IL TRATTAMENTO DEL PIEDE PIATTO PEDIATRICO OLTRE L’ABUSO PRESCRITTIVO DI ORTESI PLANTARI NEI SOGGETTI ASINTOMATICI; VERSO UNA CINEMATICA DINAMICA
Il piede piatto flessibile in età pediatrica rappresenta da sempre uno dei principali motivi di consultazione in ambito ortopedico e riabilitativo. Tuttavia, la gestione clinica di questa condizione ha sofferto storicamente di un paradosso terapeutico. Un ricorso massiccio e spesso ingiustificato a ortesi plantari in soggetti completamente asintomatici. Negli ultimi anni, le linee guida internazionali basate sulle evidenze (EBM) stanno imponendo un drastico cambio di rotta, spostando l’attenzione dall’allineamento puramente statico alla cinematica dinamica del cammino.
Il declino del plantare “preventivo”
Il punto di rottura più significativo nella letteratura recente riguarda l’efficacia dei supporti ortotici ( i cosiddetti plantari) nei bambini con piede piatto flessibile asintomatico.
Studi clinici longitudinali e revisioni sistematiche hanno ampiamente dimostrato che l’utilizzo di plantari non accelera né influenza lo sviluppo fisiologico dell’arco plantare longitudinale mediale. Questo,infatti, si stabilisce naturalmente entro gli 8-10 anni di vita grazie alla maturazione muscolo-scheletrica e legamentosa.
La prescrizione routinaria di plantari in assenza di dolore, limitazione funzionale o affaticamento precoce è oggi considerata una pratica inappropriata, che rischia di generare ansia familiare e ostacolare il normale input propriocettivo plantare durante le attività motorie.
La rivoluzione della Gait Analysis 3D e della cinematica del retropiede
La vera novità diagnostica risiede nel superamento della classica valutazione morfologica statica (podoscopia) a favore dell’analisi tridimensionale del cammino (3D Gait Analysis). L’applicazione di protocolli di tracciamento dei segmenti del piede (come il Cleveland Clinic Clinical Foot Model o il Leardini Foot Model) permette oggi ai clinici di differenziare un piede piatto fisiologico da uno patologico in base a parametri dinamici oggettivi:
- Cinematica multi-segmentale: Valutazione della reale escursione in pronazione dell’articolazione sottoastragalica durante la fase di appoggio (stance phase).
- Forze di reazione al suolo: Misura del trasferimento del carico sul mesopiede e sulla prima testa metatarsale mediante pedane baropodometriche dinamiche integrate.
- Timing di attivazione: Analisi elettromiografica (EMG) dei muscoli stabilizzatori, in particolare del tibiale posteriore. Questo è utile per individuare deficit di reclutamento responsabili del mancato blocco dell’articolazione medio-tarsale in fase di spinta (push-off).
Chirurgia mininvasiva: indicazioni e timing
Nei rari casi di piede piatto flessibile doloroso e refrattario al trattamento conservativo attivo (focalizzato sul rinforzo selettivo dei cavatori del piede), l’approccio chirurgico ha visto un consolidamento delle tecniche mininvasive.
L’artrorisi della sottoastragalica (mediante l’inserimento di una vite endorotulea o endosenotarsica) rimane il gold standard tra gli 8 e i 12 anni di vita. La novità risiede nei materiali bioassorbibili di ultima generazione, che riducono il tasso di complicanze legate alla persistenza del corpo estraneo e la necessità di un secondo intervento di rimozione.
La transizione verso una gestione basata sulle evidenze richiede di educare le famiglie all’autolimitazione del problema e di riservare l’approccio ortesico e riabilitativo mirato esclusivamente ai casi clinicamente e dinamicamente sintomatici, promuovendo il cammino a piedi scalzi e l’attività neuro-motoria globale come principali catalizzatori dello sviluppo del piede.
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