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Che protezione offrono i nuovi vaccini specifici per Omicron? Lo studio

Tempo di lettura: 3 minuti

Secondo uno studio pubblicato su ‘Nature’ i vaccini Covid aggiornati offrono all’incirca la stessa protezione dei booster esistenti. Vediamo perché

A cura di Davide Pezza

Nei prossimi giorni arriveranno in Italia i vaccini aggiornati alla variante Omicron 1. La speranza è che i nuovi booster garantiscano una protezione maggiore, contro le nuove varianti, rispetto ai vaccini ‘originali’ utilizzati in questi anni di pandemia. Secondo un ampio studio pubblicato sulla rivista ‘Nature’ in realtà non è proprio così. L’analisi in questione suggerisce infatti che i booster aggiornati sembrano offrire, in linea di massima, la stessa protezione di una dose extra di vaccini ‘standard’, specie quando si tratta di evitare i ricoveri. (Qui lo studio integrale).  

In realtà, a livello internazionale, già vari esperti in queste settimane hanno mostrato scetticismo per i nuovi booster. “Questo non è una sorta di super-scudo contro le infezioni rispetto a quello che si sarebbe potuto ottenere un mese fa” – afferma John Moore, scienziato del vaccino presso la Weill Cornell Medicine di New York. “Le autorità di regolamentazione degli Stati Uniti e del Regno Unito avrebbero dovuto prendere in considerazione la potenziale efficacia dei vaccini aggiornati prima di autorizzarli” – Sostiene Moore.

I nuovi booster anti-Covid aggiornati sono stati sperimentati in gruppi più piccoli rispetto alla prima generazione di vaccini. Questa differenza relativa alla sperimentazione dei vaccini non è assolutamente un dettaglio. Per valutare l’efficacia dei nuovi booster gli sviluppatori hanno tipicamente misurato le risposte immunitarie dei partecipanti, in particolare gli anticorpi ‘neutralizzanti’ che bloccano le infezioni, e le hanno confrontate con quelle persone che hanno ricevuto un’altra dose del vaccino originale. 

Lo studio del team di Deborah Cromer

La maggior parte di questi studi ha rilevato che i vaccini aggiornati hanno ottenuto risultati (solo) leggermente migliori rispetto ai vaccini originali. Per cercare di dare migliori spiegazioni e certezze, un team guidato da Deborah Cromer, nota modellatrice matematica, ha raccolto tutti i risultati aggiornati delle sperimentazioni sui vaccini. A questi, sono stati aggiunti anche risultati relativi a studi di quarta dose del vaccino originale. Secondo questa ricerca, entrambe le tipologie di vaccino hanno “fatto salire alle stelle” i livelli di anticorpi, ma le versioni aggiornate lo hanno fatto a livelli in media 1,5 volte superiori rispetto ai vaccini standard. In altre parole, come ha affermato Cromer, non stiamo parlando di un cambio di passo

In ogni caso, numerosi studi, recenti e non, suggeriscono che livelli più elevati di anticorpi ‘neutralizzanti’ equivalgono a una migliore protezione contro il Covid. Ma dagli studi sui vaccini aggiornati non era totalmente chiaro quanto questi potessero essere più efficaci. Per determinarlo, il team di Cromer ha applicato un modello sviluppato mettendo in relazione l’efficacia dei vaccini Covid originali con i livelli anticorpi. Il modello ha rilevato che la maggior parte dei vantaggi dei vaccini aggiornati deriva dall’assunzione di una dose extra di qualsiasi vaccino. Ad esempio, in una popolazione in cui metà delle persone è già protetta contro un’infezione sintomatica da SARS-CoV-2 per via di vaccini e infezioni precedenti, un vaccino di richiamo aggiornato ha aumentato la protezione dall’86% al 90%. Per la protezione contro le malattie gravi, le differenze nella protezione erano di pochi decimi percentuali. Insomma, vantaggi davvero minimi

Ecco come i vaccini aggiornati potrebbero portare maggiori benefici


Al contrario però, seguendo sempre lo studio in questione, a livello di popolazione i booster aggiornati potrebbero portare maggiori benefici. Il team di Cromer ha stimato che, per ogni 1.000 persone, una campagna di richiamo basata su vaccini aggiornati comporterebbe in media 8 ricoveri in meno rispetto a una basata su vaccini meno recenti. Si tratterebbe dunque di un vantaggio concreto. “Se ciò si traduce in letti d’ospedale salvati e casi gravi evitati, potrebbe essere un livello sufficiente per giustificare la raccomandazione per una variante di richiamo – afferma Cromer. I vantaggi relativi dei booster basati su varianti potrebbero aumentare, quando l’immunità preesistente diventa improvvisamente bassa a causa di una nuova variante. Ciò si è verificato a dicembre con l’emergere di Omicron e potrebbe accadere di nuovo. In questo scenario, un vaccino a base di Omicron potrebbe fornire una protezione decisamente migliore rispetto ai vecchi vaccini ancestrali” – conclude Cromer. 


Fonte: https://www.nature.com/articles/d41586-022-02806-5#ref-CR1
           

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