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Crisi sanitaria in Italia: intervista al Dott. Carlo Palermo – parte 2

Tempo di lettura: 3 minuti

Prosegue il focus del Dott. Carlo Palermo, Presidente nazionale Anaao Assomed, sull’attuale crisi sanitaria italiana

Il Servizio sanitario nazionale sta affrontando, da anni ormai, un periodo a dir poco buio. Carenza di personale, ospedali che chiudono, posti letto sempre più introvabili e non solo. È per questo che Italian Medical News ha intervistato il Dott. Carlo Palermo, di recente eletto Presidente Nazionale Anaao Assomed, il quale nella prima parte dell’intervista (che potete trovare qui) ha evidenziato le numerose cause di questo fenomeno sempre più preoccupante. In questo secondo step l’esperto dottore ha tentato di delineare una serie di possibili soluzioni, anche a lungo termine, per tentare di risolvere, almeno in parte, questa crisi. 

Dott. Palermo, nonostante la complicata situazione, esistono delle soluzioni, anche e soprattutto a lungo termine? 

“Io credo che per ipotizzare possibili soluzioni bisogna fare un ragionamento sulla sostenibilità del sistema. Sostenibilità che va inquadrata in un contesto macro-economico che sta cambiando. Siamo dinanzi a una crisi economica che è ormai annunciata dalle istituzioni internazionali su questo settore, insieme ad una sempre più persistente inflazione, che non è più qualcosa di transitorio. Per creare qualcosa di sostenibile c’è bisogno però di scelte politiche. Scelte politiche che devono essere indirizzare ad un finanziamento del sistema, soprattutto dopo la pandemia, la quale ha dimostrato l’importanza di avere un sistema adeguatamente organizzato, capace di dare risposte a maxi-emergenze”.

“Questo è quindi il primo dato: ci vuole un flusso economico costante. Noi in Italia abbiamo ancora una netta differenza di finanziamento, in termini di fondo sanitario nazionale, rispetto al PIL degli altri paesi europei. Siamo infatti a 2-3 punti di Pil di differenza. La questione è garantire negli anni futuri un rapporto utile e necessario dei finanziamenti rispetto al PIL”.

Il limite del PNRR


In tal senso, può essere utile il PNRR? In che modo può essere sfruttato al meglio? 

“Il PNRR si basa su un intervento che punti a un rafforzamento della capacità di risposta di un territorio. È certamente qualcosa che va assunto come elemento positivo. Nonostante questo c’è comunque ancora un importante elemento che manca: la cura del personale. Il personale significa spesa corrente, mentre il PNRR è spesa in conto capitale su investimenti perlopiù relativi ad infrastrutture. Mancano quindi riferimenti al capitale umano, al personale. Questo è un grosso limite del PNRR che può essere colmato solo con investimenti sul personale. È fondamentale ciò in un ambito organizzativo, sia territoriale che ospedaliero. Ci sono una serie di finanziamenti, dalle infrastrutture alle tecnologie, ma tutto ciò è insufficiente senza un personale adeguato”.

Contratti e leggi senza applicazione

Alla luce di tutto ciò che è stato detto, c’è qualche appello in particolare che vuole lanciare, in veste di neo Presidente Nazionale Anaao Assomed? 

“Tutti conosciamo il problema dei Pronto Soccorso, ogni giorno se ne parla su tutti i giornali, periferici e nazionali. Un problema sia di carenza di personale sia economico poiché abbiamo una condizione degli stipendi che è del 50% in meno, in termini di valore economico annuale lordo, rispetto al resto dei paesi più sviluppati. Dunque una carenza importante che ha già determinato alcuni fenomeni come l’uscita di mille medici ogni anno, formati in Italia, che vanno a lavorare all’estero. In un contesto del genere, alcune cose dovrebbero essere messe in campo, specie dalle Regioni. È ad esempio assurdo il fatto che non vengano applicati i contratti. Noi abbiamo il contratto 16/18 la cui applicazione è stata bloccata, e ciò porta molte lamentele di figure che lavorano nei Pronto Soccorso”.

“In aggiunta ci sono leggi dello Stato che non vengono applicate; leggi che permetterebbero di mettere a disposizione risorse accessorie alle Regioni per andare a incrementare quelle indennità di disagio, che se adeguatamente aumentate, potrebbero rendere più normali lavori difficili. Dunque sarebbe fondamentale remunerare questi lavori, che definirei ‘disagiati’, poiché sono fattori fondamentali della fuga dai Pronto Soccorso e dagli ospedali in generale. È normale dunque che molti medici, e in generale figure sanitarie italiane, scappino all’estero, dove vanno a guadagnare almeno il doppio di ciò che guadagnano qui in Italia”.

“Annualmente regaliamo all’estero 1000 medici”

“Se non si cambia qualcosa, sempre più medici italiani andranno a lavorare all’estero. Inoltre si tratta di medici formati in Italia, con spese e costi pagati dal nostro Paese. E non si parla di piccole spese. La formazione di un medico, laurea e specializzazione, costa globalmente quanto una Ferrari e annualmente noi regaliamo all’estero 1000 medici. E nessuno si scandalizza. Bisognerebbe capire come fare per trattenere i nostri medici affinché non fuggano dagli ospedali e dal nostro Paese. E’ per fare ciò è fondamentale che i contratti e più in generale le leggi dello Stato vengano rispettate. Alcune volte basta applicare quello che c’è per risolvere i problemi”. 

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Anaao
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