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Degenze ospedaliere: al Sud il conto è più salato che al Nord

Tempo di lettura: 3 minuti

Un divario che attraversa l’Italia: dalle strutture più complesse che superano i 1.300 euro a quelle più efficienti che scendono sotto i 400. A rivelarlo sono i nuovi dati Agenas

Il costo di un giorno di ricovero può cambiare radicalmente da un ospedale all’altro. Dai nuovi dati Agenas emerge una forte eterogeneità nei costi delle giornate di degenza in acuzie, calcolati tenendo conto della complessità clinica. La distanza tra le strutture è ampia: gli ospedali con maggiore intensità assistenziale superano i 1.300 euro al giorno, mentre quelli più efficienti si attestano sotto la soglia dei 400.

I costi nei comparti universitari

Nel comparto universitario il costo più alto si registra all’Azienda Ospedaliera Universitaria L. Vanvitelli di Napoli, che con 1.326 euro per giornata di degenza pesata supera con largo margine tutte le altre strutture. Seguono il Giaccone di Palermo con 881,6 euro, il G. Martino di Messina con 735,8 euro e il R. Dulbecco di Catanzaro con 727,8 euro. Restano comunque oltre la soglia dei 650 euro il Federico II di Napoli (669,5 euro), il Careggi di Firenze (658,6 euro) e il Ruggi d’Aragona di Salerno (657 euro).

Nella fascia centrale della classifica compaiono il Sant’Anna di Ferrara (649,1 euro), il Pisana di Pisa (633,5 euro) e il Rodolico–San Marco di Catania (608,9 euro). Subito sotto quota 600 si collocano il Sant’Andrea di Roma e i Riuniti di Foggia. Chiudono la graduatoria i valori più contenuti: il San Matteo di Pavia (433,3 euro), gli Spedali Civili di Brescia (427,8 euro), il Brotzu di Cagliari (423,1 euro) e, ultimo tra gli universitari, il Tor Vergata di Roma, con 385,4 euro.

Forti differenze di costo emergono anche negli ospedali non universitari

Anche tra gli ospedali non universitari la variabilità dei costi è significativa. Al vertice si colloca l’Ospedale di Cosenza, che con 827,6 euro per giornata di degenza registra il valore più elevato. Seguono, con livelli molto vicini, il Papardo di Messina (728,7 euro) e il Civico-Benfratelli di Palermo (728,1 euro). Nella fascia alta rientrano anche il San Pio di Benevento (721 euro), il Dei Colli di Napoli (689,8 euro) e il Garibaldi di Catania (683,7 euro). Il Cardarelli di Napoli, uno dei maggiori hub meridionali, si attesta a 622,2 euro. Tra i 550 e i 600 euro si collocano il Cannizzaro di Catania (583 euro), il Mauriziano di Torino (580,7 euro), il Brotzu di Cagliari (579,2 euro) e gli Spedali Civili di Brescia (564,3 euro).

Nella parte bassa della classifica emergono valori più contenuti: il S. Croce e Carle di Cuneo (451,9 euro), il Morelli di Reggio Calabria (436,9 euro) e il S. G. Moscati di Avellino (431,1 euro). Chiude la graduatoria il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, con 374,6 euro, il valore più basso tra gli ospedalieri.

Evidente il divario territoriale

Emergono importanti differenze territoriali. Le strutture del Sud, soprattutto in ambito universitario, tendono a collocarsi ai vertici dei costi, mentre diversi ospedali del Nord mostrano valori più contenuti, con alcune eccezioni.

“L’indicatorescrive Agenas rappresenta il costo medio di una giornata di degenza per acuzie pesata per la complessità media della casistica. L’indicatore esprime sinteticamente il valore dei fattori produttivi assorbiti da ogni giornata di degenza per acuti, sulla base di quanto rilevato dal modello LA per il livello “assistenza ospedaliera per acuti”.  Il numero di giornate di degenza è stato ponderato per il peso medio DRG. Un valore elevato dell’indicatore viene valutato negativamente, in quanto rappresenta maggiori costi operativi connessi ad ogni giornata di degenza”.

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