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I gliomi cerebrali spiegati dal Dott. Andrea Sponghini

Tempo di lettura: 4 minuti

In occasione del ‘World Cancer Day 2024’, celebratasi ieri 4 febbraio, approfondiamo i gliomi cerebrali insieme ad un grande esperto in materia: Il Dott. Andrea Pietro Sponghini

Ogni anno il 4 febbraio si celebra la Giornata mondiale contro il cancro, ‘World Cancer Day’, promossa dalla UICC – Union for International Cancer Control – e sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La Giornata rappresenta un importante richiamo a riflettere su cosa Istituzioni e individui possono fare insieme per combattere il cancro.

‘Close the Care Gap’ (Colmare il gap sulla cura) è il tema al centro della campagna 2024. Lo slogan richiama l’attenzione sull’importanza della comprensione e del riconoscimento delle disuguaglianze nella cura del cancro in tutto il mondo. Disuguaglianze che purtroppo esistono anche per la seguente neoplasia: il glioma cerebrale. I gliomi cerebrali sono dei tumori che originano dalle cellule della glia, o cellule gliali, che regolano e coadiuvano lo sviluppo dei neuroni, e che si possono sviluppare in qualsiasi distretto del sistema nervoso centrale. Per saperne di più su questa tipologia di tumore, Italian Medical News ha intervistato un esperto del settore: Il Dott. Andrea Pietro Sponghini, Responsabile degenza della S.C.D.U. di Oncologia presso l’A.O.U. ‘Maggiore della Carità’ di Novara.

Il glioma cerebrale: un tumore tanto raro quanto pericoloso

Dottore, può dirci in cosa consiste il glioma cerebrale?

I gliomi cerebrali sono tumori che interessano il sistema nervoso centrale. Non si tratta di tumori che occupano i neuroni, cioè le cellule principali del sistema nervoso, bensì tutte quelle cellule che servono come sostegno ai neuroni ed in generale alle cellule principali. Esempi di questa tiplogia di cancro sono gli astrocitomi, ependimomi, oligodedrogliomi, gliomi misti etc. L’importante è che si capisca che la malattia comprende questo gruppo di cellule, e non quelle principali”.

“Per fortuna i gliomi cerebrali non rappresentano una categoria con un elevato numero di casi; si parla di un tasso di incidenza che si attesta intorno a 6 casi ogni 100.000 abitanti all’anno. Questi numeri non sono paragonabili, ad esempio, a quelli delle neoplasie mammarie, che sono più elevati. Tuttavia, nonostante la loro relativa rarità, i tumori cerebrali possono colpire una varietà di fasce d’età, coinvolgendo sia giovani adulti che adulti, e persino bambini. Nel contesto odierno, ci concentreremo principalmente sulle neoplasie cerebrali degli adulti. Il glioma cerebrale, inoltre, può essere classificato in quattro gradi principali, variando dal grado uno, meno aggressivo, al grado quattro, il più aggressivo.

Una sintomatologia ‘sfumata’

Si tratta di una patologia sintomatica?

“Si, I tumori cerebrali possono presentare segni, ma spesso, soprattutto nelle fasi iniziali, si manifestano con sintomi sfumati. Per ‘sfumati’ intendo il fatto che noi oncologi non possiamo immediatamente identificare un paziente con sospetto di tumore cerebrale basandoci su un singolo segno, poiché i sintomi iniziali possono essere vaghi. Ad esempio, possono verificarsi cefalee, episodi di vomito a getto o, nei bambini, deformazioni craniche. Si possono anche osservare cambiamenti nell’umore, con pazienti che diventano irritabili o soffrono di insonnia incoercibile. Altri sintomi del glioma cerebrale includono disturbi del linguaggio, come l’afasia (incapacità di pronunciare alcune parole) o l’amnesia (momenti di dimenticanza). Alcune patologie, come le crisi epilettiche, possono comparire come epifenomeno associato”.

“I sintomi dei tumori cerebrali compaiono in base all’area specifica dell’encefalo, ossia del cervello, che è interessata dalla formazione e dalla crescita del tumore. Ad esempio, se il glioma si sviluppa nelle vicinanze dell’area del linguaggio, i pazienti potrebbero manifestare fin da subito problemi linguistici. In sostanza, tutto dipende dalla parte del cervello colpita. È importante sottolineare che, inizialmente, individuare il sospetto di una neoplasia non è semplice. I sintomi sono presenti, ma è necessario identificarli attentamente per comprendere la natura del problema”.

Diagnosi e fattori di rischio

Come si attua invece una corretta diagnosi per questa neoplasia?

“Una volta sospettato un possibile caso, il primo passo consiste in un esame neurologico mirato. Per quanto riguarda gli esami strumentali, si utilizzano la tomografia computerizzata (TAC) encefalica e soprattutto la risonanza magnetica, che può essere integrata con la spettroscopia per una maggiore precisione nella comprensione del sospetto di glioma cerebrale. È chiaro che, di fronte a una diagnosi con una lesione cerebrale, si presentano due possibili approcci: la biopsia per tipizzare il tipo di tumore, oppure, se si sospetta una neoplasia di alto grado, l’intervento chirurgico.”

È possibile individuare delle cause, o comunque dei principali fattori di rischio?

“Anche nel 2024, individuare vere cause o fattori di rischio definitivi per il glioma cerebrale rimane una sfida. L’unica eccezione riguarda i tumori cerebrali nei bambini, dove entrano in gioco fattori come l’ereditarietà e, di conseguenza, sindromi genetiche. Nel caso degli adulti, spesso si tratta di tumori definiti ‘sporadici’. Naturalmente, possono esistere fattori familiari o, ad esempio, cause legate all’esposizione a radiazioni ionizzanti o campi magnetici di forte intensità. Tuttavia, al momento attuale, non disponiamo ancora di una comprensione certa delle cause profonde e chiare legate a questa neoplasia”.

Gli attuali trattamenti e una ricerca ancora in difficoltà

Quali sono invece le attuali terapie per questa neoplasia?

“Il primo approccio, quando possibile, è di tipo chirurgico, dunque neurochirurgico. Negli ultimi 20 anni le tecniche sono decisamente migliorate. Si possono infatti effettuare degli interventi che anni fa erano impensabili. Si deve tenere conto del fatto che quando si operano zone del cervello, il rischio di causare danni permanenti sia sul linguaggio, sia sulle movenze fisiche, è molto elevato. Quindi ci sono delle sedi profonde, delle zone dell’encefalo, che devono essere toccate con molta maestria e attenzione. In sostanza l’approccio chirurgico oggi è la tecnica di elezione.

“Poi abbiamo l’approccio radioterapico, che può essere singolo (cioè senza intervento chirurgico precedente) oppure integrato (chirurgia + radioterapia). Oppure ci può essere la radio-chemioterapia con l’ausilio della temozolomide. Nei casi peggiori si possono utilizzare terapie prettamente oncologiche a base di farmaci. Tutto questo per cercare di ottenere il meglio. È chiaro che tutti i gliomi sono neoplasie che non possono portare purtroppo alla guarigione totale del paziente. Anzi, soprattutto nelle forme più aggressive la sopravvivenza è limitata nel tempo”.

“Per quanto riguarda la ricerca, nonostante i tantissimi sforzi internazionali, non abbiamo nuovissimi farmaci in questo campo, proprio per la difficoltà di utilizzo in un’area cosi delicata come quella del cervello. Anche l’immunoterapia, nonostante il successo riscosso in diverse neoplasie come il polmone o il melanoma, non ha avuto altrettanto impatto nei gliomi. Tuttavia, mantengo fiducia e spero che nei prossimi anni emergano nuove terapie e nuove prospettive per affrontare questa sfida.”

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