Italian Medical News

Cancro: scoperto dolcificante che interferisce con le terapie

Tempo di lettura: 3 minuti

Un nuovo studio suggerisce che il sucralosio, dolcificante artificiale ampiamente utilizzato, potrebbe interferire con l’efficacia dell’immunoterapia nei pazienti oncologici

Secondo uno studio condotto dall’Università di Pittsburgh e pubblicato su Cancer Discovery, il consumo del dolcificante artificiale sucralosio potrebbe ridurre l’efficacia dell’immunoterapia nel trattamento dei tumori. I pazienti che assumono sucralosio, infatti, mostrano una minore probabilità di rispondere positivamente a questo approccio terapeutico. L’immunoterapia, che potenzia la capacità del sistema immunitario di riconoscere e distruggere le cellule tumorali, si è rivelata particolarmente efficace in diverse forme di cancro. Tuttavia, questo studio solleva nuove preoccupazioni sull’impatto di alcuni componenti della dieta sull’efficacia delle terapie oncologiche.

“Quando funziona, funziona molto bene” – afferma Abigail Overacre-Delgoffe dell’Università di Pittsburgh in Pennsylvania. “I pazienti possono guarire dalla malattia e continuare a vivere per anni e anni. “Purtroppo, l’immunoterapia non funziona per tutti i pazienti e, in molti tipi di cancro, funziona solo per una minoranza di pazienti” – sottolinea Overacre-Delgoffe.

Sebbene il meccanismo preciso non sia ancora del tutto compreso, molti studi indicano che il microbioma intestinale gioca un ruolo cruciale nella regolazione delle risposte immunitarie. È noto, infatti, che i dolcificanti artificiali possono alterare la composizione del microbiota umano. Partendo da queste premesse, Overacre-Delgoffe e il suo team hanno indagato l’impatto potenziale dei dolcificanti artificiali sull’efficacia dell’immunoterapia oncologica. Lo studio ha coinvolto 157 pazienti sottoposti a immunoterapia per almeno tre mesi: 91 con melanoma avanzato, 41 con carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase avanzata e 25 con melanoma ad alto rischio di recidiva, precedentemente rimosso chirurgicamente.

Prima dell’inizio del trattamento, i pazienti hanno compilato un questionario alimentare relativo al mese precedente, grazie al quale i ricercatori hanno potuto stimare l’assunzione di dolcificanti artificiali. È emerso che un consumo quotidiano superiore a 0,16 milligrammi di sucralosio per chilogrammo di peso corporeo era associato a un peggior esito dell’immunoterapia. Nei pazienti con melanoma avanzato, coloro che avevano assunto meno sucralosio hanno vissuto in media 5 mesi in più senza progressione della malattia rispetto a quelli con un consumo maggiore. La differenza è risultata ancora più marcata nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, con una sopravvivenza libera da progressione superiore di 11 mesi. Anche tra i pazienti ad alto rischio di recidiva del melanoma, chi ha consumato meno sucralosio è rimasto libero da malattia in media 6 mesi più a lungo rispetto a chi ne ha consumato di più.

Differenze analoghe sono emerse anche nei partecipanti che consumavano quantità elevate di un altro dolcificante artificiale, l’acesulfame K: oltre 0,1 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Va sottolineato che, secondo le linee guida della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, il limite massimo raccomandato per l’assunzione di sucralosio è di 5 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno — una soglia ben superiore a quella che, nello studio, è stata associata a un peggioramento degli esiti dell’immunoterapia.

“Quindi, quello che stiamo scoprendo è che il livello che sembra sovvertire l’effetto dell’immunoterapia non è la metà del livello raccomandato. Non è il 25% del livello raccomandato. È circa il 5% del livello giornaliero raccomandato” – afferma Diwakar Davar dell’Università di Pittsburgh. “L’implicazione è che non serve molto per avere un effetto relativamente negativo” – aggiunge.

Ulteriori esperimenti condotti su modelli murini affetti da tumori comuni, come adenocarcinoma e melanoma, hanno confermato i dati clinici. Nei topi sottoposti a immunoterapia, l’aggiunta di sucralosio all’acqua ha portato a una crescita tumorale più rapida e a una ridotta sopravvivenza. Le analisi genetiche hanno evidenziato un indebolimento delle cellule T — elemento chiave del sistema immunitario attivato dall’immunoterapia per distruggere le cellule tumorali. Inoltre, l’esame dei campioni fecali ha rivelato alterazioni significative nel microbioma intestinale, con un’attività aumentata nei percorsi metabolici deputati alla degradazione dell’arginina, un amminoacido essenziale per il corretto funzionamento delle cellule T.

I risultati suggeriscono che il sucralosio possa interferire con l’immunoterapia attraverso un’alterazione del microbioma intestinale, che porta a una riduzione dei livelli di arginina, un amminoacido fondamentale per l’attività delle cellule T. La carenza di arginina comprometterebbe così la risposta immunitaria antitumorale. Tuttavia, ulteriori esperimenti sui topi hanno mostrato che la somministrazione di integratori di arginina era in grado di ripristinare la funzionalità immunitaria e migliorare la sopravvivenza, riportandola a livelli comparabili a quelli dei topi non esposti al sucralosio. Resta però da chiarire se meccanismi simili si verifichino anche negli esseri umani.

“Dedichiamo così tanto tempo a sviluppare nuovi farmaci, un compito costoso, difficile e lungo” – afferma Davar. Trovare modi per rendere più efficaci i trattamenti esistenti, come eliminare i dolcificanti artificiali o assumere integratori di arginina, sarebbe un’alternativa più semplice ed economica. Ma per stabilire se ciò migliori i risultati nelle persone sono necessarie ulteriori ricerche. “Quindi, in un contesto di finanziamenti difficile, è fondamentale garantire che queste priorità di ricerca continuino a essere supportate” – conclude Davar.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

Potrebbe interessare anche Tumore alla prostata: da UE nuova indicazione per darolutamide

dolcificante
Exit mobile version