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Diabete di tipo 1: scoperti nuovi biomarcatori

Tempo di lettura: 3 minuti

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Siena ha scoperto nuovi biomarcatori che potrebbero facilitare lo sviluppo di trattamenti personalizzati per il diabete di tipo 1

Dall’Università di Siena arriva la scoperta di nuove potenziali strategie per il trattamento personalizzato del diabete mellito di tipo 1, che potrebbero migliorare la diagnosi e la gestione della malattia. Il team di ricerca, guidato da Francesco Dotta, professore ordinario di Endocrinologia presso l’ateneo senese e direttore della UOC Diabetologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Siena, ha pubblicato i risultati dello studio sulla rivista ‘Cell Reports Medicine’. Questo lavoro è stato finanziato dall’Unione europea nell’ambito del progetto ‘Innodia’ e dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Centro nazionale ‘Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a RNA’.

Utilizzando una tecnologia avanzata di sequenziamento dell’RNA, che richiede solo pochi microlitri di sangue, i ricercatori senesi hanno individuato un gruppo di microRNA circolanti. Questi potrebbero diventare strumenti diagnostici e prognostici preziosi per la malattia, come riportato dalla nota ufficiale dello studio.

I microRna derivano da una particolare regione del cromosoma 14: 14q32

“I microRnacommenta Guido Sebastiani, professore associato di Medicina di laboratorio all’Università di Siena e primo autore dello studiosono piccole molecole di Rna che regolano molti processi biologici, collegate all’insorgenza e alla progressione del diabete mellito di tipo 1. In questo lavoro abbiamo analizzato i microRna presenti nel sangue di un ampio gruppo di persone affette da questa malattia, rivelando un insieme di microRna derivanti da una specifica regione del cromosoma 14, nota come 14q32, e che è anche associata al rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 1“.

Questi microRna hanno permesso di identificare due sottogruppi di persone con diabete mellito di tipo 1, chiamati cluster A e cluster B. Analisi successive su un altro gruppo di persone con diabete mellito di tipo 1 hanno confermato questa distinzione. In particolare, le persone appartenenti al Cluster B, che presentano un’espressione aumentata di un gruppo specifico di microRna, mostrano un miglior controllo della glicemia e un profilo immunologico del sangue diverso.

“La ricercaspiega Dottaha identificato potenziali biomarcatori che potrebbero cambiare il modo in cui comprendiamo e trattiamo il diabete di tipo 1. Questa scoperta, unita all’evidenza che anche il diabete mellito di tipo 1 è una malattia eterogenea, offre speranza per terapie più mirate e personalizzate e quindi per un migliore trattamento della malattia nel prossimo futuro. Sottolineo inoltre che, a oltre un secolo dalla scoperta dell’insulina, a oggi l’unica terapia possibile nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 1, si stanno finalmente sviluppando strategie terapeutiche mirate a proteggere le cellule beta del pancreas, bloccando quelle cellule del sistema immunitario responsabili della comparsa della malattia”.

Il grande potenziale di questa scoperta

Un primo farmaco, un anticorpo monoclonale mirato contro i linfociti T, è già stato approvato dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti. In questo contesto, mediante un approccio di medicina personalizzata, specifici microRNA circolanti possono essere ottimi candidati per identificare i sottogruppi di pazienti da trattare con la strategia terapeutica più adatta. La scoperta del gruppo di ricerca dell’Università di Siena suggerisce che i microRNA circolanti possono essere misurati tramite un semplice prelievo di sangue periferico, permettendo di identificare due distinti sottogruppi di individui con diabete mellito di tipo 1, ognuno con caratteristiche immunologiche e cliniche specifiche. Questo può portare a nuove strategie di trattamento personalizzate, migliorando sia la diagnosi che la gestione della malattia.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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