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Una nuova possibile terapia per il tumore del pancreas

Tempo di lettura: 3 minuti

Questo trattamento sinergico unisce due terapie contro il cancro al pancreas, le quali, se utilizzate singolarmente, risultano poco efficaci. Tuttavia, quando combinate, producono risultati terapeutici importanti

In uno studio condotto presso il Dipartimento di Oncologia Molecolare dell’Istituto Europeo di Oncologia, il gruppo di ricerca guidato da Gioacchino Natoli ha identificato il meccanismo molecolare che rende efficace l’associazione di due trattamenti contro il tumore al pancreas, inizialmente poco efficaci se somministrati separatamente. Questi trattamenti, il trametinib e l’immunoterapia, hanno dimostrato insieme un notevole controllo della malattia nei modelli preclinici. I risultati di questo studio, sostenuto dalla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, sono visionabili su Sciences Advances.

Il tumore del pancreas si caratterizza per una serie di mutazioni del DNA ben definite, tra cui spiccano le mutazioni del gene KRAS. Queste mutazioni portano alla costante e anomala stimolazione dei fattori di crescita da parte delle proteine prodotte dal gene, innescando una proliferazione cellulare incontrollata. Per contrastare tali effetti, sono stati testati farmaci a bersaglio molecolare specificamente progettati. Tuttavia, gli sforzi per bloccare in modo mirato la trasmissione degli stimoli proliferativi indotti dalle mutazioni del KRAS, soprattutto tramite l’inibitore trametinib, non hanno ancora prodotto i risultati terapeutici desiderati.

La novità portata dalla combinazione

“Abbiamo utilizzato procedure avanzate di analisi genomica e computazionale per determinare le ragioni della sorprendente resistenza delle cellule di carcinoma del pancreas al trametinib spiega Gioacchino Natoli. Questa analisi – prosegue l’esperto – ha mostrato un effetto sorprendente: anche se il trametinib non rallenta significativamente la crescita delle cellule tumorali, attiva però dei meccanismi che possono renderle bersaglio di una risposta immunitaria. Sulla base di questi dati, in collaborazione con il gruppo di Andrea Viale presso l’MD Anderson Cancer Center di Houston, abbiamo valutato in modelli preclinici l’effetto terapeutico della combinazione del trametinib con farmaci che aumentano la risposta immunitaria contro i tumori, i cosiddetti inibitori dei checkpoint immunitari, ottenendo effetti terapeutici significativi

Il ruolo dei retrovirus endogeni

I ricercatori hanno scoperto che il trametinib stimola l’espressione di retrovirus endogeni nelle cellule tumorali pancreatiche. Questi retrovirus sono frammenti di materiale genetico virale integrati nel genoma dei mammiferi durante antiche infezioni, possibilmente avvenute centinaia di migliaia o milioni di anni fa. Questi frammenti appartengono a una vasta porzione del genoma umano comunemente definita ‘DNA spazzatura’, poiché in genere è ritenuta priva di funzione. Solitamente, queste sequenze di DNA virale rimangono silenti nel corpo umano, senza svolgere alcun ruolo. Tuttavia, quando vengono attivate, i retrovirus endogeni simulano un’infezione virale, facendo sì che le cellule che li esprimono vengano riconosciute dal sistema immunitario come se fossero state infettate da virus attuali. Di conseguenza, il sistema immunitario reagisce attaccando le cellule tumorali che esprimono i retrovirus endogeni, contribuendo così alla distruzione del tumore.

“Questo nuovo approccio apre la strada a una combinazione razionale di trattamenti che potrebbero rivelarsi molto efficaci nel combattere il cancro al pancreas. Inoltre, l’attivazione dei retrovirus endogeni indotta da trametinib potrebbe fornire nuovi bersagli per lo sviluppo di vaccini terapeutici anche contro il cancro del pancreas. Ora bisogna avere conferma dei dati ottenuti in laboratorio nell’ambito di prossimi studi clinici, che contiamo di poter attivare il più rapidamente possibileconclude Alice Cortesi, tra i principali autori del lavoro.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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