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Lecanemab: alla scoperta del nuovo farmaco per l’Alzheimer

Tempo di lettura: 2 minuti

Gruppo di ricercatori internazionali ha messo a punto uno studio che fa luce sul funzionamento del nuovo farmaco 

Lecanemab è il nuovo farmaco per l’Alzheimer. Il suo utilizzo potrebbe bloccare alcuni aggregati della proteina beta-amiloide che fluttuano nel fluido del tessuto cerebrale raggiungendo anche regioni remote del cervello. Un gruppo di ricercatori ha messo a punto un nuovo ed innovativo studio che fa luce sul nuovo farmaco per l’Alzheimer. “Il nostro lavoro mostra per la prima volta che un farmaco può effettivamente curare le persone con Alzheimer e rallentare il declino cognitivo” – ha affermato Dennis Selkoe, autore principale dello studio. Il lavoro è inoltre stato pubblicato sulla rivista ‘Neuron’.

I ricercatori ipotizzato che l’effetto positivo del farmaco potesse essere associato alla sua capacità di legare e neutralizzare gli aggregati solubili di proteina beta-amiloide, noti anche come protofibrille o oligomeri, piccoli grumi liberamente fluttuanti della proteina beta-amiloide, ma finora nessuno aveva definito con rigore strutturale cosa fosse una protofibrilla o un oligomero a cui si potrebbe legare il lecanemab. Gli autori dello studio hanno identificato proprio quella struttura. In particolare, hanno immerso i tessuti cerebrali post-mortem nei pazienti con Alzheimer in soluzioni saline. Le hanno poi centrifugate ad alta velocità determinandone la struttura atomica fino al singolo atomo.

I ricercatori si concentreranno ora sull’osservazione di come questi minuscoli aggregati di beta-amiloide viaggiano attraverso il cervello degli animali viventi e sullo studio di come il sistema immunitario risponda a queste sostanze tossiche. “Ricerche recenti hanno dimostrato che la reazione del sistema immunitario del cervello alla beta-amiloide è una componente chiave dell’Alzheimer. Ora approfondiremo la questione” – ha concluso Selkoe.

Lecanemab fa parte di una nuova generazione di farmaci allo studio per il trattamento dell’Alzheimer. L’aspetto interessante di lecanemab sta nel suo meccanismo d’azione: si tratta infatti del primo farmaco che mostra una certa efficacia nella riduzione delle placche di proteina beta-amiloide, il cui accumulo costituisce la caratteristica principale della malattia di Alzheimer e dei suoi devastanti effetti sul cervello.

Lo studio nel dettaglio


Lo studio ha coinvolto 1.795 pazienti con declino cognitivo lieve dovuto all’Alzheimer e con presenza di placche. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: al primo è stato somministrato il lecanemab due volte al mese per 18 mesi, gli altri hanno ricevuto solo un placebo. Le condizioni cognitive dei pazienti sono state quindi valutate con lo strumento denominato Cdr-Sb (Clinical Dementia Rating-Sum of Boxes). Secondo i dati, il farmaco ha ridotto di 0,45 punti il declino cognitivo dei pazienti rispetto al placebo, in una scala che va da 1 a 18. In termini percentuali si tratta di una riduzione del 27% della progressione dei sintomi. Un dato non eccezionale, ma che rappresenta almeno una speranza per il futuro.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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