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La geriatria spiegata dalla Prof.ssa Virginia Boccardi – Parte 2 

Tempo di lettura: 3 minuti

Continua il focus geriatrico della Prof.ssa Virginia Boccardi, Ricercatore Senior di Gerontologia e Geriatria dell’Università degli studi di Perugia e Presidente Young della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT)

Quello geriatrico è un settore assolutamente complesso nel variegato campo della medicina e forse non ampiamente conosciuto come dovrebbe. È per questo che Italian Medical News ha deciso di intervistare nuovamente una figura molto esperta del settore: la Prof.ssa Virginia Boccardi, Ricercatore Senior di Gerontologia e Geriatria dell’Università degli Studi di Perugia e Presidente Young della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT). Dopo un interessantissimo primo step (che potete trovare qui), in cui la Professoressa ha lucidamente analizzato una serie di temi, rispondendo a vari quesiti, prosegue l’approfondimento geriatrico, condito da nuove domande e altrettante interessanti risposte.

Il paziente geriatrico e le sue caratteristiche


Professoressa, riprendiamo da dove abbiamo terminato l’ultima volta e dunque dal paziente geriatrico. Quali sono le sue caratteristiche?

“Il paziente geriatrico per definizione è quello più fragile. La fragilità è un concetto particolare poiché a volte è un termine estremamente abusato dato che spesso ci si focalizza sull’età per cui essere anziano è automaticamente essere fragile. In realtà non è così. La fragilità caratterizza il paziente geriatrico in quanto tale, a differenza di un paziente anziano robusto, ed è un qualcosa che deve essere individuato subito. Quindi deve essere valutato alla base del nostro primo approccio. È questa la differenza fondamentale per cui il processo di cura poi cambia. Lo stato di vulnerabilità deve essere un qualcosa da considerare sempre. Parliamo di un paziente (quello geriatrico [N.d.R]) che si trova perennemente in stato di alta vulnerabilità, per cui qualsiasi evento stressante si può manifestare nelle espressioni delle sindromi geriatriche. L’occhio di un geriatra sa che l’eziopatogenesi del soggetto geriatrico è multifattoriale, per cui è compito nostro considerare lo stato funzionale di partenza di quel paziente e cercare di limitare gli eventi avversi. Eventi avversi come la mortalità, in primis, ma anche rischio di istituzionalizzazione, disabilità e in generale tutte le possibili problematiche. Il geriatra ha il compito di considerare tutto a 360 gradi”.

“Potenziare la rete territoriale è fondamentale”


Quali sono le nuove esigenze del campo della geriatria?

“Di esigenze la geriatria ne ha tante. Sappiamo bene che il nostro Sistema sanitario nazionale, sia da un punto di vista strutturale che logistico, non è esattamente adeguato per una popolazione che continua ad invecchiare. Sottolineerei anche che la nostra aspettativa di vita è aumentata, siamo uno dei paesi più longevi al mondo. Allo stesso tempo però è aumentata anche l’aspettativa di vita in cattivo stato di salute per via dell’aumento delle cosiddette patologie croniche. L’Italia ha un sistema sanitario ancora fondato sulla malattia. C’è bisogno di un cambiamento culturale, di un cambiamento logistico, ma anche strutturale. Potenziare la rete territoriale è fondamentale“.

“Dobbiamo inoltre tenere conto anche di una nuova tipologia di pazienti che sta progressivamente aumentando, i cosiddetti ‘hospital-dependent’ ovvero ‘ospedale dipendente’: si tratta di quei pazienti con patologie croniche che si riacutizzano spesso. È un tipo di paziente che necessariamente ha bisogno di risorse sanitarie, in maniera continuativa. Potenziare la rete territoriale è davvero importante, con strutture e servizi per esempio volte a garantire l’assistenza a bassa intensità di cura ed evitare quindi ospedalizzazioni inappropriate. Sarebbe poi molto importante anche migliorare la procedura di ospedalizzazione, non solo nella parte iniziale ma anche in quella finale, favorire la continuità assistenziale e le cure di transizione così da garantire anche una adeguata riabilitazione per facilitare il rientro a domicilio. Tanto ancora si deve fare nel nostro intero Sistema sanitario nazionale”.

Geriatria e gerontologia: due discipline distinte ma complementari


Quali sono le principali differenze tra geriatria e gerontologia, e quali sono invece i punti rapporto tra queste due discipline? 

“Per gerontologia si intende quella branca che studia i processi fisiologici, biologici, ma anche sociali e psichici dell’invecchiamento. È dunque diversa dalla geriatria. È una branca che prevede lo studio delle basi dei processi di invecchiamento; la geriatria, d’altra parte, è invece l’approccio più strettamente clinico. Le due discipline devono essere strettamente collegate perché un geriatra deve necessariamente conoscere quelli che sono i cambiamenti fisiologici dell’invecchiamento. Dunque riconoscere se quello che ha dinanzi è un qualcosa di fisiologico o invece di patologico: questa è la vera sfida. Ciò spiega e fa comprendere l’importanza del rapporto tra le due discipline. Tra l’altro parliamo di una branca molto attiva nell’ambito della ricerca, poiché lo studio dell’invecchiamento interessa tutti da vicino. La ricerca a mio avviso è fondamentale per un corretto approccio clinico. E da qui ci sarebbe ancora tanto da dire e fare”.

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Geriatria
Prof.ssa Virginia Boccardi, Ricercatore Senior di Gerontologia e Geriatria dell’Università degli Studi di Perugia e Presidente Young della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT)


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