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Sclerosi multipla, ottimi risultati dai test con cellule staminali

Tempo di lettura: 2 minuti

Un team italo-britannico ha dimostrato che l’iniezione di cellule staminali nel cervello di pazienti con sclerosi multipla progressiva è sicura, ben tollerata e ha un effetto protettivo duraturo

Un trial clinico sulla sclerosi multipla progressiva ha riportato risultati promettenti. Un team italo-britannico, infatti, ha confermato la sicurezza e la buona tollerabilità dell’iniezione di un particolare tipo di cellule staminali nel cervello dei pazienti affetti da questa forma di sclerosi multipla (SM). I risultati, pubblicati sulla rivista Cell Stem Cell, indicano inoltre un effetto duraturo che sembra proteggere il cervello da ulteriori danni. Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge, dell’Università di Milano Bicocca, dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza dell’Ente Ospedaliero Cantonale di Lugano, e dell’Università del Colorado, costituisce un significativo passo avanti nel percorso verso lo sviluppo di una terapia cellulare avanzata per la SM progressiva.

Gli scienziati hanno concluso con successo uno studio clinico di fase iniziale, focalizzato sull’iniezione di cellule staminali neurali nel cervello di 15 pazienti italiani affetti da sclerosi multipla (SM). Il team italiano, in precedenza, aveva già dimostrato la capacità di generare una fornitura praticamente illimitata di tali cellule staminali da un unico donatore. In prospettiva, potrebbe diventare fattibile derivare direttamente queste cellule dal paziente stesso, contribuendo così a risolvere le sfide pratiche associate all’utilizzo di tessuti fetali allogenici.

I risultati dopo un anno di osservazione

Il team ha monitorato attentamente i pazienti per un periodo di 12 mesi, durante il quale non sono stati registrati decessi legati al trattamento o eventi avversi gravi. Al momento dell’inizio dello studio, tutti i pazienti presentavano livelli significativi di disabilità, con la maggior parte di essi confinati su sedia a rotelle. Tuttavia, nel corso dei 12 mesi di osservazione, nessuno ha manifestato un aumento della disabilità o un peggioramento dei sintomi. Complessivamente, secondo gli studiosi, ciò indica una notevole stabilità della malattia, senza segni di progressione.

I ricercatori hanno scoperto che maggiore era la dose di cellule staminali iniettate, minore era la riduzione del volume cerebrale nel tempo. Il team ha anche cercato segni che le cellule staminali stessero avendo un effetto neuroprotettivo. “I nostri risultati sono un passo verso lo sviluppo di una terapia cellulare per trattare la SM” dichiara Stefano Pluchino dell’Università di Cambridge.

Clicca qui per leggere i risultati originali dello studio italo-britannico.

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