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Cardiologia, la svolta transcatetere nella cura delle valvole

Tempo di lettura: 2 minuti

Le nuove tecniche mininvasive consentono di trattare le principali valvulopatie senza chirurgia a cuore aperto, con minori rischi e degenze più brevi. Dalle linee guida europee un cambio di paradigma che amplia l’accesso alle cure

Intervenire sul cuore con procedure sempre meno invasive è oggi possibile anche nei pazienti più giovani e a basso rischio, grazie a tecniche innovative che rendono gli interventi più ‘leggeri’ e sicuri. Questo cambio di approccio è sostenuto dagli esperti della Società Italiana di Cardiologia (SIC), di recente riuniti a Roma in occasione dell’86° Congresso nazionale, che hanno recepito le più recenti linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) e dell’Associazione Europea di Chirurgia Cardiotoracica (EACTS).

Le nuove strategie terapeutiche consentono di trattare le principali patologie delle valvole cardiache riducendo il ricorso alla chirurgia tradizionale e agli interventi a cuore aperto, con benefici significativi in termini di riduzione delle complicanze, tempi di degenza più brevi e un miglioramento dell’aspettativa e della qualità di vita dei pazienti.

“Oltre metà della popolazionespiega Pasquale Perrone Filardi, past president SICandando avanti con l’età presenta anomalie delle valvole cardiache, in particolare della valvola aortica e mitralica, con un impatto altissimo sulla qualità di vita e un rischio di mortalità fino al 50% a due anni dall’insorgenza dei sintomi”.

La Transcatheter aortic valve implantation (Tavi) è ormai riconosciuta come il trattamento standard per la stenosi aortica, che colpisce 1 milione di persone in Italia. “La Taviafferma Gianfranco Sinagra, Presidente SICconsente di impiantare una valvola biologica senza necessità di intervento chirurgico e anestesia generale, con una piccola incisione nell’inguine, in cui viene inserito il catetere”.

Per quanto riguarda l’insufficienza mitralica, presente in circa il 90% dei pazienti con scompenso cardiaco, il progresso più rilevante è rappresentato dall’impiego di procedure mininvasive che prevedono l’impianto, per via transcatetere, di piccole protesi o dispositivi metallici comunemente definiti ‘pinzette’. “Questa proceduraevidenzia Ciro Indolfi viene ora formalmente raccomandata come trattamento di prima scelta nell’insufficienza mitralica secondaria ventricolare”.

Anche la valvola tricuspide, a lungo considerata marginale dal punto di vista terapeutico, può oggi essere trattata con procedure transcatetere, ampliando le possibilità di cura per pazienti ad alto rischio che in passato non erano candidabili all’intervento. Secondo la Società Italiana di Cardiologia, la diffusione di queste tecniche richiede però l’organizzazione di Heart Team multidisciplinari. Nonostante i benefici dimostrati, il numero di pazienti trattati con approcci “soft” resta ancora insufficiente, soprattutto nella popolazione più anziana. “Ciòconclude Perrone Filardi non solo peggiora la prognosi, ma porta a un utilizzo inefficiente delle risorse sanitarie”. 

Fonte dichiarazioni: Ansa.it

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