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Infarto: ecco perché va curato con le cellule staminali

Tempo di lettura: 2 minuti

La terapia con cellule staminali è associata a un minor rischio di insufficienza cardiaca nei pazienti che hanno subito un infarto. Questo trattamento riduce in modo significativo la probabilità di futuri eventi avversi

Uno studio clinico condotto dall’Università di Shiraz in Iran e pubblicato sul British Medical Journal ha evidenziato che la terapia con cellule staminali può ridurre il rischio di insufficienza cardiaca e di ricoveri ospedalieri rispetto alle cure standard dopo un infarto. Secondo i ricercatori, questa metodica potrebbe rappresentare un importante approccio complementare per i pazienti colpiti da infarto, contribuendo a prevenire l’insufficienza cardiaca e a diminuire la probabilità di nuovi eventi avversi.

I ricercatori hanno valutato gli effetti dell’infusione diretta di cellule staminali nelle arterie coronarie – i vasi che portano ossigeno al cuore – dopo un infarto, analizzandone l’impatto sullo sviluppo di insufficienza cardiaca nel corso di tre anni.

Lo studio nel dettaglio

Lo studio ha coinvolto 396 pazienti di età compresa tra 57 e 59 anni, senza precedenti patologie cardiache, seguiti in tre ospedali universitari iraniani. Tutti avevano subito un primo infarto che aveva provocato un danno esteso al muscolo cardiaco e una riduzione della funzionalità del ventricolo sinistro, troppo debole per pompare il sangue con la stessa efficacia di prima. Tra questi, 136 pazienti hanno ricevuto un’infusione intracoronarica di cellule staminali mesenchimali entro 3-7 giorni dall’infarto, in aggiunta alle cure standard, mentre i 260 pazienti del gruppo di controllo hanno ricevuto soltanto la terapia convenzionale. Il team di esperti ha monitorato tutti i partecipanti per una media di 33 mesi.

I risultati hanno mostrato che, rispetto al gruppo di controllo, l’infusione di cellule staminali ha determinato una riduzione significativa dei casi di insufficienza cardiaca (2,77 contro 6,48 ogni 100 individui), dei nuovi ricoveri per insufficienza cardiaca (0,92 contro 4,20 ogni 100 individui) e della combinazione di eventi avversi maggiori – decessi per cause cardiovascolari o nuovi ricoveri per infarto o insufficienza cardiaca – (2,8 contro 7,16 ogni 100 persone).

Dopo sei mesi, inoltre, i pazienti trattati con cellule staminali hanno mostrato un miglioramento più marcato della funzionalità cardiaca rispetto al momento immediatamente successivo all’infarto, risultato che non è stato osservato nel gruppo di controllo.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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