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La Regione Sardegna ha approvato la legge sul fine vita

Tempo di lettura: 3 minuti

Il Consiglio regionale ha votato a maggioranza. La Sardegna è la seconda regione in Italia, dopo la Toscana, ad avere una legge sul fine vita

La Sardegna diventa la seconda regione italiana, dopo la Toscana, a dotarsi di una legge sul fine vita. Il Consiglio regionale ha approvato il provvedimento con 32 voti favorevoli, 19 contrari e un’astensione, al termine di un intenso dibattito che si è sviluppato tra ieri e questa mattina, mettendo in luce profonde divisioni sia tra le forze politiche contrapposte, sia, in alcuni casi, all’interno degli stessi schieramenti. La legge, ispirata al testo elaborato dall’Associazione Luca Coscioni e presentato a livello nazionale, stabilisce procedure e tempistiche per garantire l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito, in attuazione della sentenza della Corte Costituzionale del 2019.

La nuova legge approvata in Sardegna garantisce assistenza sanitaria gratuita a coloro che, affetti da patologie irreversibili e dipendenti da trattamenti vitali, scelgano in modo autonomo e consapevole di ricorrere al suicidio medicalmente assistito. L’accesso alla procedura sarà consentito solo dopo la verifica delle condizioni cliniche da parte di una commissione multidisciplinare e del comitato etico territorialmente competente.

Il voto ha evidenziato divisioni interne ai gruppi politici: nella maggioranza, Lorenzo Cozzolino (gruppo Orizzonte Comune, eletto con il Psi) ha espresso voto contrario, mentre il vicepresidente del Consiglio regionale, Giuseppe Frau (Uniti con Todde), si è astenuto. Nel centrodestra, invece, Gianni Chessa (Forza Italia) ha votato convintamente a favore, in dissenso con la linea del suo schieramento.

I commenti

“È una legge di civiltà e responsabilità istituzionale, che mette al centro la libertà e la dignità della persona, sostenuta e accompagnata senza imposizioni, nel rispetto della sua volontà. Con questo voto, ribadiamo che la politica deve affrontare anche i temi più delicati con coraggio e senza ideologie, assumendosi la responsabilità di garantire diritti e di non lasciare nessuno solo di fronte al dolore e alla sofferenza” – ha commentato a caldo la presidente della sesta commissione Sanità del Consiglio, Carla Fundoni (Pd), tra le promotrici insieme al capogruppo del suo partito, Roberto Deriu.

“Orasottolinea Deriu abbiamo una regola chiara per una situazione estrema: questo è il dovere del legislatore in conformità alla Costituzione, ma dietro questa realtà giuridica c’è la realtà umana di chi soffre allo stremo delle forze ed è incatenato alle macchine o totalmente alla mercé di farmaci che allungano una vita che non si può più chiamare tale”.

Sensibilità differenti e la presa di distanza da un metodo che porta l’Assemblea sarda a legiferare su un tema di competenza nazionale, sono stati, invece, gli argomenti dell’opposizione. “Una legge manifesto del campo largo nella speranza di blandire una fetta dell’elettorato” – evidenzia il capogruppo Fdi, Paolo Truzzu. “Una legge inutile – prosegue – che esula dalle competenze del Consiglio regionale e pertanto rischia di essere cassata dalla Corte costituzionale. Infine è una legge applicabile a pochissimi casi e che finirà per creare solo illusioni per i cittadini”.

Contrario anche il gruppo dei Riformatori sardi: “Abbiamo una sensibilità diversa”- spiega il capogruppo Umberto Ticca. “Crediamo che su un tema così importante sarebbe stato necessario aspettare l’intervento del legislatore nazionale, per una legge unitaria in tutto il territorio, e non provare a dare risposte locali che dureranno poco. Abbiamo apprezzato comunque un dibattito portato avanti con grande serietà”.

Fonte dichiarazioni: Ansa.it

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