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Dieta Mediterranea: uno scudo contro il rischio genetico di Alzheimer

Tempo di lettura: 2 minuti

Seguire la dieta mediterranea può ridurre il rischio di demenza, in particolare nelle persone con il più alto rischio genetico di sviluppare Alzheimer. Ne parla un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine

Seguire una dieta mediterranea potrebbe contribuire a ridurre il rischio di demenza, soprattutto nelle persone con una predisposizione genetica elevata allo sviluppo della malattia di Alzheimer. A suggerirlo è uno studio pubblicato su Nature Medicine e condotto da un team del Mass General Brigham, della Harvard T.H. Chan School of Public Health e del Broad Institute del MIT e di Harvard. I ricercatori hanno osservato che i portatori di due copie della variante genetica APOE4 – che aumenta fino a 12 volte la probabilità di Alzheimer – traggono un beneficio ancora più marcato dall’adozione di questo regime alimentare rispetto a chi presenta un rischio genetico più basso.

Lo studio ha preso in esame i dati di 4.215 donne del Nurses’ Health Study e di 1.490 uomini dell’Health Professionals Follow-Up Study, seguiti per diversi decenni. Attraverso questionari alimentari e l’analisi dei metaboliti presenti nel sangue, i ricercatori hanno rilevato che un’alimentazione aderente al modello mediterraneo si associa a un rischio ridotto di demenza e a un declino cognitivo più lento. L’effetto protettivo è risultato particolarmente evidente nei soggetti con maggiore predisposizione genetica, suggerendo che la dieta mediterranea possa mitigare l’impatto negativo delle varianti legate all’Alzheimer. Ad oggi, questo è l’unico modello alimentare con un collegamento causale a benefici cognitivi, come dimostrato anche da studi randomizzati precedenti.

Un ulteriore punto di forza di questa ricerca è stato l’approccio metabolomico: l’analisi dei metaboliti ematici – molecole che riflettono il metabolismo del cibo e le funzioni biologiche dell’organismo – ha permesso di chiarire meglio i meccanismi attraverso cui la dieta può influenzare la salute del cervello.

I risultati dello studio suggeriscono che strategie alimentari mirate potrebbero rappresentare un valido strumento di prevenzione della demenza, soprattutto nelle persone con una predisposizione genetica più elevata. Gli autori sottolineano però alcuni limiti: la popolazione analizzata era composta in gran parte da individui di origine europea e con un alto livello di istruzione, fattori che riducono la generalizzabilità dei dati. Inoltre, sebbene l’integrazione di analisi genetiche e metabolomiche apra nuove prospettive per prevedere il rischio di Alzheimer, queste metodiche non fanno ancora parte della pratica clinica corrente. Per questo i ricercatori auspicano ulteriori indagini, mirate a capire se interventi specifici sulla dieta o su determinati metaboliti possano offrire in futuro approcci personalizzati per ridurre il rischio di demenza.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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