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Attività fisica: una vera e propria terapia per i pazienti oncologici

Tempo di lettura: 2 minuti

Muoversi, anche poco, comporta grandi benefici. Ogni paziente affetto da tumore dovrebbe seguire un programma di allenamento personalizzato

A cura di Antonio Arigliani

Attività fisica in pazienti oncologici. In Italia siamo ancora un po’ indietro, si potrebbe dire in una condizione ancora sperimentale. Muoversi e fare sport in modo costante, sempre nei limiti e sempre quando è possibile, aiuta molto i pazienti alle prese con un tumore e con le terapie. È indubbio infatti che l’attività fisica fa bene sia prima, durante che dopo il cancro e i trattamenti che esso comporta.

Alice Avancini, ricercatrice chinesiologa dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona ed esperta di esercizio fisico in persone con patologie croniche, soprattutto i tumori, sa bene quanto sia importante l’attività fisica per i pazienti oncologici, come riportato chiaramente da ‘La Repubblica’“Anche se ancora poco trattato, quello dell’esercizio fisico per i pazienti oncologici è un tema in cui ormai esistono evidenze – spiega Avancini. Evidenze che di dicono che muoversi dopo una diagnosi è vantaggioso, perché contribuisce a mantenere la forza e la massa muscolare, diminuisce l’infiammazione, modula il sistema immunitario, migliora la fitness respiratoria. O ancora, aiuta a contrastare la fatigue correlata al cancro e anche a tollerare meglio la tossicità legata ai trattamenti”.

“Muoversi è sempre meglio che non farlo”

“La regola generale è che muoversi è sempre meglio che non farlo – prosegue Avancini. I pazienti con tumore al polmone, ad esempio, possono trarre particolare beneficio dallo svolgimento di attività fisica. L’esercizio, infatti, può contribuire a incrementare la forza dei muscoli respiratori e la funzione polmonare. L’esperta chinesiologa segue molti pazienti con tumore al polmone. Così come segue i pazienti con tumore alla mammella e al pancreas, il tutto all’interno del progetto portato avanti all’Università di Verona. Le modalità del progetto sono diverse. Prevedono programmi di allenamento di gruppo, con personal trainer e in necessità anche a distanza. Tutti i programmi sono allestiti in base alla precisa valutazione del paziente, in modo, appunto, personalizzato. 

“Se è vero infatti che ci sono delle linee guida sul tipo di attività fisica da svolgere per i pazienti oncologici, il principio di base è quello della personalizzazione dell’esercizio a seconda delle possibilità di ciascuno – spiega ancora Avancini. Per fare un esempio abbiamo pazienti che fanno solo 10 minuti di esercizio, altri invece che partecipano a gare in mountain bike”. Il fulcro del discorso, seguendo le parole della Avancini, è lo sviluppo di un piano che sia adatto ad ognuno, partendo da indirizzi generali.

“Mediamente si raccomandano almeno 90 minuti di attività fisica a intensità moderata. Con attività quali camminata, bicicletta, nuoto, e che dunque prevedono movimenti ciclici – va avanti l’esperta. Il concetto è che il paziente deve provare uno sforzo per cui riesce a parlare, ma sente che il ritmo del respiro aumenta. A questo si abbinano un paio di attività per mantenere la forza muscolare. Lo scopo – conclude Avancini – è fare qualcosa, anche poco, ma che aiuti il paziente a mantenere la sua autonomia il più possibile. 

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