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Covid, rischio trombosi fino a 70 volte più alto nei non vaccinati

Tempo di lettura: 3 minuti

La conferma viene dalla rivista ‘Trombosis Research’ che ha appena pubblicato lo studio più ampio e completo sull’argomento

La trombosi che tanto preoccupa chi esita a vaccinarsi contro il Covid, è in realtà, decisamente molto più comune in chi si infetta con il virus. A confermarlo una volta per tutte è lo studio più ampio e completo mai condotto sull’argomento. Lo studio in questione, coordinato dal Centro Cardiologico Monzino e l’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele, è pubblicato sulla rivista ‘Trombosis Research’ e mostra che il rischio di trombosi legato all’infezione è da 50 a 70 volte superiore a quello legato a uno dei 4 vaccini attualmente utilizzati.

“Il nostro studio pone fine alla discussione fra esperti e ai dubbi della popolazione circa il nesso di casualità tra eventi trombotici e somministrazione dei vaccini anti Covid-19 – dichiara Marina Camera, coordinatrice dello studioI tanti studi precedenti su questo tema sono nati, giustamente, sull’onda dell’urgenza. Ma nessuno è pertanto completo come il nostro. Va ricordato che i casi di trombosi, per quanto rari, a seguito della somministrazione di alcuni vaccini anti Covid-19, avevano preoccupato parte della popolazione. Avevano messo a rischio l’adesione alla campagna vaccinale, anche in assenza di dati scientifici consolidati. Per questo ad aprile dello scorso anno abbiamo raccolto l’invito delle società scientifiche internazionali ad indagare i meccanismi di interazione fra le cellule del sangue e vaccini. Abbiamo quindi realizzato questo studio, molto approfondito. Uno studio, i cui risultati possono essere utili non solo per l’emergenza, ma anche per il futuro dei vaccini a mRNA”.

Coinvolti 368 partecipanti

“Nel periodo tra aprile e luglio 2021 – spiega ancora l’esperta – abbiamo arruolato 368 soggetti della popolazione generale di età compresa tra i 18 e i 69 anni. Li abbiamo arruolati per il 50% attraverso una campagna media e social network. Per il restante 50%, invece, fra il personale Monzino e Università Statale di Milano. Tutti i partecipanti stavano per ricevere la prima o la seconda dose di vaccino anti-Covid-19, sia a vettore virale (Astra Zeneca o Janssen) che a mRNA (Pfizer o Moderna) e per questo motivo abbiamo intitolato il nostro articolo su Trombosis Research ‘un confronto testa a testa’ fra i 4 vaccini”.

“Abbiamo effettuato – prosegue la coordinatrice dello studio – un semplice prelievo di sangue ai partecipanti il giorno prima e 8-10 giorni dopo la vaccinazione. Il nostro obiettivo era infatti quello di valutare il più esaustivamente possibile l’effetto dei diversi vaccini sui meccanismi emostatici dell’organismo. Oltre all’attivazione piastrinica abbiamo studiato anche altri processi che intervengono nelle complicanze trombotiche, misurando biomarcatori specifici dell’infiammazione, dell’attivazione della coagulazione e della disfunzione endoteliale per un totale di oltre 30.000 determinazioni. In fase di analisi dei dati abbiamo tenuto anche in considerazione se aver contratto l’infezione prima della vaccinazione potesse in qualche modo influire sui risultati”.

“Il rischio trombosi non è paragonabile a quello indotto dal contagio”

Anche Armando D’Angelo, co-autore del lavoro ha rilasciato importanti dichiarazioni in merito. “La nostra conclusione è che i quattro i vaccini inducono una risposta infiammatoria temporanea del nostro organismo, ma nessuna attivazione piastrinica. Le lievi alterazioni che abbiamo riscontrato nella coagulazione degli eventi tromboembolici venosi verificatisi a seguito della vaccinazione. In definitiva, il rischio trombosi non è paragonabile a quello indotto dal contagio. Siamo convinti che i nostri dati – aggiunge D’Angelo – offrono una base solida per la programmazione e il successo delle prossime campagne vaccinali. Contiamo che la scienza possano dissipare le paure che tengono la gente lontano dai vaccini. Come dimostrato, il loro utilizzo previene un rischio tromboembolico 50-70 volte maggiore proprio dell’infezione da Covid-19”.

Fonte: https://www.thrombosisresearch.com/article/S0049-3848(23)00015-4/fulltext

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