Italian Medical News

Parkinson, ansia e depressione come campanelli d’allarme iniziali

Tempo di lettura: 2 minuti

Da un nuovo studio italiano emergono evidenze secondo cui disturbi dell’umore come ansia e depressione possono precedere di anni i sintomi motori del Parkinson

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Il morbo di Parkinson può manifestarsi con segnali precoci spesso sottovalutati. Tradizionalmente associata a sintomi motori come tremore, rigidità e lentezza nei movimenti, la malattia potrebbe in realtà avere un esordio molto più precoce. Studi recenti suggeriscono infatti che il processo patologico inizi anni prima della comparsa dei segni clinici evidenti.

Tra i segnali precoci più studiati rientrano anche i disturbi dell’umore: ansia e depressione possono precedere di anni la comparsa dei sintomi motori. Un nuovo studio condotto dall’Unità di Ricerca di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’Unità di Neurofisiologia clinica dello stesso istituto e con l’Università LUM di Casamassima, contribuisce a chiarire questa relazione, definendo con maggiore precisione l’intervallo temporale tra i primi segnali e l’esordio clinico della malattia.

Analizzati i dati di oltre 24.000 partecipanti

La ricerca, pubblicata sul Journal of Neurology, è stata condotta nell’ambito del progetto “Moli-sani”. Su oltre 24.000 partecipanti, seguiti per una mediana di 15 anni, 1.760 presentavano al momento dell’arruolamento una diagnosi di ansia o depressione in trattamento farmacologico. Il confronto nel tempo con i soggetti senza questi disturbi ha evidenziato che chi presentava ansia o depressione iniziale aveva un rischio circa doppio di sviluppare il Parkinson.

L’aspetto più rilevante riguarda il fattore tempo: l’associazione tra ansia o depressione e lo sviluppo del Parkinson emerge solo quando la distanza tra i due eventi è inferiore a dieci anni. Oltre questa soglia, il legame tende a scomparire. Questo dato suggerisce che, in questi casi, ansia e depressione non rappresentino semplici condizioni concomitanti o fattori di rischio, ma possano configurarsi come segnali precoci di un processo neurodegenerativo già in atto.

Le parole dei protagonisti

“La finestra temporale di circa 10 anni che abbiamo identificatospiega Francesca Bracone, prima autrice dello studioè un dato concreto che può aiutare i clinici a interpretare con maggiore attenzione alcuni possibili segnali precoci della malattia. Non si tratta di allarmare chi soffre di ansia o depressione: questi disturbi sono molto comuni e, nella grande maggioranza dei casi, non precedono il Parkinson. Ma quando si presentano insieme ad altri segnali non motori come i disturbi del sonno o la perdita dell’olfatto, una maggiore attenzione neurologica potrebbe fare la differenza“.

“Questo studio ha anche evidenziato che l’associazione era ancora più marcata nelle persone che erano state trattate contemporaneamente sia per ansia che per depressione”spiega Alfredo Berardelli, coordinatore dell’Unità di Ricerca e di Neurofisiopatologia clinica dell’Irccs Neuromed. “Non emergevano invece – prosegue l’esperto – rischi per chi aveva soltanto dichiarato di avere questi disturbi ma non riceveva una terapia specifica. Oppure assumeva farmaci ma senza una diagnosi dichiarata. Questo – conclude –rafforza l’importanza di incrociare le informazioni cliniche con quelle farmacologiche per identificare correttamente le persone a rischio“.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

Potrebbe interessare anche Parkinson, la diagnosi dei sintomi: la rivoluzione dei biomarcatori

parkinson
Exit mobile version