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Obesità e cancro: un paradosso da capire attraverso la relazione biologica

Tempo di lettura: 3 minuti

Obesità e cancro: un paradosso da capire attraverso la relazione biologica

Il pensiero comune associa il cancro con una condizione di denutrizione, di perdita di peso fino alla cachessia. Questo è vero ma non in tutte le situazioni.  Ad oggi l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) classifica 12 tipi di tumore come correlati all’obesità, tra cui il tumore del colon-retto, dell’endometrio, della mammella in post-menopausa, della cistifellea, del rene, del fegato, dell’esofago, dell’ovaio, del pancreas, dello stomaco, il mieloma multiplo e il tumore della tiroide e recentemente anche il cancro alla prostata, il melanoma e le neoplasie ematologiche. Questo ha spinto la dott.ssa  Sherry Shen del Memorial Sloan Kettering Center e altri ricercatori statunitensi, a scrivere una Translational Science Review su Obesità e Cancro (1). Per chiarezza definiamo il sovrappeso come un indice di massa corporea  (IMC; calcolato come peso in chilogrammi diviso per l’altezza in metri al quadrato) compreso tra 25 e 29,9, e obesità un IMC pari o superiore a 30. E’ interessante capire le ragioni biologiche che sono alla base della relazione tra cancro ed obesità. L’obesità e il sovrappeso sono caratterizzati da un accumulo eccessivo di tessuto adiposo, che va al di là della  sua funzione primaria di accumulo di energia. L’energia in eccesso, sotto forma di acidi grassi liberi, viene trasferita alle cellule tumorali in fase di sviluppo e stimola la progressione del cancro attraverso l’instabilità genomica causata dallo stress ossidativo e dal danno al DNA. Altre caratteristiche distintive della disfunzione del tessuto adiposo includono l’infiammazione e l’alterazione della produzione ormonale, come l’aumento degli estrogeni e della leptina e la diminuzione dell’adiponectina. Il tessuto adiposo infiammato è associato ad aumenti sistemici dei mediatori infiammatori, quali la prostaglandina E (2), le citochine come la interleuchina 1β, l’ interleuchina 6 e il fattore di necrosi tumorale α. Questi mediatori promuovono la crescita tumorale direttamente o indirettamente stimolando la biosintesi degli estrogeni, che può favorire la proliferazione di tumori sensibili agli ormoni come il cancro al seno, alle ovaie e all’endometrio, oppure sopprimendo l’eliminazione immuno-mediata delle cellule tumorali in via di sviluppo attraverso l’accumulo di cellule soppressive di origine mieloide e la riduzione della quantità e della funzione delle cellule T citotossiche e delle cellule natural killer. L’infiammazione e lo stress ossidativo sono stimolati anche dalla deplezione delle specie di batteri commensali intestinali associata all’obesità (ad es. Akkermansia muciniphila) e dalla proliferazione delle popolazioni batteriche associate allo sviluppo del cancro nei modelli preclinici (ad es. Bilophila).   Oltre alle basi biologiche gli autori hanno anche cercato di suggerire eventuali soluzioni. Infatti hanno analizzato una serie di studi osservazionali che hanno mostrato come i pazienti che hanno perso più del 10% del peso corporeo grazie a interventi bariatrici (n = 30.318) o con agonisti del recettore del glucagone-like peptide 1 (n = 1.651.452) hanno registrato una modesta riduzione dell’incidenza dei tumori associati all’obesità (variazione assoluta, da −0,02% a −0,5%).  Una recente metanalisi che ha analizzato i dati di 83.506 pazienti ha mostrato una correlazione tra obesità e incidenza di cancro colo-rettale con un hazard ratio di 1.71 [95% intervallo di confidenza: 1.44-2.02]. La perdita di peso intenzionale ottenuta attraverso un cambiamento dello stile di vita, la farmacoterapia o la chirurgia bariatrica sembra ridurre il rischio complessivo e il rischio di tumori in sedi specifiche, sebbene le stime rimangano eterogenee. Sono necessarie strategie di prevenzione multimodale e studi rigorosamente progettati e con un’adeguata potenza statistica per confermare e affinare queste associazioni(3). Se analizziamo gli studi nei lungoviventi, la maggior parte dei dati relativi all’obesità proviene da persone a cui è stato diagnosticato un tumore al seno, alla prostata o al colon-retto. Le ricerche indicano che l’obesità può aggravare diversi aspetti della sopravvivenza al cancro, tra cui la qualità della vita, la recidiva del tumore, la progressione della malattia, la prognosi (sopravvivenza) e il rischio di sviluppare determinati tumori primari secondari (4).   Anche in Italia il problema del sovrappeso è in crescente aumento, soprattutto nei giovani, e quindi l’attenzione degli oncologi è necessaria anche in questo frangente. 

1-Shen S, Brown KA,  Green AK, Iyengar NM. Obesity and Cancer A Translational Science Review. doi:10.1001/jama.2026.1114

2-Leung LJC, Sharma RS, Cheng B, Akalanka HK, Gopalan V. Obesity and colorectal cancer risk: A systematic review and metaanalysis World J Clin Oncol 2026 January 24; 17(1): 112369

3-Jung-sun Lim, Seonghye Kim, In Young Cho, Dong Wook Shin.  Obesity and Cancer: Mechanisms, Epidemiological Evidence, and Potential Risk Reduction.  Journal of Obesity & Metabolic Syndrome 2026;35:14-37

4-Bodelon C, Sung H, Mitchell EL, et al. Excess body weight and the risk of second primary cancers among cancer survivors. JAMA Network Open 2024; 7(9):e2433132.

Sandro Barni – Primario Emerito dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Ospedale di Treviglio-Caravaggio.

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