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CRC: dallo studio NO-CUT alla Biopsia liquida e ctDNA

Tempo di lettura: 3 minuti

Dallo studio NO-CUT alla biopsia liquida: il ctDNA apre la strada a nuove strategie personalizzate e meno invasive nel carcinoma del colon-retto

Il carcinoma del colon-retto (CRC) si conferma oggi come una delle principali emergenze oncologiche globali, rappresentando la seconda causa di morte per neoplasia. Nonostante l’efficacia dei programmi di screening, i dati epidemiologici più recenti evidenziano un preoccupante trend in crescita, con una stima di oltre 1,9 milioni di nuovi casi annui. Particolarmente allarmante è il sensibile aumento dell’incidenza tra la popolazione under 50 (early-onset CRC), un fenomeno che impone una revisione delle strategie di prevenzione e l’adozione di approcci diagnostici e terapeutici sempre più precoci e personalizzati.

Per i pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato (stadio II-III) e stabilità microsatellitare  lo standard attuale prevede la Terapia Neoadiuvante Totale (TNT) seguita dalla chirurgia. Tuttavia, la strategia “Watch and Wait” (monitoraggio attivo senza operazione) sta emergendo come opzione per chi ottiene una risposta clinica completa, con l’obiettivo di preservare l’organo e la qualità della vita.

Lo studio NO-CUT

In questo contesto, si inserisce lo studio NO-CUT pubblicato su THE LANCET, uno studio italiano di fase 2, il quale ha valutato una strategia di terapia neoadiuvante totale (TNT), basata su CAPOX e chemio-radioterapia, in pazienti con adenocarcinoma del retto localmente avanzato. La ricerca ha validato la gestione non chirurgica (watch and wait) nei pazienti con risposta clinica completa, ponendo la sopravvivenza libera da recidiva a distanza (DMFS) a 30 mesi come endpoint primario per confermare la sicurezza della preservazione d’organo.

Lo studio NO-CUT ha evidenziato che la terapia neoadiuvante totale (TNT) consente al 26% dei pazienti con adenocarcinoma del retto di ottenere una risposta clinica completa e accedere alla gestione non chirurgica, con una sopravvivenza libera da recidiva a distanza del 95% a 30 mesi. Il profilo di sicurezza è risultato favorevole, con la positività del ctDNA post-TNT confermata come fattore prognostico e predittivo chiave per il rischio di recidiva.

Cos’è la biopsia liquida?

La biopsia liquida consiste in un esame innovativo e non invasivo che permette di ottenere informazioni genetiche su un tumore attraverso un semplice prelievo di sangue o di altri fluidi corporei (come urine o saliva). A differenza della biopsia tradizionale, che richiede l’asportazione chirurgica di un frammento di tessuto, questa tecnica analizza le tracce che il tumore rilascia spontaneamente nel circolo sanguigno.

Nel caso specifico del cancro del colon retto, la biopsia liquida ricerca principalmente il CtDNA,  DNA tumorale circolante, ovvero piccoli frammenti di materiale genetico rilasciato dalle cellule tumorali quando muoiono. Dopo che il paziente ha completato la terapia neoadiuvante (chemio e radioterapia), i medici eseguono una biopsia liquida. Se il test del ctDNA risulta negativo, significa che nel sangue non ci sono più tracce genetiche del tumore. Questo dato, unito a una colonscopia negativa, dà ai medici la fiducia necessaria per proporre la gestione non chirurgica, poiché il rischio che siano rimaste cellule invisibili è molto basso.

A questo punto occorre identificare la malattia residua minima (MRD): Il limite della TAC e della risonanza è che non vedono ammassi di cellule più piccoli di pochi millimetri. La biopsia liquida, invece, “sente” la presenza di molecole tumorali.

Interpretazione dei risultati

  • ctDNA Positivo: Anche se la TAC è pulita, il test indica che il tumore è ancora attivo. In questo caso, l’intervento chirurgico è considerato indispensabile.
  • ctDNA Negativo: Conferma che la terapia ha eliminato la malattia a livello molecolare.

Per i pazienti che scelgono di non operarsi, la biopsia liquida funge da sistema di allarme precoce. Viene ripetuta ogni 3-6 mesi:

  • Se il test torna positivo durante l’osservazione, i medici sanno che il tumore sta riemergendo mesi prima che appaia sulla TAC. Questo permette di intervenire chirurgicamente tempestivamente (“chirurgia di salvataggio”), mantenendo comunque alte le probabilità di guarigione.

In conclusione, oltre a evitare l’intervento, la biopsia liquida aiuta a capire se, dopo un’eventuale asportazione parziale, sia necessaria la chemioterapia precauzionale. Se il sangue è pulito (ctDNA negativo), il paziente può spesso evitare mesi di trattamenti tossici.

Per approfondimenti, rimandiamo all’articolo completo su The Lancet.

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