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Scoperta proteina “spenta” che riattiva le difese contro il cancro

Tempo di lettura: 3 minuti

Si chiama Catepsina D ed è una proteina chiave nel microambiente tumorale. Inibirla riaccende la risposta immunitaria contro il cancro

Il suo nome è Catepsina D ed è una proteina determinante nella crescita di molti tumori solidi. Nei modelli preclinici, “silenziarla” permette al sistema immunitario di tornare ad attaccare le cellule cancerose, delineando un approccio potenzialmente applicabile a un’ampia gamma di tipologie di cancro.

A portare avanti questa linea di ricerca, attualmente in fase pre-clinica su modelli animali, è la start-up biotech Cathinvest, sostenuta dall’Istituto Diffuso, la nuova rete che unisce l’Institut du Cancer de Montpellier, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l’IRCCS Ospedale San Raffaele. Promosso dalla Fondazione Gianni Bonadonna con il supporto del Gruppo Prada, il progetto è stato presentato a Milano in occasione della conferenza internazionale Innovation in Oncology, illustrato dal presidente della Fondazione, Luca Gianni, insieme a numerosi esperti.

La conferenza è promossa dalla Fondazione Bonadonna con il supporto del Gruppo Prada, insieme alla Fondazione Michelangelo e alla European School of Oncology. Con la nascita dell’Istituto Diffuso – realtà ancora agli inizi – prende forma una collaborazione inedita tra mondo accademico e industria biotech, pensata per trasformare intuizioni scientifiche in progetti concreti, soprattutto in quei casi in cui lo sviluppo di nuovi farmaci o approcci terapeutici non risulta immediatamente appetibile per la grande industria.

Il ruolo di Catepsina D.

Tra gli esempi più promettenti c’è proprio la Catepsina D. come spiega all’ANSA Diego Tosi, coordinatore scientifico della Fondazione Bonadonna e ricercatore a Montpellier, si tratta di una proteina secreta dalle cellule tumorali e presente nel microambiente del tumore. “Ha molte funzioni – chiarisce – ma la principale è quella di modulare il microambiente in modo da ostacolare la risposta immunitaria contro il cancro.”

Quindi inibire, ovvero disattivare, questa proteina – prosegue l’esperto – accende la risposta immunitaria anti-cancro, ed i dati degli studi preclinici su modelli animali sono molto positivi: mostrano che l’efficacia di tale molecola e’ almeno simile a quella dei farmaci di ultima generazione ad esempio nel tumore al seno triplo negativo, una delle forme più difficili da trattare, e con una minore tossicità. Altro aspetto importante è che la catepsina D è espressa in quasi tutti i tumori solidi; quindi, questo approccio è potenzialmente sviluppabile per contrastare varie neoplasie. Quanto ai tempi, dovranno partire gli studi clinici sull’uomo e puntiamo ad arrivare a trattare i primi pazienti in un paio di anni – afferma l’oncologo.

“Concretizzare la molecola”

“In questo caso dunque chiarisce Tosi l’idea è usare la start-up Cahinvest come trait d’union tra il laboratorio di ricerca accademico e l’utilizzazione della molecola nella pratica clinica e per la commercializzazione. La molecola, già studiata negli anni scorsi, sta cioè ora trovando una sua concretizzazione di sviluppo grazie alla start up e all’Istituto Diffuso che sta portando avanti lo studio scientifico”.

“Infatti – aggiunge Luca Gianni – l’Istituto Diffuso nasce proprio dall’idea di aggregare ricercatori per lo sviluppo dell’oncologia e affiancare le piccole realtà di start up Biotech, perchè spesso succede che il brillante ricercatore faccia la scoperta scientifica e ne veda le potenzialità applicative ma poi gli mancano gli strumenti per arrivare a renderla concreta per il beneficio di tutti”.

Accompagnare il ricercatore nel percorso regolatorio

“L’Istituto Diffuso prosegue – accompagna quindi il ricercatore che opera nella start up in questo percorso di validazione scientifica e regolatoria che spesso è appannaggio solo della grande industria, che ragiona però secondo criteri che valorizzano più l’obiettivo commerciale che quello della ricerca e del successo del risultato. In questa ottica appoggiamo progetti validi anche mirati alla cura di tumori rari, che non hanno grande prospettiva di mercato, oppure lo studio dell’utilizzo in campo oncologico di molecole che sono state impiegate in altri campi. Tutti ambiti difficilmente considerati di interesse dalla grande industria farmaceutica”.

Attualmente l’Istituto Diffuso sta lavorando anche con un’altra piccola Biotech francese per lo sviluppo di un farmaco innovativo che è in grado di modulare la risposta immunologica agendo su una componente di zuccheri delle membrane delle cellule cancerose. E dietro tutto questo c’è il supporto del gruppo Prada: “Sostenere giovani ricercatori – conclude Miuccia Pradasignifica investire in conoscenza e responsabilità sociale, affinché la ricerca oncologica continui a trasformare la vita delle persone”.

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