Italian Medical News

Covid 19 come malattia professionale per sanitari e lavoratori a rischio

Tempo di lettura: 2 minuti

La decisione è stato comunicata dalla Commissione europea in accordo con lavoratori e datori di lavoro. Aggiornato anche l’elenco delle malattie professionali

Stati membri, lavoratori e datori di lavoro, in sede di comitato consultivo dell’UE per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro (CCSS) hanno raggiunto un accordo sulla necessità di riconoscere la Covid-19 come malattia professionale. L’accordo riguarda i settori dell’assistenza socio-sanitaria e dell’assistenza a domicilio. Riguarda inoltre anche il contesto pandemico, dunque in quei settori in cui sono maggiori le attività con rischio accertato di infezione. Raggiunto anche un ulteriore accordo per l’aggiornamento dell’elenco dell’UE delle malattie professionali. 

Nicolas Schmit, Commissario per il Lavoro e il diritti sociali, ha rilasciato importanti dichiarazioni in merito. “L’accordo raggiunto è un segnale politico forte per quanto riguarda il riconoscimento dell’impatto della Covid-19 sui lavoratori nonché del contributo fondamentale del personale socio-sanitario e degli altri lavoratori esposti ad un rischio maggiore di contrarre la malattia. Sulla base di tale accordo, la Commissione aggiornerà la sua raccomandazione sulle malattie professionali. Il fine sarà promuovere il riconoscimento della Covid-19 come malattia professionale da parte di tutti gli Stati membri”. 

ll quadro strategico

L’accordo costituisce un passo importante per l’attuazione del quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro 2021-2027. All’interno di esso, adottato dalla Commissione nel giugno 2021, viene esplicitamente dichiarato che entro la fine dell’anno sarà aggiornata la raccomandazione sulle malattie professionali al fine di includere la Covid-19. Il quadro definisce le azioni chiave a livello dell’UE. Uno degli obiettivi fondamentali traversali sarà migliorare la preparazione a potenziali crisi sanitarie future. Obiettivo che implica anche un rafforzamento del sostegno ai lavoratori durante eventuali future ondate di Covid. 

Per via di questi accordi cambierebbe lo scenario anche nel nostro Paese. In Italia si potrebbe così aprire la porta al riconoscimento della malattia professionale anche per tutti quei sanitari non iscritti allInail. Dunque figure come medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, farmacisti privati, odontoiatri liberi professionisti e altri sanitari liberi professionisti. Questi professionisti fino ad oggi non hanno potuto godere del trattamento da infortunio sul lavoro corrisposto invece ai loro colleghi dipendenti iscritti all’Inail. È bene ricordare che sono oltre 300.000 i sanitari italiani che hanno contratto il virus. 

Potrebbe interessare anche Covid, scoperte in Italia le cause genetiche dei casi asintomatici

covid


Condividi:
ISCRIVITI Subito ALLA NEWSLETTER
non perderti le news!