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Italian Medical News

La rivincita del parto spontaneo: il VBAC sta cambiando la medicina perinatale.

Tempo di lettura: 3 minuti

LE NUOVE EVIDENZE SUL VBAC RIDEFINISCONO LA SICUREZZA DEL PARTO SPONTANEO NELLA MODERNA MEDICINA PERINATALE.

Per decenni la medicina ostetrica si è mossa sul binario di un dogma apparentemente incrollabile: Una volta cesareo, sempre cesareo”. Oggi, però, le più recenti evidenze scientifiche e le linee guida internazionali raccontano una storia completamente diversa. Il VBAC (Vaginal Birth After Cesarean) non è più un’eccezione straordinaria. Ma un’opportunità concreta nella medicina perinatale, sicura e raccomandata per la maggior parte delle donne che auspicano al parto spontaneo. L’ostacolo principale alla diffusione del VBAC è spesso legato alla percezione del rischio. In particolare si teme la rottura dell’utero lungo la cicatrice del precedente cesareo. La letteratura scientifica internazionale, tuttavia, ritiene che il rischio reale si attesta solo intorno allo 0,5% (circa 1 caso su 200) nelle donne con una sola incisione trasversale bassa.

TRAVAGLIO DI PROVA ( TOLAC) CON O SENZA PARTO SPONTANEO

Le linee guida cliniche pongono l’accento su un bilancio rischi-benefici ben più ampio. Scegliere il travaglio di prova (TOLAC) offre alle donne tassi di successo compresi tra il 60% e l’80%. Ciò consente di evitare i rischi intrinseci a un nuovo intervento chirurgico maggiore, come infezioni, degenze prolungate e complicanze placentari nelle gravidanze successive.

I dati epidemiologici più recenti evidenziano che la condizione a maggior rischio clinico per la diade madre-neonato non è il parto vaginale in sé, bensì il cosiddetto “VBAC fallito”, ovvero il ricorso a un cesareo d’urgenza quando il travaglio è già in fase avanzata. Questo sposta l’asse della moderna medicina perinatale verso una selezione sempre più accurata e personalizzata delle candidate.

Uno dei dati più interessanti emersi dagli ultimi studi comparativi riguarda la dinamica stessa del parto.

Un recente studio epidemiologico ha dimostrato che, una volta avviata la fase attiva del travaglio (oltre i 4-6 centimetri di dilatazione), il collo dell’utero nelle donne che affrontano un VBAC progredisce in modo significativamente più rapido rispetto a quanto avviene nelle donne al loro primo parto (primipare), anche in presenza di analgesia epidurale. Questa evidenza suggerisce ai professionisti sanitari l’importanza di non applicare i parametri temporali standard delle primipare alle pazienti TOLAC. In tal modo si riduce il rischio di interventi chirurgici inappropriati dettati da una falsa diagnosi di “travaglio prolungato.

Il dibattito sul VBAC-2: i dati dopo due cesarei

Un altro importante avanzamento riguarda la fattibilità del parto vaginale dopo ben due precedenti tagli cesarei (VBAC-2). Storicamente considerata una controindicazione assoluta, nuovi studi clinici condotti su ampie coorti ospedaliere dimostrano che il VBAC-2 è un’opzione praticabile, se rispettati criteri di sicurezza stringenti.

I dati mostrano che, escludendo l’induzione medica del travaglio (favorendo quindi l‘avvio spontaneo), e monitorando meticolosamente la progressione, il tasso di successo si attesta tra il 30% e il 35%. Ciò senza registrare un aumento statisticamente significativo della morbilità neonatale o delle complicanze maggiori rispetto ai cesarei ripetuti programmati.

Le evidenze delle fonti ufficiali e linee guida nella medicina perinatale

Il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) sottolinea che pianificare un VBAC riduce drasticamente il rischio di gravi complicanze placentari nelle gravidanze successive, come la placenta previa o accreta.

Queste problematiche colpiscono invece più spesso le donne che scelgono tagli cesarei ripetuti d’elezione.

Inoltre, i dati ufficiali britannici evidenziano che il tasso di successo del parto spontaneo sale all’85-90% se la madre ha già avuto almeno un parto vaginale in passato.

In italia In linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) volte a ridurre il ricorso ingiustificato al bisturi, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità promuovono attivamente il VBAC all’interno dei percorsi di nascita sicuri. I protocolli nazionali specificano che, per garantire lo standard dello 0,5% di rischio di rottura d’utero, il tentativo di travaglio deve avvenire esclusivamente in presidi ospedalieri di I e II livello idonei, dotati di guardia anestesiologica e pediatrica h24 e di una sala operatoria immediatamente disponibile per un eventuale cesareo d’urgenza.

Oggi il VBAC non deve più essere considerato una scommessa o un percorso sperimentale. Bensì una pratica clinica ampiamente consolidata e sicura.  In questo moderno scenario della medicina perinatale, il fulcro del processo decisionale si sposta sulla donna.

Attraverso un consenso informato trasparente e privo di condizionamenti ideologici, la gestante deve essere messa in condizione di valutare la propria eleggibilità clinica, comprendendo i reali benefici del parto spontaneo e i rischi legati a un secondo intervento chirurgico. Scegliere il VBAC significa riappropriarsi della centralità dell’esperienza del parto, sapendo di poter contare su protocolli standardizzati e strutture ospedaliere attrezzate per garantire la massima sicurezza a mamma e neonato. La vera sicurezza nasce sempre da una scelta consapevole e condivisa.

Per approfondire clicca qui.

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VBAC , MEDICINA PERINATALE, parto spontaneo
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