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Tumore al polmone EGFR mutato: una combinazione aumenta la sopravvivenza

Tempo di lettura: 4 minuti

Osimertinib associato a chemioterapia produce un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante dell’endpoint secondario di sopravvivenza globale. Ecco cosa c’è da sapere

Lo studio di Fase III FLAURA2, condotto da AstraZeneca, ha riportato risultati positivi nella terapia del tumore polmonare localmente avanzato o metastatico con mutazione EGFR (EGFRm). L’aggiunta di chemioterapia a base di pemetrexed e sali di platino a osimertinib ha determinato un miglioramento significativo sia dal punto di vista statistico che clinico nella sopravvivenza globale (OS) rispetto alla monoterapia con osimertinib, attuale standard di cura.
I dati sono stati presentati durante il Simposio Presidenziale della World Conference on Lung Cancer (WCLC) 2025, organizzata dalla IASLC, tenutasi a Barcellona dal 6 al 9 settembre.

Lo studio FLAURA2

Nell’analisi di sopravvivenza globale, la combinazione osimertinib + chemioterapia ha raggiunto una OS mediana di 47,5 mesi (quasi 4 anni), rispetto ai 37,6 mesi ottenuti con osimertinib in monoterapia. A un follow-up con maturità dati del 57%, la combinazione terapeutica ha mostrato una riduzione del rischio di morte del 23% rispetto alla monoterapia, con un hazard ratio del 0,77 (CI 95%). La sopravvivenza a 3 e 4 anni è stata rispettivamente del 63,1% e 49,1% nel gruppo combinato, contro il 50,9% e 40,8% nel braccio di monoterapia. Questi benefici sono risultati coerenti nei sottogruppi predefiniti, nonostante i pazienti nel braccio di controllo abbiano ricevuto lo standard di cura alla progressione, inclusa la chemioterapia — rafforzando così la solidità dei dati di sopravvivenza globale.

Gli eventi avversi

Nel follow-up prolungato, il profilo di sicurezza della combinazione osimertinib più chemioterapia è rimasto gestibile e in linea con quanto già noto per i singoli farmaci. Gli eventi avversi (AEs) di grado ≥3, indipendentemente dalla causa, si sono verificati nel 70% dei pazienti trattati con la combinazione, principalmente legati a effetti ben conosciuti della chemioterapia, rispetto al 34% osservato con osimertinib in monoterapia. Questi valori risultano coerenti con quelli dell’analisi primaria presentata al congresso IASLC 2023 WCLC (64% vs 27%). Le interruzioni del trattamento per eventi avversi e la tossicità a carico del bersaglio sono rimaste basse in entrambi i bracci dello studio (12% vs 7%).

I commenti degli esperti

“L’obiettivo fondamentale del trattamento del tumore del polmone in stadio avanzato è prolungare la sopravvivenza, preservando la qualità di vita dei pazienti” – spiega Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e Presidente di AIOT (Associazione Italiana di Oncologia Toracica). “Nello studio FLAURA2 – prosegue – i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule e mutazione di EGFR hanno raggiunto una sopravvivenza globale mediana di quasi 4 anni con osimertinib in combinazione con chemioterapia rispetto a circa 3 anni con il solo osimertinib. Siamo di fronte alla più lunga sopravvivenza ottenuta nel setting avanzato di prima linea”.

“Nel 2023, sempre alla Conferenza mondiale sul tumore del polmone continua de Mariniserano stati presentati i risultati dello studio FLAURA2, relativi alla sopravvivenza libera da progressione di malattia, in cui la combinazione aveva mostrato un vantaggio di quasi 9 mesi in più. I dati sulla sopravvivenza globale consolidano ulteriormente il valore della combinazione, che potrà costituire un’ulteriore opzione terapeutica accanto a osimertinib in monoterapia, che già rappresenta il trattamento standard per questi pazienti. Con due opzioni molto efficaci a base di osimertinib, i clinici possono personalizzare al meglio il trattamento, adeguandolo alle esigenze di ciascun paziente”.

“Nel 2024, in Italia, si stimano circa 45mila nuovi casi di tumore del polmone. L’80% delle diagnosi avviene in fase avanzata, da qui l’importanza di opzioni terapeutiche sempre più efficaci” – afferma Silvia Novello, Presidente di Women Against Lung Cancer in Europe – WALCE, Direttore Oncologia Medica all’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano e Ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Torino.


“La gestione del paziente con carcinoma polmonare metastatico
– prosegue – è complessa e richiede un approccio multidisciplinare, personalizzato in base alle caratteristiche molecolari e cliniche del paziente. La mutazione del gene EGFR è presente in circa il 15% dei casi di carcinoma polmonare non a piccole cellule, soprattutto nei non fumatori. Si tratta di una ‘firma molecolare’, fondamentale per la scelta della terapia personalizzata”.

“I risultati significativi dello studio FLAURA2 sottolinea Novellocostituiscono un traguardo rilevante per tutti i pazienti colpiti da tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di EGFR. È importante che la combinazione di osimertinib più chemioterapia sia accessibile ai pazienti del nostro Paese il prima possibile, affinché ne possano beneficiare in termini di sopravvivenza, ma anche di sicurezza e tollerabilità, elementi fondamentali per la qualità di vita dei pazienti”.

“I risultati più recenti dello studio FLAURA2 stabiliscono un nuovo standard di sopravvivenza per i pazienti con osimertinib più chemioterapia che mostra una sopravvivenza globale mediana di quasi quattro anni nella prima linea del tumore del polmone avanzato con mutazione di EGFR, superando il traguardo di tre anni stabilito dallo studio FLAURA – conclude Susan Galbraith, Vicepresidente Esecutivo, Oncology Haematology R&D, AstraZeneca – Negli ultimi dieci anni, osimertinib ha costantemente prodotto importanti benefici di sopravvivenza e un profilo di sicurezza tollerabile in tutti gli stadi del tumore del polmone non a piccole cellule, confermando il suo ruolo di terapia fondamentale per il tumore del polmone con mutazione di EGFR”.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio FLAURA2.

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tumore al polmone

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