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Fuga dagli ospedali: le 5 richieste dei medici per superare la crisi

Tempo di lettura: 3 minuti

Le 5 iniziative da adottare per superare la crisi che stanno attraversando i medici ospedalieri emergono dalla Direzione nazionale di CIMO

Sono molteplici le criticità che affliggono gli ospedali italiani e i medici dipendenti. Dalla mancanza di personale alla chiusura degli ospedali, passando per i sempre più rari e introvabili posti letto. Tra questi però, è probabilmente il continuo calo di medici e in generale di personale sanitario a destare maggiore preoccupazione. È per questo che, nel corso della Direzione nazionale di CIMO – Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri, sono emerse cinque richieste principali per tentare di frenare la fuga degli ospedali. (qui il comunicato CIMO).

Innanzitutto, superare il tetto di spesa sul personale, che da 15 anni non consente di dare ristoro alla categoria, costretta a turni massacranti, a sopperire ai buchi di organico e a non ricevere reali incentivi e prospettive di crescita. “Se non si interviene sul tetto di spesa – recita il comunicato CIMO – ogni ipotesi di intervento volto a garantire soddisfazione a medici e professionisti sanitari risulterà irrealizzabile. È tempo di passare dalle parole ai fatti”.

In secondo luogo, assumere medici a tempo indeterminato, anticipare l’ingresso degli specializzandi nel SSN e introdurre strumenti finalizzati a disincentivare il ricorso a società di servizi o cooperative“In particolare, la Direzione nazionale propone che ogni ora di lavoro, oltre le 38 settimanali previste dal contratto, venga retribuita almeno 120 euro, così da rendere economicamente svantaggioso il ricorso ai medici dipendenti come ‘tappabuchi’ e indurre le Aziende a bandire i concorsi. Inoltre il sindacato vigilerà attentamente sulla correttezza e sulla legalità delle gare di appalto con cui si affida la gestione di numerosi pronto soccorso e reparti al personale proposto da società private”.

Diritto al riposo, rispetto del contratto di lavoro nazionale e l’eliminazione del vincolo al numero massimo di Strutture

La terza priorità è il garantire il diritto al riposo dei medici“Sfiancati dopo più di due anni di pandemia – si legge ancora nel comunicato – con livelli di stress e burnout che mettono a rischio la salute stessa dei professionisti. Oltre a migliori opportunità economiche e di carriera, i medici chiedono prima di tutto migliori condizioni di lavoro e un giusto equilibrio tra la vita privata e la professione. Obiettivi irraggiungibili se non si incrementa il personale in corsia”.

La quarta iniziativa da adottare secondo il sindacato medico è avviare azioni legali che obblighino le Aziende a concludere le trattative dei contratti integrativi. Secondo CIMO le trattative sono spesso ritardate “in modo ingiustificabile dai Direttori generali che impediscono l’applicazione delle disposizioni economiche, normative e di carriera. Disposizioni previste dal CCNL firmato nel 2019“.

L’ultima richiesta è quella di eliminare il vincolo al numero massimo si Strutture complesse e semplici. Strutture tagliate rispettivamente tra il 2009 e il 2019 del 35,8% e del 44,1%, appiattendo in modo importante le possibilità di carriera dei medici. Oggi l’84% dei medici non ha alcuna chance di crescita. Per ovviare a tale criticità, l’ultimo CCNL ha previsto l’introduzione di 9.500 incarichi di altissima professionalità. Tuttavia solo lo 0,5% dei posti risulta assegnato. Per incentivare i medici a rimanere nel SSN andrebbero dunque assegnati gli incarichi di altissima professionalità. E’ da eliminare inoltre l’attuale rapporto di una Struttura complessa ospedaliera per ogni 17,5 posti letto e di 1,31 Strutture semplici per ogni Struttura complessa”. 

Il pensiero finale del Presidente CIMO

Il comunicato CIMO termina con un pensiero del proprio Presidente nazionale, Guido Quici. “La nave sta affondando, e con essa la tutela della salute dei cittadini. Dobbiamo fare la nostra parte per tentare di salvarla. Lo dobbiamo ai medici, a maggior ragione dopo due anni di emergenza sanitaria, e lo dobbiamo ai nostri pazienti. Ogni dimissione di un medico ospedaliero, e ormai sono decine quelle che vengono presentate quotidianamente, è una sconfitta per tutto il sistema, che ci avvicina al suo fallimento. Non possiamo arrenderci a questo scenario, è il momento di cambiare la rotta”. 

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