Vaccinazione anti-HPV: confermata la protezione a lungo termine contro il carcinoma della cervice
L’infezione persistente da Human Papillomavirus ad alto rischio è riconosciuta come il principale fattore eziologico del carcinoma della cervice uterina. La vaccinazione profilattica rappresenta uno degli strumenti più efficaci nell’ambito della strategia globale dell’OMS per l’eliminazione del cervicocarcinoma. A quasi vent’anni dall’introduzione della vaccinazione anti-HPV, arrivano nuove e solide conferme sul suo impatto nella prevenzione del carcinoma cervicale invasivo. Un ampio studio nazionale svedese pubblicato sul BMJ nel 2026 dimostra infatti che la vaccinazione quadrivalente contro l’HPV mantiene una protezione elevata e duratura nel tempo, senza evidenza di perdita di efficacia fino a 18 anni dal vaccino.
Il lavoro, condotto su oltre 926.000 donne svedesi nate tra il 1985 e il 2001, rappresenta a oggi uno dei più lunghi follow-up disponibili sulla reale efficacia clinica della vaccinazione anti-HPV nella prevenzione del tumore della cervice uterina. Nel corso del follow-up sono stati identificati 930 casi di carcinoma cervicale invasivo: 833 nelle donne non vaccinate e soltanto 97 nelle donne vaccinate. Il dato più rilevante riguarda l’età alla vaccinazione. Le pazienti vaccinate prima dei 17 anni hanno mostrato una riduzione del rischio di carcinoma cervicale del 79% rispetto alle non vaccinate. Anche nelle donne vaccinate dopo i 17 anni è stata osservata una significativa riduzione del rischio, sebbene meno marcata, con una riduzione complessiva del 37%. Questo risultato conferma come la massima efficacia della vaccinazione si ottenga quando la somministrazione avviene prima dell’esposizione al virus, idealmente in età preadolescenziale.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la durata della protezione. Non è stato osservato alcun segnale di “waning immunity”, ovvero di perdita progressiva dell’efficacia vaccinale nel tempo. La protezione è rimasta stabile fino a 15-18 anni dopo la vaccinazione, soprattutto nelle donne vaccinate precocemente. Questo dato ha importanti implicazioni di salute pubblica. Negli anni si era infatti discusso sulla possibile necessità di richiami vaccinali, ipotesi che al momento non trova conferma nei dati clinici disponibili. Un altro elemento centrale emerso dal lavoro riguarda l’efficacia dei programmi vaccinali organizzati. In Svezia, il passaggio da una vaccinazione opportunistica a programmi scolastici strutturati ha determinato un netto incremento della copertura vaccinale e una parallela riduzione dell’incidenza del carcinoma cervicale nelle coorti più giovani. Particolarmente impressionante il dato relativo alle ragazze nate tra il 1999 e il 2001, incluse nel programma vaccinale scolastico: il rischio di carcinoma cervicale invasivo si è ridotto del 72% rispetto alle coorti precedenti non coperte sistematicamente dalla vaccinazione. Lo studio conferma inoltre un concetto fondamentale già suggerito da precedenti evidenze epidemiologiche: il beneficio della vaccinazione non è immediatamente osservabile sugli endpoint oncologici invasivi. Nelle donne vaccinate in età più avanzata, la riduzione significativa dell’incidenza di carcinoma cervicale emerge infatti soprattutto dopo 10-15 anni dalla vaccinazione, verosimilmente per la lunga latenza biologica che caratterizza la progressione da infezione HPV persistente a neoplasia invasiva.
Dal punto di vista metodologico, il lavoro presenta numerosi punti di forza: la natura nazionale del registro svedese, l’elevata qualità dei database sanitari, il lungo follow-up e la possibilità di aggiustare i risultati per molteplici variabili socioeconomiche e cliniche. Restano tuttavia alcuni limiti tipici degli studi osservazionali, tra cui la possibile presenza di fattori confondenti non misurabili, come abitudini sessuali e fumo di sigaretta. Nel complesso, i risultati rafforzano ulteriormente le politiche vaccinali globali e sostengono con forza le strategie di vaccinazione precoce di popolazione. In un momento storico in cui diversi Paesi stanno cercando di accelerare i programmi di eliminazione del carcinoma cervicale, questi dati rappresentano un messaggio estremamente rilevante anche per la pratica clinica quotidiana.
Un altro esempio virtuoso è rappresentato dall’Australia, ad oggi il modello mondiale più avanzato di prevenzione del carcinoma della cervice uterina attraverso vaccinazione anti-HPV e screening organizzato. È il primo Paese che, secondo le proiezioni epidemiologiche più recenti, potrebbe raggiungere l’eliminazione del cervicocarcinoma come problema di salute pubblica entro il 2035. Uno dei risultati simbolicamente più forti emersi dai report australiani è che nel 2021 non è stato registrato alcun caso di carcinoma cervicale nelle donne sotto i 25 anni, un evento mai osservato da quando il Paese ha iniziato la registrazione sistematica dei dati nel 1982.
La vaccinazione anti-HPV si conferma dunque non solo efficace nel prevenire le lesioni precancerose, ma capace di ridurre in modo sostanziale e duraturo il rischio di carcinoma cervicale invasivo. Un risultato che consolida il ruolo centrale della prevenzione primaria nella lotta ai tumori ginecologici.
Ilaria Sabatucci – Dipartimento di Ginecologia Oncologica, Humanitas San Pio X, Milano