Uno studio pubblicato su Nature svela come le varianti del DNA regolino il rischio di malattie comuni come ipertensione, diabete e patologie cardiovascolari
Realizzata un’ampia mappa delle alterazioni genetiche che contribuiscono al rischio di malattia e influenzano numerosi tratti della salute umana. Lo studio, pubblicato su Nature, è frutto del lavoro coordinato da ricercatori del Jackson Laboratory (JAX), del Broad Institute di Boston e della Yale University. L’analisi si è concentrata su regioni del DNA già in precedenza associate a diverse patologie, consentendo di costruire mappe ad alta risoluzione dell’attività delle varianti genetiche.
Questo approccio ha permesso di identificare con maggiore precisione le alterazioni coinvolte nella regolazione della pressione arteriosa, dei livelli di colesterolo, della glicemia e di altre caratteristiche biologiche complesse. Molte delle regioni del genoma collegate alle malattie si estendono per ampi tratti di DNA e contengono numerose mutazioni. Proprio per questo diventa fondamentale distinguere quali specifiche varianti siano effettivamente responsabili dell’aumento del rischio patologico.
Nel corso dello studio sono state analizzate oltre 220.000 alterazioni del DNA, fornendo nuove evidenze sul loro ruolo biologico e sul contributo al rischio di malattia. I dati ottenuti potrebbero migliorare la capacità di stratificazione del rischio e favorire l’identificazione di nuovi target terapeutici. Grazie a una piattaforma tecnologica ad alta capacità, i ricercatori hanno valutato simultaneamente gli effetti delle varianti in diversi tipi cellulari, incluse cellule cerebrali, epatiche ed ematiche. L’analisi ha evidenziato che molte delle alterazioni associate a patologie comuni, come le malattie cardiovascolari e il diabete di tipo 2, non si localizzano nei geni codificanti, ma in regioni non codificanti del DNA. In queste aree sono presenti elementi regolatori che modulano tempi, sedi e livelli di espressione genica.
I risultati hanno rivelato oltre 13.000 varianti di una sola lettera che influenzano l’intensità dell’espressione di un gene con effetti sulla salute. Il team ha anche scoperto che circa l’11% delle mutazioni ha degli effetti combinati. Ad esempio in alcuni casi, coppie di mutazioni portano a livelli più bassi di colesterolo “cattivo”. Altre combinazioni sembrano influenzare un gene associato alla pressione sanguigna. Tutte queste informazioni, secondo i ricercatori, potrebbero portare all’individuazione di nuovi bersagli terapeutici.
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