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Alzheimer, radiotracciante per Pet rileva segnali precoci della patologia

Tempo di lettura: 2 minuti

In una ricerca condotta da un team di scienziati dell’Università di Pittsburgh il radiotracciante per l’esame Pet ha mostrato di rilevare caratteristiche utili per stilare una diagnosi precoce

Importante passo in avanti in tema di Alzheimer, più precisamente in merito alla diagnosi della patologia neurodegenerativa. Un nuovo agente altamente selettivo, utilizzato nell’esame PET, sarebbe in grado di rilevare la presenza di iper-espressione di monoammino ossidasi-B (MAO-B) nelle persone con alterazione cognitiva. Tale procedimento permette infatti di individuare i soggetti con elevati segni di beta amiloide, segnale precoce della malattia di Alzheimer. Il radiotracciante, denominato 18F-SMBT-1, consentirebbe quindi di comprendere meglio il ruolo dell’infiammazione nella malattia di Alzheimer in modo da classificare i pazienti in modo più accurato e indicare una prognosi in fase precoce. L’importante studio è stato condotto da un team dell’Università di Pittsburgh, in Pennsylvania. L’estratto è visibile sul ‘Journal of Nuclear Medicine’

L’infiammazione neurologica che accompagna la malattia coinvolge astrociti reattivi che iper-esprimono MAO-B. Il nuovo radiotracciante è altamente selettivo proprio per Mao-B, legandosi maggiormente agli astrociti. Una caratteristica che, come spiegato dal principale autore dello studio Victor Villemagne, “fa pensare che questo agente possa essere usato come marker di astrogliosi reattiva nella malattia di Alzheimer”.

Lo studio ha coinvolto tre gruppi di persone. 57 senza alterazioni cognitive, 12 soggetti che rientravano nei criteri di diagnosi di lieve alterazione cognitiva e 8 persone con malattia di Alzheimer. I partecipanti si sono sottoposti a diversi esami di imaging, tra cui soprattutto PET con 18F-SMBT-1. Quest’ultimo è risultato altamente correlato con la presenza di proteina beta-amiloide.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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