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Smettere di fumare come parte della cura del cancro: dalle evidenze all’integrazione nei percorsi oncologici

Tempo di lettura: 5 minuti

Lo studio di Tohmasi et al. su 13.282 pazienti: fumare dopo la diagnosi raddoppia il rischio di morte – Smettere di fumare come parte della cura del cancro: dalle evidenze all’integrazione nei percorsi oncologici

Il fumo di tabacco rimane uno dei principali fattori di rischio oncologico modificabile. In Italia, i dati AIOM/AIRTUM indicano che circa il 24% degli adulti fuma e quasi 105.000 nuove diagnosi oncologiche all’anno sono riconducibili al tabagismo, il 27% del totale.1 Negli Stati Uniti il fumo è responsabile di quasi 500 decessi per cancro al giorno, con l’85% dei decessi per neoplasie polmonari direttamente attribuibili al fumo attivo.2 A fronte di questi dati, il supporto alla cessazione rimane sistematicamente sottovalutato nelle nostre oncologie, spesso considerato non prioritario in un setting già gravato da complessità terapeutica e di risorse. 

Lo studio di Tohmasi et al.3, riporta dati di real-world che ne confermano la rilevanza. Gli Autori hanno valutato in maniera prospettica un’ampia coorte (13.282) di pazienti oncologici, indipendentemente dal tipo di tumore, dallo stadio e dal tempo dalla diagnosi. I principali endpoint dello studio sono stati il tasso di sopravvivenza a due anni, valutato sia in funzione dello stato tabagico al momento della visita indice (1725 fumatori, 4989 ex fumatori, 6568 non fumatori), sia in funzione della cessazione del fumo entro i 6 mesi successivi nei soli pazienti fumatori attivi al momento della visita indice (1.725), con analisi per sottogruppi stratificate per stadio di malattia. Rispetto ai pazienti che non avevano mai fumato, coloro che continuavano a fumare al momento della visita indice avevano un rischio di morte aumentato del 35% (aHR 1,35; IC 95%: 1,20–1,53), con una sopravvivenza a 2 anni del 76,4% rispetto all’81,4%. Il dato più significativo emerge dall’analisi secondaria: tra i 1.725 pazienti che fumavano alla visita indice, solo il 22,1% aveva smesso nei 6 mesi successivi. Chi ha proseguito a fumare ha presentato un rischio di morte superiore del 97% rispetto a chi aveva interrotto (aHR 1,97; IC 95%: 1,53–2,55), con una sopravvivenza a 2 anni del 74,7% nei fumatori persistenti rispetto all’85,1% tra chi aveva smesso. Ancora più rilevante per la pratica clinica è il dato sugli stadi avanzati: la cessazione del fumo è risultata associata a una riduzione significativa del rischio di morte (aHR 2,11; IC 95%: 1,60–2,79). Questo dato ha sfatato l’assunto secondo il quale “smettere di fumare sia inutile quando la prognosi è già compromessa”. 

Risultati analoghi sono stati riportati in studi europei. I dati di una metanalisi condotta su oltre 10.000 pazienti con tumore del polmone, ha riportato una riduzione del 29% della mortalità nei pazienti che avevano cessato di fumare al momento della diagnosi, sia nel NSCLC che nello SCLC.4 Un secondo lavoro dello stesso gruppo ha documentato, in oltre 2300 pazienti con tumore del distretto testa-collo, una riduzione del 20% della mortalità associato alla interruzione dell’abitudine tabagica.5

Questi dati sono stati confermati dallo studio prospettico multicentrico LungCAST (UK), condotto su 2.751 pazienti con NSCLC di nuova diagnosi e con verifica biochimica dello stato tabagico tramite misurazione del CO esalato. I pazienti che avevano smesso di fumare entro tre mesi dalla diagnosi presentavano una differenza in termini di sopravvivenza mediana di 10.4 mesi, indipendentemente dallo stadio (HR 0.75, IC 95%: 0,58–0,98).6 

Una umbrella review ha recentemente riportato, in una coorte complessiva di oltre 1.6 milioni di pazienti oncologici, che la cessazione del fumo comporta una riduzione della mortalità del 15-29% nel tumore del polmone, del 20% nei tumori testa-collo e del 24% nel cancro del colonretto, con dati interessanti riguardanti anche il carcinoma uroteliale e il carcinoma mammario.7

I meccanismi biologici responsabili di tale correlazione includono la riduzione della resistenza ai chemioterapici, il miglioramento dell’ossigenazione tumorale, la diminuzione delle complicanze chirurgiche e la riduzione del rischio di seconde neoplasie.

Queste evidenze rappresentano il presupposto per considerare la cessazione del fumo come il “quarto pilastro” dell’oncologia, accanto a chirurgia, radioterapia e chemio-immunoterapia.8

Un elemento di interesse pratico nello studio di Tohmasi et al. è rappresentato dall’utilizzo di uno strumento integrato nella cartella elettronica (ELEVATE) mirato alla raccolta semplice e strutturata dei dati sullo status tabagico e sulle eventuali terapie farmacologiche specifiche. Questa strategia ha consentito di snellire le procedure ambulatoriali e, in modo potenzialmente replicabile nelle varie strutture territoriali, di integrare il trattamento del tabagismo all’interno della pratica clinica.  Secondo i Numeri del Cancro 2025, solo la metà dei fumatori adulti riferisce di aver ricevuto dal proprio medico il consiglio di smettere: un dato che riflette una lacuna sistematica e non individuale.

E’ opportuno evidenziare come questo studio presenti alcuni bias che meritano attenzione: l’assenza di conferma biochimica dell’astensione, la mancanza di dati sui trattamenti oncologici specifici e il possibile “healthy quitter bias”, ovvero la tendenza dei pazienti con prognosi migliore a cessare con maggiore facilità. Tuttavia, queste limitazioni non alterano la solidità dei risultati, coerente con la letteratura internazionale.

In conclusione, la domanda non è più se la cessazione del fumo rivesta un ruolo rilevante nel percorso terapeutico dei pazienti oncologici. La domanda urgente è perché solo un paziente su cinque riesca a smettere dopo la diagnosi e perché il supporto strutturato sia ancora assente in tante oncologie italiane. Ogni visita in cui non si affronta il tabagismo è un’opportunità terapeutica persa. Strumenti e volontà esistono. Quello che manca è una scelta organizzativa precisa: integrare la cessazione del fumo come componente standard e non negoziabile della cura oncologica.

In questo contesto si inserisce la campagna “5 euro contro il fumo”, promossa a gennaio 2026 da AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM. L’iniziativa ha l’obiettivo di raccogliere 50.000 firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare che aumenti di 5 euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo, compresi i dispositivi di nuova generazione. A un mese dal lancio, 25.000 cittadini hanno già firmato, con l’adesione di 42 Società Scientifiche e 22 associazioni di pazienti. Le proiezioni indicano che tale incremento potrebbe ridurre il consumo complessivo del 37%, con ricadute significative sull’incidenza oncologica e sulla sostenibilità del SSN.9

Bibliografia

  1. AIOM/AIRTUM. I Numeri del Cancro in Italia 2025. Milano: AIOM; 2025. 
  2. Siegel, R. L., Kratzer, T. B., Giaquinto, A. N., Sung, H., & Jemal, A. (2025). Cancer statistics, 2025. CA: a cancer journal for clinicians, 75(1), 10–45. https://doi.org/10.3322/caac.21871
  3. Tohmasi S, et al. Smoking cessation and survival outcomes in cancer patients: a real-world cohort analysis. J Natl Compr Canc Netw. 2025;23(10):e257059.
  4. Caini S, Del Riccio M, Vettori V, et al. Quitting smoking at or around diagnosis improves the overall survival of lung cancer patients: a systematic review and meta-analysis. J Thorac Oncol. 2022;17(5):623–636.
  5. Caini S, Del Riccio M, Vettori V, et al. Post-diagnosis smoking cessation and survival of patients with head and neck cancer: a systematic review and meta-analysis. Br J Cancer. 2022;127:1907–1915.
  6. Gemine RE, Davies GR, Lanyon K, et al. Quitting smoking improves two-year survival after a diagnosis of non-small cell lung cancer (LungCAST study). Lung Cancer. 2023;186:107388.
  7. Petrelli F, Ghidini A, Rossitto M, et al. An umbrella review of meta-analyses on smoking cessation and cancer survival: a brief report. Lung Cancer. 2025;208:108753.
  8. Fiore MC, et al. Treating tobacco use as the “fourth pillar” of cancer treatment. JAMA Netw Open. 2019.
  9. https://www.aiom.it/al-via-la-campagna-per-aumentare-di-5-euro-il-prezzo-delle-sigarette-obiettivo-raccogliere-50mila-firme-per-la-proposta-di-legge/ 

A cura di Nicola Silvestris (Dipartimento di Area Medica e UO Oncologia Medica – IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”, Bari) ed Elena Sapuppo (Dipartimento di Area Medica e UO Oncologia Medica – IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”, Bari)

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