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Liste d’attesa nel Servizio Sanitario Nazionale: criticità e prospettive

Tempo di lettura: 3 minuti

Analizziamo un problema strutturale del Servizio Sanitario Nazionale tra ritardi diagnostici, disuguaglianze territoriali e tentativi di riforma

L’accesso tempestivo alle cure è sicuramente uno degli indicatori fondamentali per valutare l’efficacia di un sistema sanitario e, pertanto, il tema delle liste d’attesa rappresenta uno snodo fondamentale per una buona politica sanitaria, sia per quanto riguarda le visite specialistiche, sia per gli esami diagnostici. Dalla fluidità delle liste d’attesa, infatti, dipende l’effettiva equità nell’accesso alle cure garantite dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Un trend preoccupante

Secondo dati recenti dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), nel 2023 quasi un italiano su dieci ha dichiarato di aver rinunciato o rinviato cure necessarie, principalmente a causa dei tempi di attesa o delle difficoltà ad accedere ai servizi sanitari. Nello specifico, le difficoltà riguardano soprattutto le prestazioni di primo accesso, aggiungendo ulteriore criticità nel percorso assistenziale (OECD, 2025).

I dati di monitoraggio delle prenotazioni mostrano inoltre che più della metà delle visite specialistiche supera i tempi massimi previsti dalle normative nazionali, con attese medie superiori ai 100 giorni per alcune prestazioni non urgenti (Ministero della Salute, 2024). In alcune realtà regionali, i tempi di attesa per esami come colonscopie, mammografie o risonanze magnetiche possono superare addirittura i 140–170 giorni.

La tempestività può salvare delle vite

Dal punto di vista medico-sanitario, non tutte le attese comportano un rischio diretto per la salute, per alcune patologie “tempo-dipendenti”, tuttavia, la rapidità diagnostica e terapeutica può influire sugli esiti clinici. Una revisione sistematica pubblicata sul British Medical Journal ha analizzato 34 studi internazionali sul ritardo nei trattamenti oncologici, evidenziando che ogni quattro settimane di ritardo nell’inizio della terapia può essere associato a un aumento del rischio relativo di mortalità compreso tra il 6% e il 13%, a seconda del tipo di tumore e del trattamento considerato (Hanna et al., 2020).

Rispetto agli altri Paesi?

Nel confronto internazionale, il sistema sanitario italiano presenta indicatori complessivamente favorevoli: l’aspettativa di vita alla nascita supera gli 82 anni, tra le più elevate nell’Unione Europea (OECD, 2025). Tuttavia, la spesa sanitaria pubblica italiana risulta inferiore rispetto alla media europea (OECD, 2025), così come il numero di infermieri per abitante, ed è proprio questo squilibrio tra domanda crescente di prestazioni e concreta disponibilità di risorse a rappresentare uno di quei fattori strutturali che vanno a formare le liste d’attesa. Un ulteriore elemento rilevante riguarda la variabilità regionale: una percentuale sempre crescente di ricoveri ospedalieri acuti è avvenuta fuori dalla regione di residenza del paziente, fenomeno noto come “mobilità sanitaria” (OECD, 2025), a riprova della esistente disomogeneità tra le diverse regioni italiane.

Qualcosa si muove…

Negli ultimi anni le istituzioni sanitarie hanno avviato diverse iniziative per affrontare il problema: tra le principali vi è quella dell’istituzione della Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa, un sistema informatico progettato per integrare i dati regionali e monitorare in modo più preciso i tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie. Parallelamente, il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa stabilisce tempi massimi per le prestazioni sanitarie secondo classi di priorità clinica e prevede interventi correttivi quando tali limiti non vengono rispettati. Altri interventi riguardano il potenziamento della sanità territoriale e il rafforzamento del personale sanitario, anche attraverso le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

…ma sarà abbastanza?

In definitiva, il tema delle liste d’attesa rappresenta uno dei punti più delicati per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, in quanto tocca direttamente la qualità dell’assistenza, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie e l’effettiva esigibilità del diritto alla salute: attese prolungate, infatti, tendono a favorire il ricorso al settore privato, o peggio rinunciare alle cure, e ad amplificare, quindi, le disuguaglianze socio-economiche nell’accesso alle prestazioni sanitarie.

In questo scenario, le riforme in corso – dalla digitalizzazione dei sistemi di monitoraggio al potenziamento dell’assistenza territoriale – rappresentano passi importanti, ma difficilmente potranno produrre risultati duraturi senza un intervento strutturale sulla programmazione del personale sanitario, sull’allocazione delle risorse e sulla riduzione delle marcate differenze regionali.

Il nostro modello di sanità, per rimanere fedele ai principi fondativi di universalità, equità e solidarietà, deve necessariamente garantire che le prestazioni di primo accesso siano tempestive e uniformi sul territorio.

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