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Nuovo test prevede l’obesità da bambini: la svolta

Tempo di lettura: 3 minuti

Il nuovo strumento permette di individuare e prevedere, già prima dei 5 anni, il rischio di sviluppare obesità nel corso della vita

Un nuovo test genetico, sviluppato a partire dall’analisi di oltre 5 milioni di individui – il gruppo più ampio e diversificato mai esaminato finora – potrebbe segnare una svolta nella prevenzione dell’obesità. Questo strumento innovativo è in grado di identificare e prevedere il rischio di sviluppare la malattia nel corso della vita già in età molto precoce, addirittura prima dei 5 anni. Pubblicato sulla rivista Nature Medicine, il nuovo test apre la strada a interventi preventivi mirati sullo stile di vita – come una corretta alimentazione e l’attività fisica – già in età precoce, ben prima che compaiano altri fattori di rischio o che la malattia si manifesti.

GIANT: la collaborazione che unisce ricercatori da tutto il mondo

Il risultato è frutto della collaborazione internazionale GIANT, che riunisce oltre 600 ricercatori di 500 istituzioni in tutto il mondo e si dedica allo studio delle basi genetiche di caratteristiche come l’altezza e l’indice di massa corporea (BMI). Al progetto partecipano anche numerosi ricercatori italiani, provenienti dall’Università di Trieste e di Sassari, dall’Istituto di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli, dall’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR di Cagliari, dall’Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia, dall’USL Toscana Centro e dall’Istituto di ricerca EURAC per la biomedicina di Bolzano.

Secondo le stime della Federazione Mondiale dell’Obesità (WOF), entro il 2035 oltre la metà della popolazione mondiale sarà sovrappeso o obesa. In Italia, i dati del biennio 2021-2022 diffusi dalla Fondazione AIRC indicano che su 10 adulti almeno 3 sono in sovrappeso e 1 è obeso, pari a circa 17 milioni di persone in sovrappeso e 4 milioni obese. La serietà del problema nel nostro Paese è stata più volte ricordata anche dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha sottolineato anche la crescente pressione che queste patologie esercitano sul sistema sanitario.

Il modus operandi del nuovo test

L’obesità non è causata da un singolo gene, ma è il risultato dell’interazione tra migliaia di varianti genetiche e numerosi fattori ambientali, come lo stile di vita. Per questo il test sviluppato dal team guidato da Roelof Smit, dell’Università di Copenhagen, funziona come una sorta di calcolatrice: combina gli effetti delle diverse varianti genetiche presenti in un individuo e restituisce un punteggio complessivo che quantifica il rischio di sviluppare obesità.

“Ciò che rende il punteggio così efficace spiega Smitè la sua capacità di prevedere, prima dei 5 anni, se un bambino è predisposto a sviluppare obesità in età adulta, ben prima che altri fattori di rischio inizino a influenzare il suo peso più avanti nell’infanzia. Intervenire in questo momento – continua il ricercatore – può avere un impatto enorme”.

Per sviluppare il test sono stati messi insieme i dati genetici di oltre 5 milioni di persone, e lo strumento così ottenuto è stato poi messo alla prova su altri 500.000 individui: i risultati indicano che il test ha un’efficacia doppia nel prevedere il rischio di diventare obesi rispetto al miglior test finora a disposizione.

Un enorme passo avanti

“Questo nuovo punteggio rappresenta un notevole miglioramento del potere predittivocommenta Ruth Loos dell’Ateneo danese, co-autrice dello studioe un passo avanti nella previsione genetica del rischio di obesità, che ci avvicina molto di più a test genetici clinicamente utili”.

I ricercatori hanno inoltre analizzato la relazione tra il rischio genetico e l’efficacia degli interventi sullo stile di vita. È emerso che le persone con il rischio più elevato tendono a rispondere meglio ai trattamenti, ma sono anche quelle più soggette a riprendere peso rapidamente una volta interrotto l’intervento.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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