L’orticaria cronica spontanea costa ogni anno oltre 4.200 euro a paziente; costi indiretti della malattia rivelati in uno studio italiano .
L’orticaria cronica spontanea (CSU) rappresenta oggi una patologia dall’altissimo impatto sociale ed economico in Italia. Si stimano oltre 190.000 persone affette dalle forme moderate e gravi. Al disagio fisico, si associano anche i costi indiretti da sostenere per i pazienti affetti dalla malattia.
La malattia, di origine autoimmune è caratterizzata dalla comparsa imprevedibile di pomfi e prurito intenso, colpisce in misura doppia le donne rispetto agli uomini. Essa si manifesta principalmente nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 40 anni. Al di là del forte disagio fisico, la CSU compromette severamente la qualità della vita dei pazienti, innescando disturbi del sonno, ansia e depressione, con pesanti ripercussioni sulla sfera sociale e professionale.
Costi indiretti dell’orticaria cronica spontanea
I risvolti economici e lavorativi sono stati recentemente messi in luce da uno studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica Global & Regional Health Technology Assessment. Alleghiamo il comunicato stampa , redatto da Novartis Farma Spa.
La ricerca evidenzia come i sintomi invalidanti della patologia gravino sul tessuto produttivo: la metà dei pazienti occupati è costretta a perdere giornate di lavoro, mentre il 63% denuncia una riduzione della propria produttività. Questa situazione si traduce in un costo indiretto medio che supera i 4.200 euro all’anno per singolo paziente, arrivando a toccare i 5.200 euro nei casi clinici più gravi. A questa cifra si sommano poi le spese vive sostenute direttamente dai malati per visite e cure. Esse sono quantificabili in circa 500 euro annui, e un costo di circa 1.900 euro a paziente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge l’impatto sui caregiver, necessari per il 45% dei pazienti. La cui attività assistenziale, infatti, finisce inevitabilmente per riflettersi anche sulla loro stessa vita lavorativa.
Orticaria cronica spontanea: sintomi e decorso della malattia
Dal punto di vista strettamente clinico, l’orticaria cronica spontanea si caratterizza per la comparsa, per oltre sei settimane e in assenza di cause esterne note, di pomfi pruriginosi, angioedema, ovvero un rigonfiamento profondo dei tessuti, o di entrambe le manifestazioni contemporaneamente.
Come spiegato dal Professor Eustachio Nettis, Direttore della Clinica Allergologica Universitaria del Policlinico di Bari e membro del Consiglio Direttivo della SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica), la patologia, nella maggior parte dei casi, ha un’origine autoimmune. Essa presenta un decorso cronico della durata media di 3-4 anni, sebbene in alcune circostanze possa protrarsi anche per decenni. Questo percorso è tipicamente segnato dall’alternarsi di periodi di remissione e ricadute improvvise. Un andamento altalenante che, proprio a causa della sua totale imprevedibilità, finisce per esercitare un impatto psico-fisico estremamente rilevante e debilitante sulla vita quotidiana di chi ne soffre.
Studio italiano e sintesi del comunicato stampa di Novartis
A riconferma della gravità della patologia sul piano assistenziale, un precedente studio osservazionale retrospettivo, condotto su un database sanitario di circa 5,5 milioni di assistiti all’anno tra il 2016 e il 2021, ha rivelato che, già nel primo anno dalla diagnosi, quasi il 17% dei pazienti va incontro a una media di 1,6 ricoveri ospedalieri. Mentre circa 8 soggetti su 10 necessitano mediamente di 2,4 accessi al pronto soccorso e 3 visite specialistiche. Questi dati sono riportati nel comunicato stampa.
Come evidenziato da Elena Radaelli, Presidente di ARCO, il peso della CSU è spesso invisibile e largamente sottovalutato, estendendosi dalla qualità del sonno fino alle relazioni sociali e alla vita lavorativa. La pubblicazione di questi dati, nel comunicato stampa, rappresenta quindi un passo cruciale per accrescere la consapevolezza e spingere verso risposte terapeutiche più tempestive ed eque.
Dal punto di vista prettamente economico, la Dott.ssa Chiara Bini (CEIS-EEHTA, Università di Roma Tor Vergata) e Roberta Rondena (Country Value & Access Head di Novartis Italia) hanno rimarcato come l‘analisi della spesa, che si traduce in un costo diretto medio annuo di circa 1.900 euro a paziente per il Servizio Sanitario Nazionale, a cui si aggiunge un esborso medio di circa 500 euro a carico del cittadino per esami e farmaci ,sia fondamentale per orientare le decisioni pubbliche.
L’obiettivo condiviso da tutti gli stakeholder è infatti quello di sfruttare questa solida base di evidenze scientifiche per garantire un migliore accesso alle cure. Ottimizzare i percorsi assistenziali e ridurre concretamente il pesante impatto socioeconomico che grava sui pazienti e sull’intera comunità.
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