condotto dai biofisici dell’Università di Buffalo e pubblicato su Nature Communications, secondo cui il metabolita naturale L-arginina sarebbe in grado di prevenire la trasformazione di goccioline proteiche funzionali in fibrille amiloidi patologiche.

Le goccioline proteiche, o condensati biomolecolari, svolgono un ruolo cruciale nei neuroni, contribuendo, tra le altre funzioni, alla stabilizzazione dei microtubuli coinvolti nel trasporto intracellulare. In condizioni patologiche, tuttavia, queste strutture liquide possono andare incontro a una transizione verso forme solide, dando origine ad aggregati tossici. I risultati dello studio rappresentano una prova di principio, indicando la possibilità di individuare piccole molecole capaci di contrastare la formazione di fibrille senza compromettere le normali funzioni cellulari.

“Questi risultati dimostrano che la formazione di goccioline proteiche funzionalmente rilevanti e la formazione di fibrille legate alla malattia sono due processi separabili e che le nostre cellule potrebbero avere dei meccanismi per consentire alle goccioline di essere operative senza portare ad un’aggregazione irreversibile”- spiega Priya R. Banerjee, professoressa presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Buffalo.

Alzheimer e neurodegenerazione: il ruolo di goccioline proteiche e proteina Tau

Il lavoro guidato da Banerjee si focalizza sui condensati biomolecolari costituiti da proteine, RNA e DNA, strutture dinamiche che consentono alle cellule di organizzare processi biologici complessi in assenza di membrane. In condizioni fisiologiche, queste goccioline presentano una natura liquida e svolgono funzioni essenziali. Tuttavia, in diverse patologie neurodegenerative e anche in alcuni tumori, possono andare incontro ad alterazioni funzionali.

Un esempio emblematico è rappresentato dalla proteina Tau, che può aggregarsi formando goccioline destinate, nel tempo, a evolvere in fibrille amiloidi, uno dei principali tratti distintivi dell’Alzheimer e delle tauopatie. A differenza delle placche di beta-amiloide, che si accumulano nello spazio extracellulare, le fibrille di Tau si depositano all’interno dei neuroni, compromettendone la funzionalità.

Per approfondire questi meccanismi, i ricercatori hanno adottato un approccio di bioingegneria “bottom-up”, sviluppando una versione modificata della proteina Tau in grado di riprodurre in laboratorio sia la formazione delle goccioline sia la loro successiva conversione in fibrille. Questo modello ha consentito di osservare direttamente la transizione dallo stato liquido all’aggregazione patologica, contribuendo a chiarire passaggi finora poco compresi nei processi cellulari alla base della malattia.

Ecco dove avviene la formazione delle fibrille tossiche

L’esperimento ha evidenziato un risultato chiave: la formazione delle fibrille non avviene all’interno delle goccioline proteiche, bensì sulla loro superficie. “Ciò significa che l’interno della gocciolina è simile a un liquido e funzionale, ma l’interfaccia tra le goccioline rappresenta un rischio e probabilmente favorisce la formazione di fibrille” – afferma il primo autore Tharun Selvam Mahendran. “È quindi possibile mantenere intatta la gocciolina bloccando al contempo la formazione di fibrille sulla superficie – aggiunge l’esperto.

Questa osservazione suggerisce la possibilità di intervenire in modo selettivo sui processi critici dell’aggregazione patologica, preservando al contempo le normali funzioni biologiche delle goccioline cellulari.

L-arginina, nuove prospettive per le terapie del futuro

Dopo aver valutato diverse piccole molecole, incluse sostanze naturalmente presenti nelle cellule, i ricercatori hanno individuato nella L-arginina un candidato particolarmente promettente. Il metabolita si è dimostrato in grado di stabilizzare le goccioline proteiche, mantenendole in uno stato liquido e funzionale, e al contempo di impedire la formazione di fibrille amiloidi all’interfaccia del condensato. “Le cellule sane potrebbero già utilizzare piccole molecole come la L-arginina per stabilizzare le goccioline funzionali e impedire che si trasformino in aggregati tossici alla base di diverse patologie neurologiche”spiega Banerjee.

Secondo i ricercatori, questi risultati evidenziano il ruolo centrale del microambiente cellulare nel controllo dei processi patologici. Piuttosto che puntare all’eliminazione delle proteine coinvolte, un approccio futuro potrebbe basarsi sulla modulazione delle condizioni chimiche locali, al fine di prevenire la formazione di aggregati tossici.

“Potenzialmente, molecole come la L-arginina sottolineano l’importanza del microambiente cellulare nel tenere a bada i processi patologici, e l’approccio di principio che abbiamo dimostrato potrebbe contribuire a guidare gli sforzi per sviluppare piccole molecole che agiscano sulla formazione di fibrille nella malattia di Alzheimer”conclude Banerjee.

Lo studio apre nuove prospettive per lo sviluppo di terapie mirate, volte a rallentare la progressione delle patologie neurodegenerative attraverso un intervento precoce sui meccanismi di aggregazione proteica.

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