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Sempre più italiani rinunciano alle cure: il dato ISTAT

Tempo di lettura: 2 minuti

Nel 2023 il 7,6% della popolazione italiana ha rinunciato alle cure; una percentuale in crescita rispetto agli anni precedenti. Diversi i motivi del fenomeno

A cura di Davide Pezza

Nel 2023, il 7,6% della popolazione italiana ha rinunciato a cure mediche, un aumento rispetto al 6,3% registrato nel 2019. “La quota di quanti hanno rinunciato a causa delle lunghe liste di attesa risulta pari al 4,5% (2,8% nel 2019). Le rinunce per motivi economici riguardano il 4,2% della popolazione, quelle per scomodità del servizio l’1,0%”.  Queste le parole di Francesco Maria Chelli, presidente ISTAT, che nel corso della sua audizione sulla manovra ha presentato l’indagine ‘Aspetti della vita quotidiana’, con particolare focus sugli italiani che, pur avendone bisogno, hanno dovuto rinunciare a un accertamento diagnostico o a una visita specialistica.

Dopo una crescita sostenuta nel triennio 2020-2022 (quando la spesa sanitaria del settore pubblico è passata da poco meno di 114,7 miliardi del 2019 a 130,8 miliardi del 2022, anche e soprattutto per via della pandemia) Nel 2023 osserviamo invece un calo dello 0,4% rispetto all’anno precedente (130,2 miliardi)” – sottolinea ancora Chelli.  “La variazione media 2019-2023 – prosegue il Presidente ISTAT – risulta pari a +3,2%. Sempre nel 2023, la spesa sanitaria direttamente a carico delle famiglie supera i 40,6 miliardi (+1,7% rispetto al 2022); dopo il calo del 2020, si è registrato una forte ripresa che ha portato la variazione media 2019-2023 a +2,7%”.

Il problema dell’età del personale medico

La dotazione e l’invecchiamento del personale medico – continua – rappresentano criticità per il comparto della Sanità, anche alla luce del futuro aumento della domanda di cure dovuto alla dinamica della popolazione. I medici di medicina generale sono la categoria, insieme agli infermieri, che desta maggiori preoccupazioni tra le professioni sanitarie per le prospettive future. Sono caratterizzati, infatti, da una struttura per età spostata verso le età prossime al pensionamento, da un trend decrescente nel numero degli occupati e da un “incremento significativo” del numero di assistiti per ciascun medico.

“Nel 2022 – spiega ancora il Presidente ISTAT – ultimo anno per cui i dati sono disponibili, la dotazione complessiva di medici (generici e specialisti) è pari in Italia a 4,2 per mille abitanti, 0,2 punti in più rispetto al 2019; l’offerta è maggiore al Centro (4,8) e minore nel Nord-ovest e al Sud (4,0). I medici specialisti costituiscono l’81% circa dei medici totali; nel 2022 sono 3,3 ogni mille residenti, 0,3 punti in più rispetto al 2019. I medici di medicina generale – conclude – sono 6,7 per 10.000 abitanti e rappresentano il 15,7% dei medici totali”.

Secondo le stime più affidabili circa il 77% ha 55 anni e più, inoltre il loro numero è diminuito di oltre 6000 unità in dieci anni, da 45.437 nel 2012 a 39.366 nel 2022, e il numero di assistiti pro-capite è aumentato da 1.156 nel 2012 a 1.301 nel 2022.

Fonte dichiarazioni: Ansa.it

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