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Un nuovo alleato contro la sindrome di Down

Tempo di lettura: 3 minuti

Un nuovo studio ha approfondito gli effetti della polidatina nel contrastare le alterazioni cellulari tipiche della sindrome di Down

Un gruppo di ricerca dell’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari (Cnr-Ibiom) ha condotto uno studio sugli effetti della polidatina, un polifenolo di origine vegetale noto per le sue proprietà antiossidanti, nel contrastare le alterazioni cellulari associate alla sindrome di Down. Questa condizione genetica, causata dalla presenza di una terza copia del cromosoma 21 (trisomia 21), interessa ogni anno tra i 3.000 e i 5.000 neonati a livello globale, pari a circa un caso ogni 1.000 nascite secondo la World Health Organization (WHO).

La ricerca, pubblicata sulla rivista Free Radical Biology and Medicine, si inserisce nel filone di studi condotti dal Cnr-Ibiom sotto la direzione di Rosa Anna Vacca, da anni impegnata nell’analisi delle alterazioni molecolari che contribuiscono al complesso quadro clinico della sindrome di Down. L’obiettivo è identificare composti naturali in grado di migliorare le disfunzioni mitocondrialile ‘centrali energetiche’ delle cellule ristabilire un corretto metabolismo energetico e ridurre lo stress ossidativo, fattori ritenuti determinanti nell’insorgenza del deficit dello sviluppo neurologico nei bambini affetti dalla sindrome e dell’invecchiamento precoce negli adulti.

In questo studio, condotto su cellule ottenute da aborti spontanei di feti, alcune affette da trisomia 21 e altre prive di anomalie cromosomiche, è emerso che la polidatina è in grado di riattivare la funzionalità bioenergetica dei mitocondri, riducendo la produzione eccessiva di radicali dell’ossigeno. Il lavoro ha anche dimostrato che questo composto può prevenire i danni al DNA e il processo di invecchiamento cellulare provocato da stress ossidativo indotto da stimoli esterni. Tali effetti protettivi sono stati osservati sia nelle cellule con sindrome di Down sia in quelle sane.

Le parole degli esperti

“La polidatina, polifenolo estratto dalla pianta Polygonum cuspidatum da secoli usata nella medicina tradizionale asiatica, è al centro dei nostri studi da tempo, essendo già note le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti: aiuta, cioè, a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi, molecole instabili che accelerano l’invecchiamento e le malattie”afferma Rosa Anna Vacca (Cnr-Ibiom).

“L’idea – prosegue l’esperta – è quella di utilizzarla come integratore alimentare per gestire alcuni dei sintomi della sindrome di Down, da somministrare già nella primissima infanzia. Benchè siano diversi i composti naturali di origine vegetale che oggi vengono proposti nel trattamento della patologia, siamo convinti che la polidatina possa diventare un candidato ideale per applicazioni cliniche future legate alla prevenzione dei disturbi associati alla sindrome: ha, infatti, dimostrato di non avere effetti tossici collaterali, e in più è stabile, idrosolubile, e si distribuisce meglio nel nostro corpo. Inoltre, è un precursore del resveratrolo, un altro composto naturale noto per i suoi effetti benefici in particolare come coadiuvante nel trattamento di malattie neurologiche”.

“Grazie a questa ricerca abbiamo compreso anche un altro, importante, meccanismo d’azione della polidatina” – spiega Apollonia Tullo del Cnr-Ibiom. “Questa proteina infatti – prosegue – è in grado di ‘abbassare’ i livelli di miR-155, una piccola molecola di RNA (microRNA) che “bersaglia” geni coinvolti in aspetti fondamentali delle funzioni mitocondriali, come la bioenergetica mitocondriale, il controllo della qualità dei mitocondri e la loro formazione. In pratica, avviamo rivelato che quando il livello di miR-155 è troppo alto – come nel caso della sindrome di Down, perché espresso dal cromosoma 21 che è in triplice copia – la polidatina riesce ad ‘abbassarlo’, riportandolo a valori normali, e contribuendo a riattivare questi geni importanti, che preservano le funzioni mitocondriali e cellulari”.

“Un aspetto, quest’ultimo – concludono le ricercatrici – che rafforza l’idea che la polidatina possa diventare un candidato ideale per applicazioni cliniche future nella prevenzione di patologie associate alla sindrome di Down: proprio il malfunzionamento del miR-155, infatti, è associato ad alcuni tipi di leucemie acute che insorgono frequentemente nei bambini con la sindrome. In prospettiva, il nostro approccio potrà migliorare la qualità di vita delle persone affette da tale patologia”.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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