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Smog e Alzheimer: una connessione sempre più evidente

Tempo di lettura: 2 minuti

Un nuovo studio della Emory University (USA) evidenzia un’associazione diretta tra esposizione all’inquinamento atmosferico e rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer

Da possibile fattore di contorno a elemento centrale sotto osservazione. Nuove evidenze scientifiche puntano il dito contro lo smog. Uno studio pubblicato sulla rivista open access PLOS Medicine indica che l’inquinamento atmosferico potrebbe contribuire in modo diretto allo sviluppo della malattia di Alzheimer. La ricerca, guidata da Yanling Deng della Emory University insieme ai suoi collaboratori, suggerisce che le persone maggiormente esposte agli inquinanti presenti nell’aria presentano un rischio più elevato di sviluppare la patologia.

La malattia di Alzheimer rappresenta la forma più comune di demenza e interessa circa 57 milioni di persone a livello globale. L’esposizione all’inquinamento atmosferico è da tempo riconosciuta come un fattore di rischio per numerose patologie croniche, tra cui ipertensione, ictus e depressione, condizioni a loro volta associate a un aumento del rischio di Alzheimer. Finora, tuttavia, non era chiaro se lo smog contribuisse direttamente all’insorgenza di queste malattie croniche — favorendo così lo sviluppo della demenza — oppure se fossero tali condizioni a rendere il cervello più vulnerabile agli effetti nocivi dell’inquinamento atmosferico.

Cosa è emerso dallo studio

Il gruppo di ricerca della Emory University ha analizzato i dati di oltre 27,8 milioni di beneficiari di Medicare negli Stati Uniti, di età pari o superiore a 65 anni, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2018. Lo studio ha valutato l’esposizione individuale all’inquinamento atmosferico e l’eventuale insorgenza della malattia di Alzheimer, tenendo conto anche della presenza di altre patologie croniche.

I ricercatori hanno osservato che livelli più elevati di esposizione allo smog erano associati a un aumento del rischio di Alzheimer; tale associazione risultava lievemente più marcata nei soggetti con una storia di ictus. Al contrario, ipertensione e depressione mostravano un impatto aggiuntivo limitato. Nel complesso, concludono gli autori, i risultati indicano che l’inquinamento atmosferico contribuisce allo sviluppo dell’Alzheimer principalmente attraverso meccanismi diretti, piuttosto che mediati da altre malattie croniche. Le persone che hanno già avuto un ictus potrebbero quindi essere particolarmente vulnerabili agli effetti nocivi dello smog sulla salute cerebrale.

Lo studio, conclude il team di esperti, indica che migliorare la qualità dell’aria potrebbe essere un modo importante per prevenire la demenza e proteggere gli anziani. “In questo ampio studio nazionalespiegano gli scienziatiabbiamo scoperto che l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico da particolato fine era associata a un rischio maggiore di malattia di Alzheimer, in gran parte attraverso effetti diretti sul cervello, piuttosto che attraverso comuni patologie croniche come ipertensione, ictus o depressione. I nostri risultati, indicando che le persone che hanno avuto un ictus potrebbero essere particolarmente vulnerabili agli effetti nocivi dello smog sul cervello, evidenziano infine un’importante intersezione tra fattori di rischio ambientali e vascolari”.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

Per una visione d’insieme sulla malattia di Alzheimer, clicca qui.

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