Skip to main content

Italian Medical News

Tumore alla vescica, la terapia cambia grazie ad un cerotto

Tempo di lettura: 2 minuti

Un particolare ed innovativo cerotto medicato interno promette di cambiare l’approccio terapeutico del tumore alla vescica. Ecco cosa c’è da sapere

Un cerotto medicato di nuova generazione, studiato per il trattamento del tumore alla vescica, apre la strada a un possibile cambio di paradigma terapeutico. Il dispositivo Tar-200, applicato direttamente nella vescica, rilascia in modo graduale e costante la gemcitabina, concentrandola sulla sede tumorale. Nei pazienti con carcinoma uroteliale ad alto rischio, non muscolo invasivo e non più responsivi all’immunoterapia con BCG, ha mostrato un tasso di risposta completa dell’82%.

Lo conferma lo studio SunRISe, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology e guidato dall’University of Southern California. La ricerca ha coinvolto 142 centri in 14 Paesi, con l’Istituto Regina Elena (IRE) che si è distinto come il centro con il maggior numero di pazienti arruolati a livello globale.

Il trattamento ha mostrato risposte rapide e durature, con una buona tollerabilità del dispositivo. Questo ha permesso a molti pazienti di evitare o posticipare la cistectomia, l’intervento più radicale che prevede la rimozione della vescica. La portata innovativa di Tar-200 emerge dal confronto con le terapie tradizionali: in questi casi, il farmaco resta nella vescica solo per poco tempo, ‘come svuotare un secchio d’acqua in un solo gesto’. Al contrario, Tar-200 agisce ‘come un innaffiatoio a goccia’, rilasciando la gemcitabina in modo costante e mirato e mantenendo l’effetto terapeutico per settimane.

“Questi risultati rappresentano un passo avanti decisivo verso terapie innovative. Terapie meno invasive e più tollerabili per i nostri pazienti”spiega Giuseppe Simone, direttore della Uoc di Urologia Ire. “L’esperienza maturata all’interno dello studio SunRISe-1 – prosegue – conferma la posizione di leadership dell’Istituto nell’ambito dell’urologia oncologica”.

Oltre allo studio, anche l’avvio del Programma di Uro-Oncologia, sostenuto dalla Direzione Scientifica Ire attraverso i fondi del 5×1000. “La ricerca è la forma più concreta di restituzione alla comunità” commenta Giovanni Blandino, Direttore Scientifico facente funzioni dell’Ire. “L’istituzione del Programma di Uro-Oncologia, finanziato dal 5×1000, dimostra come la fiducia dei cittadini si traduca in nuove opportunità di cura”ha aggiunto.

Per Livio De Angelis, Direttore Generale Ifo “l’Ire si conferma un centro di eccellenza capace di attrarre collaborazioni internazionali e di trasformare i risultati della ricerca in prospettive concrete per i pazienti”.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

Potrebbe interessare anche Tumore del retto localmente avanzato: le ultime novità terapeutiche – Dott. Daniele Checcacci

tumore alla vescica
Condividi:
ISCRIVITI Subito ALLA NEWSLETTER
non perderti le news!