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Tumore al seno triplo negativo: efficace pembrolizumab

Tempo di lettura: 3 minuti

Il farmaco avvicina questa classe di pazienti ai tassi di guarigione generali, migliorando le prospettive terapeutiche e offrendo nuove speranze di guarigione

Ci sono buone notizie per il tumore al seno triplo negativo. L’immunoterapia, in particolare attraverso il farmaco pembrolizumab, sembra poter avvicinare questa categoria di pazienti ai tassi di guarigione osservati per la malattia in generale. Se anteposta (neoadiuvante) e fatta seguire (adiuvante) all’intervento di mastectomia, l’immunoterapia è in grado di determinare un tasso di successo terapeutico mai raggiunto prima (quasi 87 per cento di sopravvivenza a cinque anni) in questa forma di cancro della mammella. I dati, presentati al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Il carcinoma mammario triplo negativo è il tipo di tumore al seno più aggressivo, rappresentando dal 10% al 15% dei nuovi casi (circa 55.700 in Italia nel 2023). Questo tipo di cancro è associato a un rischio significativamente maggiore di recidiva nei primi cinque anni dalla diagnosi.  La maggiore aggressività biologica del carcinoma mammario triplo negativo, unita alla mancanza di recettori ormonali e HER2, ha finora limitato l’efficacia delle terapie farmacologiche, che si basano principalmente sulla chemioterapia combinata con chirurgia e radioterapia.

Tuttavia, questa situazione sta per cambiare con l’introduzione dell’immunoterapia. L’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia prima dell’intervento, seguita dalla sua somministrazione in monoterapia dopo la chirurgia, sembra infatti offrire un miglioramento significativo dell’outcome rispetto alla sola chemioterapia.

Tumore al seno triplo negativo: i risultati dello studio che premia pembrolizumab

Nello studio sono state coinvolte 1.174 donne, suddivise in due gruppi per ricevere pembrolizumab e chemioterapia o quest’ultima da sola sia prima sia dopo l’intervento chirurgico. Prima di determinare il miglioramento della sopravvivenza, l’aggiunta dell’immunoterapia ha fatto crescere la quota di donne che nei cinque anni non ha subito una recidiva della malattia (81,2 per cento rispetto al 72,2 per cento registrato con la sola chemioterapia) e ridotto il rischio di morte (-34 per cento) rispetto alla chemioterapia. Risultati positivi, dunque, anche in quelli che erano gli endpoint primari dello studio.

I dati dello studio Keynote-522 sono stati commentati con grande entusiasmo a Barcellona, sede del congresso dell’Esmo. “Finora non si erano mai visti risultati di questa portata in una patologia così aggressiva” – ammette Giuseppe Curigliano, direttore della divisione sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative all’Istituto europeo di oncologia e ordinario di oncologia medica all’Università di Milano. “Avere una percentuale superiore all’86 per cento anche per il tumore al seno triplo negativo significa che abbiamo fatto progressi enormi – continua Curigliano. Per il triplo negativo il 95 per cento delle recidive si verifica nei primi tre anni. Se si supera questo intervallo, possiamo considerare una paziente guarita”.

Un altro aspetto su cui riflettere deriva dal dato di sopravvivenza libera da eventi registrato con la sola chemioterapia (72,2%). Come dichiarato da Carmen Criscitiello, specialista nell’unità operativa diretta da Curigliano, ciò equivale a dire che “molti pazienti in realtà stanno bene con la sola chemioterapia. Dobbiamo quindi essere in grado di identificare quali pazienti hanno maggiori probabilità di avere una prognosi favorevole senza immunoterapia, in modo da evitare anche lo sviluppo di forme di tossicità immuno-correlata”. Condizioni che, nello studio in questioe, sono emerse con una frequenza doppia (44,8%) rispetto al gruppo trattato esclusivamente con chemioterapia (22,9%). Tra gli eventi avversi più comuni si sono riscontrate reazioni nella sede di infusione (18%) e ipotiroidismo (15%).

Verso l’estensione d’uso di pembrolizumab al tumore al seno triplo negativo

La selezione delle pazienti sarà importante anche per ragioni finanziarie. “Molti Paesi hanno restrizioni e non sono in grado di rimborsare l’immunoterapia – spiega Criscitiello. L’esperta studia anche la possibile integrazione di un’altra forma di immunoterapia nel trattamento della forma più aggressiva di carcinoma della mammella. “Sebbene i benefici dell’assunzione di pembrolizumab siano significativi – aggiunge Criscitiello – la considerazione di questi altri fattori sarà fondamentale per una integrazione efficace e responsabile del regime chemioimmunoterapico nella pratica clinica”.

Sulla base dei risultati dello studio Keynote-522, Merck Sharp & Dohme procederà prima a livello europeo e poi nazionale con la richiesta di estensione d’uso di pembrolizumab anche al trattamento del tumore al seno triplo negativo.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio KEYNOTE-522.

Fonte dichiarazioni: Esmo Daily Reporter

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