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Quando il gioco diventa pericoloso?

Tempo di lettura: 3 minuti

LA RUBRICA TRATTA LE DIVERSE DIMENSIONI E AREE DELLA PSICOLOGIA. È CURATA, PER ITALIAN MEDICAL NEWS, DALLE PSICOLOGHE E DAGLI PSICOLOGI DEL SINDACATO NAZIONALE PLP – PSICOLOGI LIBERI PROFESSIONISTI

Contributo a cura di Giandomenico Chirico, socio PLP Calabria Psicologo e Psicoterapeuta.
Titolo elaborato: Quando il gioco diventa pericoloso?
Psy Tools è una Rubrica a cura del Sindacato PLP Psicologi Liberi Professionisti

Il Gaming Disorder è la dipendenza da videogiochi. È inserita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra le malattie riconosciute dell’ICD (International Classification of Diseases) ed è inclusa nella più recente versione del DSM-5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). È un disturbo del comportamento e si manifesta con un «mancato controllo sul gioco e una sempre maggiore priorità data al giocare, fino a che questo diventa più importante delle attività quotidiane e degli interessi della vita».

L’uso eccessivo di videogiochi è un fenomeno praticamente onnipresente nella cosiddetta “generazione Z” (cioè i nati tra il 1997 e il 2012) e purtroppo anche molto presente nella “generazione alpha”, cioè i nati dopo il 2012. Quindi adolescenti e bambini sono fortemente immersi in una realtà virtuale che dona loro emozioni e sensazioni incredibilmente potenti, e vi sono ormai tecnologie che possono spingere tali sensazioni oltre il limite, attraverso l’uso di visori, occhiali, tute e poltrone studiate appositamente per il gaming. Vi è da specificare che però non tutti i gamers finiscono nella dipendenza patologica, ma bisogna attenzionare coloro i quali sono talmente tanto assorbiti dalla realtà virtuale da dimenticarsi cosa significa vivere nella vera realtà

Viviamo in una società incredibilmente frenetica dove comanda il Dio denaro e pertanto ogni individuo è chiamato a dover essere sempre più produttivo. Ciò comporta che il tempo che si passa fuori casa sia moltissimo e pertanto i figli vengono spesso lasciati da soli o in compagnia di qualcuno che dovrebbe badar loro. I videogiochi e le nuove tecnologie sono diventati sempre di più nel tempo gli intrattenitori preferiti dei ragazzi e dei bambini e vi è, in molte famiglie, un inconsapevole incremento del versante patologico di tale fenomeno.

L’importanza del gioco, anche virtuale, non è messa in discussione. Ma è la misura che demarca il limite tra aspetto ludico ed abuso. E spesso tale misura viene lasciata definire dai ragazzi stessi, che in molti casi si abbandonano ad un craving che sfocia nell’utilizzo patologico. Bisogna innanzitutto che siano i genitori a stabilire il confine entro il quale i figli possano avere accesso ai videogiochi. Ed è di fondamentale importanza che vengano proposti altri giochi in cui l’immaginazione ed il coinvolgimento emotivo diretto siano padroni assoluti. Prevenire attraverso la partecipazione attiva è certamente più efficace del curare attraverso la privazione passiva. 

Il gaming disorder purtroppo porta inoltre ad una socializzazione virtuale e poco positiva. Su internet, nei giochi che si fanno in gruppo, si osservano spesso comportamenti aggressivi e rabbiosi, caratterizzati dal cosiddetto trash talking (discorsi spazzatura), inoltre diseducativo. È ovvio che vi è anche la possibilità di incontrare persone e fare esperienze che elicitano emozioni e comportamenti funzionali, ma è facile che ciò che è accattivante, nel mondo moderno, sia più che altro chi è più forte e più aggressivo. La prevenzione attraverso l’ascolto attivo ed emotivo, la comunicazione costante, la vicinanza, il controllo sano e un atteggiamento di sana autorevolezza nella presenza dei caregivers rappresenta una buona strategia per evitare che bambini e adolescenti finiscano per dipendere dai videogiochi.

Giandomenico Chirico, socio PLP CalabriaPsicologo e Psicoterapeuta

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